
“Chi ha ucciso mio padre”, visto ieri sera al Piccolo Teatro Grassi nell’ambito della Personale dedicata a Daria Deflorian e Alberto Tagliarini e tratto dal romanzo autobiografico “Qui a tué mon père” di Edouard Louis, è un monologo in cui l’attore in scena, un intenso Francesco Alberici, narra gli anni difficili vissuti dall’autore del testo durante l’adolescenza e lo fa in parte raccontandoli in prima persona e in parte attraverso un dialogo immaginario con il padre non presente in scena. Una scena scura, freddamente illuminata da due neon laterali, spoglia di arredi e ricoperta solo da sacchi pieni di spazzatura accoglie il protagonista che si muove a scatti mostrando malessere mentre si diffonde un suono dalle tonalità inquietanti. È l’inizio di una performance che si svolge in un crescendo drammaturgico in cui le evocazioni partono dalla descrizione di accadimenti di natura privata per condursi poi verso un discorso politico di enorme spessore a costituire il senso ultimo di tutta la pièce. E da qui si comprende perché il titolo della stessa non possiede la funzione di domanda ma è veicolo di denuncia sociale come si vedrà durante il suo sviluppo.
La narrazione parte dai primi anni scolastici dell’autore quando già da allora si delineavano i propri orientamenti di genere quando era avulso dal ribellarsi alle regole e alle imposizioni che erano indice di mascolinità mentre il consenso passivo dell’ordine era segno identificativo della femminilità. Proprio In quegli anni Edouard scopre la sua attrazione verso persone del suo stesso sesso che si manifesta attraverso atteggiamenti poco virili. Cosa non accettabile da un padre autoritario, omofobo a causa della modesta impostazione culturale, e proveniente da una povera e numerosa famiglia disgregata a causa della fuga del genitore e dalle difficoltà della madre impossibilitata a lavorare e in perenne attesa del marito mai più ritornato. Un padre operaio con il sogno poi infranto di riscatto sociale che, rimasto inabile a causa di un incidente sul lavoro, finirà per riciclarsi in spazzino.
Eppure, aldilà della non accettazione della sua “diversità”, il padre gli era molto legato e sapeva dimostrargli in più occasioni il proprio affetto. E qui Francesco/Edouard descrive episodi che hanno un sapore di tenerezza, come quello in cui gli fu donata per il compleanno, sia pure a malincuore perché ritenuta inadatta a un maschio, la videocassetta in confezione di lusso del film “Titanic” da lui tanto desiderata e che inizialmente gli era stata rifiutata perché inadatta a un maschio. O quando si mostrò così fiero di lui difendendolo strenuamente e elencando tutte le sue qualità positive in un distretto di polizia dove era stato chiamato perché accusato ingiustamente di aver rubato un telefono cellulare. Un padre maschista, dai modi così duri e austeri, eppure, come si scopre, anche sensibile, capace, pur provando vergogna, di commuoversi fino alle lacrime nell’ascoltare una romanza di opera lirica. E allora al figlio sorge il rimpianto di non avergli saputo dire:” Piangi? Tu che ripetevi che un uomo non doveva piangere? Vorrei dirti che anch’io piango”. Ma, a proposito di musica, un rimpianto che ha il sapore di una colpa mai perdonata rimane in Francesco/Edouard ed è il fatto che il padre non avesse apprezzato quello che lui aveva chiamato “Il concerto finto” che aveva improvvisato con tre suoi amici in camera sua e dove cantava vestito da donna. Intanto con rabbia vengono presi a calci i sacchi con la spazzatura. Un paio vengono squarciati rivelando il contenuto: un giaccone e giocattoli quali un’automobile e un pallone da calcio non esattamente adatti per un bambino.
Nel racconto si affrontano, sviscerandone vari eventi, temi quali il razzismo, l’alcolismo, la povertà, che avevano trovato spazio nella sua famiglia dove non mancavano scene di aggressività esercitate anche fisicamente, come gli scontri tra padre e fratello maggiore alcolizzato e drogato. E qui viene evocato un accaduto molto drammatico da lui provocato per vendetta contro la madre che, mentre elargiva di nascosto denaro al maggiore, lo aveva umiliato dandogli della femminuccia.
Sono tutti argomenti che rimandano a una verità di fondo che è quella di una condizione sociale di un paese in cui i politici e le istituzioni dominanti che si sono avvicendati al potere e continuano a farlo hanno compiuto ingiustizie e misfatti (lui li chiama omicidi) perpetrati a danno dei poveri. “Ci sono assassini che non vengono mai citati per i loro assassinii” E qui invece vengono elencati sia i primi che i secondi e senza remore, nominandoli uno a uno: Jacques Chirac, Nicolas Sarkozy, François Hollande, Emmanuel Macron.
Vivido racconto e dialogo tra un figlio e un padre non più vivente. Un’assenza che diventa presenza attraverso il racconto appassionato che ne sanno compiere nel loro adattamento Daria Deflorian e Alberto Tagliarini insieme allo stesso Francesco Alberici il quale lo arricchisce con una recitazione dalla partecipazione profonda e di raro coinvolgimento. Sono queste le caratteristiche ricche di preziosi elementi di uno spettacolo che unisce con intelligenza, ritmo e impegno e che è stato accolto con lunghi applausi dal numeroso pubblico.
La Personale dedicata a Daria Deflorian e Alberto Tagliarini continua fino a domenica 19 aprile. In calce il link riportante il relativo comunicato con l’elenco degli spettacoli
Visto al Piccolo Teatro Grassi il giorno 12 aprile 2026
(Carlo Tomeo)
Piccolo Teatro Paolo Grassi Milano
Chi ha ucciso mio padre
testo Édouard Louis
regia Daria Deflorian e Antonio Tagliarini
traduzione Annalisa Romani, edita da Bompiani / Giunti Editore S.p.A.
adattamento italiano Francesco Alberici, Daria Deflorian, Antonio Tagliarini
collaborazione all’adattamento Attilio Scarpellini
con Francesco Alberici
costumi Metella Raboni
assistenza alla regia Chiara Boitani
collaborazione artistica Andrea Pizzalis
coordinamento tecnico “Personale Daria Deflorian” Elena Vastano
per INDEX Valentina Bertolino, Francesco Di Stefano, Silvia Parlani
una produzione INDEX, A.D., Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Emilia Romagna Teatro Fondazione,TPE-Teatro Piemonte Europa / Festival delle Colline Torinesi, FOG Triennale Milano Performing Arts con il supporto di MiC – Ministero della Cultura
© Luca Del Pia
Qui a tué mon père, © 2018, Édouard Louis All rights reverved Édouard Louis
Chi ha ucciso mio padre, © 2019, traduzione di Annalisa Romani, Giunti Editore S.p.A./Bompiani
Durata: 1 ora e 15 minuti senza intervallo
