
È giunta a Milano “The Roommate” di Jen Silverman, una commedia che dal 2015 al 2018 ha furoreggiato negli Stati Uniti per essere infine ripresa al Booth Theatre di Broadway nel 2024 per la regia di Jack O’Brien e interpretata da Mia Farrow e Patti Lupone. La messa in scena italiana, che si avvale della traduzione di Giovanna Belloni che ne è anche interprete insieme a Monica Faggiani, è avvenuta in prima nazionale ieri sera al Teatro fACTORy32 grazie alla lungimiranza della Direttrice Valentina Pescetto. La pièce, diretta da Arturo Di Tullio sarà in replica questa sera e domani pomeriggio.
La vicenda si svolge in una tranquilla cittadina dello Iowa dove due donne mature, 55 anni anni a testa, iniziano una convivenza nata dalla condivisione di un appartamento. Sono Sharon (Monica Faggiani) e Robyn (Giovanna Belloni). La prima, proprietaria dell’abitazione, è una tranquilla casalinga dalla vita monotona, un po’ ingenua e amante delle piccole cose con l’hobby degli incontri settimanali di lettura con persone della sua età. La seconda appare come uno spirito libero, anticonvenzionale, che si è trovata a dover lasciare per motivi oscuri il Bronx, suo luogo di origine.
Sharon fin dall’inizio cerca di mettere l’altra a suo agio, raccontando di sé e della vita che conduce. Le rivela di essere separata da tempo, di avere un figlio disegnatore di moda che vive a New York e che, tranne qualche raro incontro, sente solo per telefono. Robyn l’ascolta quasi con sufficienza, si intuisce che il tipo di vita vissuto dall’altra è ben lontano dal suo. Lei è lesbica, vegana, fuma marjuana di cui più tardi finirà per coltivare le piantine sul terrazzo e, quando di lì a poco si rompe uno scatolone dei suoi bagagli, ne escono fuori, in parte rompendosi, delle ceramiche che lei stessa dice di aver fabbricato e che spargono sul pavimento della strana polverina bianca. A Sharon che le chiede spiegazioni dichiara che sono innocue bamboline voodoo. Queste bamboline ricompariranno nel finale assumendo una funzione che si apre all’interpretazione.
Con il trascorrere dei giorni la convivenza si fa sempre più stimolante per Sharon che non smette di incuriosirsi quando scopre più a fondo, attraverso situazioni e discorsi diversi, i lati caratteriali dell’altra che rappresentano per lei una sorta di scoperta di nuovi mondi dai quali finora era stata esclusa un po’ per educazione, un po’ per ignoranza e un po’ per mancanza di occasioni. Rimane anche colpita quando Robyn le confessa di scrivere poesie che poi ama recitare anche se le confessa che quelle scritte all’inizio, pur donandole un senso di libertà, erano cattive. Tuttavia, conclude, “Quanta libertà c’è nella cattiveria” e questa affermazione sembra essere veicolo di un intento propiziatorio.
Anche Robyn, assorbita dalla tranquillità e dall’ingenuità di Sharon, inizia ad ammorbidire il proprio modo di porsi fino a convincerla a fissare un appuntamento online facendole superare la convinzione che lì ci siano i serial killer online. Le insegna anche a fumare quella che lei chiama erba medicinale che lei sostiene “viene chiamata droga solo quando entra in campo un sistema economico capitalista”. Così nella convivenza diventano amiche fino al momento in cui accade qualcosa che sembra rimettere tutto in gioco ed è la scoperta della motivazione per cui Robyn ha lasciato la città ricca di fascino e di opportunità in linea con la sua personalità per trasferirsi in una modesta cittadina dello Iowa.
La confessione completa che Robyn fa della sua vita segreta non sconvolge Sharon tanto da farle superare la soglia di falso moralismo del quale era più o meno consapevolmente affetta e il rapporto tra le due invece di indebolirsi si rafforza e inaspettatamente inizia una collaborazione del tutto insolita che porterà a conseguenze inaspettate.
La commedia, che sembra essere una variazione sul tema della coppia strana abbastanza in voga particolarmente nella drammaturgia statunitense, è essenzialmente la storia di una donna, Sharon, rassegnata a vivere un’esistenza spenta che grazie a una serie di impulsi esterni riscopre in sé una vitalità che credeva sepolta. Accanto a lei la persona che sa intuire in lei quelle potenzialità atte al cambiamento. A quale prezzo, perché ce n’è sempre uno in un modo o nell’altro da pagare, e con quali risultati si scopre al termine della pièce.
Il duo di attrici formidabili in scena fa strage, occorre riconoscerlo subito, di ammirazione. La Sharon di Monica Faggiani con le corte treccine e vestitino da casalinga provinciale del Midwest induce alla tenerezza fin dalla sua entrata in scena. La sua recitazione che all’inizio è fatta di modi garbati e timidi contrasta con il piglio gioviale del “dopo” al pari di una crisalide che si trasforma in una luminosa, colorata farfalla. È questa una delle sue migliori prove artistiche del suo repertorio di genere brillante al quale ho assistito. Giovanna Belloni, è mirabile nel disegnare una Robyn fricchettona nei modi di fare e di dire che sa nascondere con l’asprezza un passato di dolore. Arturo Di Tullio ha creato una regia ad hoc che mantenesse il massimo equilibrio fra le due donne evitando che il personaggio di Robyn potesse figurare come supporto alla crescita di quello di Sharon. Il risultato è stato una brillante performance che induce al riso mantenendolo in un clima di riflessione.
Calorosamente applaudito da un pubblico che si è mostrato entusiasta, lo spettacolo replica questa sera (19:30) e domani pomeriggio (16:30). In calce all’articolo, i crediti un breve teaser e le info per acquisto biglietti.
Visto il giorno 10 aprile 2026
(Carlo Tomeo)
COINQUILINE di Jen Silverman traduzione Giovanna Belloni con Monica Faggiani e Giovanna Belloni – scene Giovanna Angeli – foto Samira Zuabi – assistente alla regia Mia Del Core – regia Arturo Di Tullio – produzione Associazione Costruire aps
fACTORy32 – Via G. Watt 32, Milano – Contatti: info@factory32.it – +39 333 2817924
Dal 10 al 12 aprile 2026 – venerdì e sabato ore 19.30 – domenica ore 16.30
Biglietti: https://factory32.it/coinquiline/
