
Una donna di una sessantina d’anni è seduta in un appartamento modesto dotato di pochi arredi essenziali. Mostra segni di ansietà, si intuisce che sta aspettando qualcuno o qualcosa. Dall’esterno, attraverso una finestra chiusa e dalle tapparelle abbassate, si sentono scrosci di pioggia e il rumore delle auto che sfrecciano in strada. Finalmente, a interrompere il suo stato apprensivo, sono il rumore della porta d’entrata che si apre e l’ingresso di un’altra donna più giovane con addosso un cappotto bagnato dalla pioggia. Ha il volto scarmigliato, è ansimante, si intuisce che è reduce da una situazione drammatica. Le due donne sono Anna, la madre, e Giulia, la figlia. La prima le si rivolge con un fare misto tra il rassicurato e il rimprovero “Mi hai fatto stare in pensiero”, l’altra non le risponde e, mentre si spoglia del soprabito, svuota sul tavolo la borsetta che conteneva una serie di catenine. “Dio mio! Ne aveva di roba, eh? Visto che avevo ragione?” esclama Anna, compiaciuta. Si intuisce che quello che Giulia aveva portato a casa è il bottino di un furto. Madre e figlia sono infatti due ladre che, si scoprirà poi, adescano le vecchiette, guadagnano la loro fiducia per farsi aprire la porta del loro appartamento e derubarle. Un’occupazione che dura da anni e che la madre ama definire “lavoro” per il quale prova una vera passione.
Anna inizia a preparare la cena ma Giulia dice di non avere appetito. Tra le due la comunicazione si fa sempre più difficile. È accaduto qualcosa di particolare e la madre vuole sapere di cosa si tratta ma la figlia non vuole parlarne. La tensione che si è creata tra loro le travalica trasferendosi nell’aria che si fa cupa. Il loro rapporto parentale ha assunto da tempo la forma di un’esistenza fatta di mutue incomprensioni rinfacciate con parole spesso volgari e urlate in modo sprezzante. Ora la più insofferente tra le due è Giulia a causa di quanto accaduto per sua opera fuori di casa e che solo con le insistenze della madre se ne verrà a conoscere la natura. Lei aveva colpito con una pesante statuetta la vecchia da derubare e che, dopo averle aperto l’appartamento, aveva capito di aver a che fare con una ladra e si era messa a urlare. La paura che la donna tramortita possa morire o che qualche inquilino l’abbia vista uscire di corsa dall’appartamento si fa pressante.
Il diverbio tra le due continua con la figlia che si lamenta di essere una ladra a causa dell’insegnamento della madre che invece rivendica il gusto di rubare avuto fin da giovanissima al punto da farlo diventare un mestiere: “Io rubavo dappertutto. Tu ti lamenti se qualche volta al supermercato, allungo la mano. Avevo il gusto, il piacere! Rubavo per strada, nei bar, sui tram: portafogli, pettini, catenine, uova, lamette, bulloni, viti, carta igienica sui treni. Rubavo come respiravo. Respiravo come rubavo”.
Il conflitto aumenta quando si fanno strada i ricordi riguardanti in particolare la figura del padre di Giulia che lo rimpiange a differenza di Anna che non lo aveva mai apprezzato fino in fondo perché non accettava l’attività della moglie. L’uomo era morto prematuramente di cancro e Giulia ritiene la madre responsabile di quella morte.
Le due donne dagli opposti caratteri che si fronteggiano nella quotidianità a colpi di battute feroci e di insulti, dove la più forte sembra essere la madre mentre la figlia sa trovare all’occorrenza momenti di insospettato recupero, vengono messe di fronte a un imprevisto quando spunta nella loro casa, e quindi nelle loro vite, Matteo, figlio della sorella di Anna, venuto a Milano per partecipare a un concorso come poliziotto. Il giovane è accolto bene soprattutto da Anna e la sua presenza sembra essere l’ottimo ago della bilancia nel mantenere in equilibrio armonico i rapporti tra le due donne. Questo fino al momento in cui azioni inaspettate e verità nascoste portate alla luce sconvolgeranno l’imprevedibile conclusione.
“Il raggio bianco” è un thriller psicologico che la scrittura di Sergio Pierattini rende appassionante grazie a un testo che si svolge in una serie di azioni che si susseguono in un crescendo dove anche una prevedibile conclusione si fa da parte all’improvviso e proprio nel momento in cui viene raggiunta e sostituita dall’insospettabile.
Il noir della vicenda, all’inizio trattato con toni ironici in cui si osservano anche tratti surreali, diventa più drammatico nella seconda parte della pièce quando si delineano meglio i caratteri dei personaggi. Tra questi il più variegato, e anche per alcuni versi controverso, è quello di Anna che alterna momenti di mediata affettuosità ad altri di scaltrezza e forte cinismo fino ad arrivare a una deflagrante tragicità. In questo Milvia Marigliano sa essere splendida interprete nel toccare tutte le corde discordanti della psicologia del personaggio. A farle da perfetto contraltare è Giulia, una Linda Gennari, irruente nella sua impulsività, all’inizio capace di sconvolgere le acque quando si tratta di assecondare la sua passionalità. Raffaele Barca infine, si mostra perfetto nel ruolo di Matteo, l’elemento ambiguo e disturbante nel trantran quotidiano delle due donne.
La regia di Antonio Cirillo è improntata sulla tensione che si avverte fin dall’inizio, in questo aiutata anche dalla musica di Paolo Coletta, che delinea l’attesa di un dramma di cui si attende l’esito. La recitazione è realistica solo nell’apparenza perché si trova a essere in più punti “contaminata” da una gestualità e da una mimica disturbante, foriera degli accadimenti futuri. E in tal senso, a proposito del titolo, non può non venire in mente quello del film di Rohmer, “Il raggio verde” che rappresenta l’ultimo sospiro del sole sul mare, simbolo di solitudine e depressione.
Lo spettacolo ha ricevuto un’ottima accoglienza da parte del pubblico in una sala soldout Repliche fino a domenica 12 aprile. In calce i crediti, il trailer e le info per acquisto biglietti.
Visto il giorno 7 aprile 2026
(Carlo Tomeo)
Il Raggio Bianco
di Sergio Pierattini
con Milvia Marigliano, Linda Gennari, Raffaele Barca
regia Arturo Cirillo
scene Dario Gessati
costumi Gianluca Falaschi, Anna Missaglia
musiche Paolo Coletta
luci Aldo Mantovani
Teatro Nazionale di Genova
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
© Giulia Ferrando
Durata: 1h 45′
Teastro Elfo Puccini – Sala Fassbinder, Corso Buenos Aires, 33 Milano
biglietteria@elfo.org Tel.: 02.00.66.06.06 whatsapp 333.20.49021
