
Scritto nel 2008, lo spettacolo “Variazioni sul modello di Kraepelin” di David Carnevali, avente per tema il processo di demenza degenerativa riguardante un uomo che aveva vissuto la seconda guerra mondiale, viene ora proposto al Piccolo Teatro Grassi in prima nazionale in una nuova scrittura che a detta dell’autore si è resa necessaria perché l’attore in scena appartiene a una generazione diversa da quella del protagonista della prima versione. Se in quella, infatti, l’uomo affetto dalla malattia era il nonno dell’autore che aveva vissuto il conflitto bellico, nella nuova versione, come spiega lo stesso autore nelle note di presentazione al testo, “il ricordo del protagonista diventa in qualche modo come ‘memoria familiare’, che va ad aggiungersi alle questioni relative alla memoria storica e a quella individuale”. Da qui anche il titolo della pièce che fonda il suo perché sulla parola “variazione”.

In una scena fissa formata da diversi ambienti, quali cucina e angolo di un salotto a rappresentare il presente, si erge una scala che porta a un’altra zona in cui è posta una tavola da pranzo dove i personaggi si troveranno a mangiare in un momento particolare. Passato e presente si alternano in quella che è una realtà distinta da ciò che invece appartiene solo alla mente del protagonista e che, per la condizione della malattia, frammentaria.

A introdurre la rappresentazione è un boato che dal buio porta a una luce intensa e intermittente attraversata dalla musica di un carillon. In una zona alta della scena le lancette di un orologio girano vorticosamente, metafora di quanto avviene nella mente di chi cerca di cogliere un’immagine, un concetto, che in un attimo gli si sono affacciati velocemente per poi scomparire. È la condizione in cui si trova la persona che si sente confusa perché non riesce a collegare le azioni al pensiero. Come accade all’anziano protagonista che uscendo dal letto cerca una persona che lo soccorra perché ha paura, ha sentito dei rumori, ha visto il diavolo e non riesce a tornare a dormire. Chiede aiuto a un giovane che lui chiama papà. E in effetti sono un padre al cospetto di un figlio ma nella mente del primo i ruoli sono invertiti.

Episodi come questo si ripetono in un progressivo andamento dello spettacolo che però non segue una via cronologica ma prosegue per quadri diversi dove gli avvenimenti si inseriscono in situazioni varie che spesso si ripetono. Oltre al padre e al figlio c’è la presenza di una donna le cui funzioni appaiono molteplici e non tutte e sempre uguali. È un medico ma impersona anche la figura di una donna evocata con amore dalla mente del protagonista in un momento in cui il ricordo è lucido e nostalgico. È la stessa donna che in più occasioni viene interpellata dal figlio: “Potrà guarire ?” E la risposta è tutte le volte negativa. Ed è ancora lei che gli suggerisce di riprendere con una videocamera le azioni del padre. Ma quando il suggerimento viene seguito e lui non vede nell’uomo alcun miglioramento chiede alla donna “perché fare videoregistrazioni se poi nel farle vedere all’interessato non aiutano ad accendergli la memoria?” “Perché quelle videoregistrazioni non servono a lui ma a te. Non è una terapia ma un aiuto per chi lo assiste” gli risponde lei.

Una serie di quadri incoerenti non tutti legati fra loro ma esemplari della degenerazione cognitiva è la scelta operata dal regista. Si va così indietro nei ricordi ma non soltanto dei propri ma anche di quelli delle persone che non ci sono più e fatti rivivere per interposta persona e il padre viene fatto calare nella persona del proprio genitore. Diventa un capitano che ordina al sergente cosa e come bisogna agire. Il cibo scarseggia ed è di cattiva qualità. Non c’è lingua di vitello perché riservata ai ricchi e quello che sembra essere coniglio è in realtà un gatto. Gli oggetti più comuni assumono funzioni diverse: una forchetta è una pistola, la porta del frigorifero è quella di casa che occorre tenere ben chiusa per evitare che entri il nemico, lo sportello del forno va osservato più volte perché potrebbe essere un luogo dove il nemico fabbrica le armi. Sullo schermo di un televisore appaiono immagini che si riferiscono a luoghi e momenti storici significativi che partono dal secolo scorso e raggiungono quello attuale, oltre a quella di un particolare della pala centrale del Trittico del Giardino delle delizie di Bosch, simbolo del caos che si agita nella mente del padre che chiede: “Perché nessuno qui mi dice mai la verità?”. Dalla radio si diffonde la voce di Camille dei Nouvelle Vague che canta “In a Manner of Speaking” in cui chiede “Give me the words / That tell me everything”, versi che hanno il sapore di una richiesta non appagabile.

Un testo la cui trama stratificata non può evitare di porre interrogativi profondi. Il padre in un momento di sia pur breve riappropriazione delle proprie capacità cognitive sente che “restare senza memoria è come vivere in una stanza spoglia” e nel considerare il dramma dell’uomo di oggi di fronte alla realtà comprende che “la guerra non è finita, le persone non sono cambiate, sono cambiati solo i nomi. L’unico che non ha cambiato nome è Dio”. Monologhi profondi resi con partecipazione intensa da un Fabrizio Bentivoglio al massimo delle sue qualità espressive. Qualità che gli si riconoscono anche in altri momenti della rappresentazione quando apre la mente ai ricordi dell’amore giovanile e agli affetti famigliari. Accanto a lui il bravo Simone Tangolo che sa essere un figlio tormentato nello scoprirsi inadeguato di fronte alla malattia del padre e Camilla Semino Favro perfetta nell’alternare momenti di studiata freddezza ad altri di sensibile partecipazione a seconda dei personaggi ricoperti.
Lo spettacolo, che ha ricevuto un’ottima accoglienza di pubblico, resterà in scena fino al 3 aprile. In calce sono riportati i crediti, il trailer e le info per acquisto biglietti.
Visto il giorno 26 marzo 2026
(Carlo Tomeo)
Variazioni sul modello di Kraepelin
Prima assoluta
testo e regia Davide Carnevali
scene Paolo Di Benedetto
costumi Gianluca Sbicca
luci Manuel Frenda
suono e musiche Gianluca Misiti
video Riccardo Frati
interpreti Fabrizio Bentivoglio, Camilla Semino Favro, Simone Tangolo
regista assistente Virginia Landi
assistente costumista Marta Solari
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
foto di Masiar Pasquali
Durante lo spettacolo sono utilizzati effetti sonori intensi e luci stroboscopiche. Gli animali presenti sono elementi scenografici.
Le recite del 27, 28 e 29 marzo sono sovratitolate in inglese e in italiano. I sovratitoli non sono visibili dalle file 3 (nei posti dall’1 al 24), 4 (nei posti dallo 0 al 25), 15 (nei posti 2, 3, 18 e 19), 16, 17, 18 e 19 (nei posti dal 2 al 19) di platea.
PREZZI
Categoria spettacolo: Produzione
Platea Intero € 40 | Ridotto (under 25 e over 65) € 23
Balconata Intero € 32 | Ridotto (under 25 e over 65) € 20
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