“Unamuno, nessuno e centomila” al Teatro Franco Parenti di Milano, sala blu – Recensione

“Unamuno, nessuno e centomila” al Teatro Franco Parenti di Milano, sala blu – Recensione

Un incontro mai avvenuto nella realtà e tuttavia reso possibile grazie alla magia del teatro. È quello che accade sul palcoscenico della Sala Blu del Teatro Franco Parenti e protagonisti sono Luigi Pirandello e Miguel de Unamuno. Se il primo è, specialmente per noi italiani, uno dei più celebri autori del ‘900, del secondo occorre dire che è stato uno dei più importanti esponenti della cultura spagnolo: scrittore, drammaturgo, poeta, filosofo e politico vissuto a cavallo dell’800 e del ‘900 e esponente del movimento letterario Generazione del ’98.

Chiara Fabio Bussotti hanno scritto un testo dal sapore surreale che vede i due scrittori incontrarsi e confrontarsi sia personalmente sia attraverso i personaggi delle loro opere delle quali sono messe in esame due novelle: “La tragedia di un personaggio” di Pirandello e “Nebbia” di Unamuno. L’apertura della pièce vede lo scrittore spagnolo che nella sua casa di Salamanca aspetta la visita del drammaturgo siciliano che, fin dal suo arrivo, assume un’aria di sussiego quasi a voler dimostrare la propria superiorità, ma poi, indossando un impermeabile che trova appeso a un portabiti e prendendo in mano un ombrello che dichiara essere suo, rivela di chiamarsi in realtà Augusto Pérez, protagonista della novella “Nebbia” in cui non riesce a vivere fino in fondo la sua storia che lo vede infelice a causa della forte delusione sentimentale subìta per cui chiede il permesso di suicidarsi in modo da poter concludere il suo destino (“Io voglio autodeterminarmi. Solo ammazzandomi posso essere vivo”). Unamuno gli spiega che la cosa non è possibile essendo un personaggio di invenzione e non esistente nella realtà.

Qualcosa di analogo avviene quando sarà il dottor Fileno, il personaggio reso infelice a causa di un’altra delusione sentimentale della novella di Pirandello, “La tragedia di un personaggio”, a chiedere qualcosa al suo autore: egli non vuole morire ma, al contrario, desidera che venga continuata e conclusa la storia per la quale era stato inventato e che era stata lasciata a metà.

In una scena ingombra di vario materiale identificativo di un’epoca passata, troneggia sul fondale un enorme trittico il cui pannello centrale è costituito da uno specchio che si estende per tutto lo spazio e che, oltre ad assolvere alla sua classica funzione, grazie a un sistema di proiezioni e a un gioco di luci, fa interloquire i due protagonisti tra loro, tra scrittore e personaggio e tra personaggio e personaggio in un luogo atemporale. Un entrare e uscire che porta a situazioni dove il tema identitario, dell’essere e dell’apparire, della ricerca frustrata dell’affermazione del sé si scontrano contro una realtà imposta. Il senso del tutto è metafora dell’oggi trasposto attraverso una drammaturgia in cui il dialogo è veicolo dei temi e concetti filosofici che sono propri dei due autori che si confrontano attraverso colloqui brillanti e ironici, arrivando anche in alcuni casi alla discussione accesa, che è quella che poi in fondo offre i risultati più fertili.

Alla fine, più dei due autori, a essere uniti in un unico destino sono i personaggi inventati e destinati all’eternità. Due di essi (Augusto Perèz e il dottor Fileno?) si incontrano il 31 dicembre 1936 insieme a tanti altri loro “colleghi” venuti al funerale di Unamuno. “Oggi abbiamo avuto solo due lettori” è la triste considerazione di uno dei due, ma questo non significa che abbiano smesso di essere immortali.

Un testo originalericco di inventivarecitato magnificamente da Fabio Bussotti (Miguel Unamuno) e Francesco Salvi (Luigi Pirandello), due attori in stato di grazia, energici anche al momento dei copiosi applausi quando si sono abbandonati allegramente anche a una sorta di balletto scherzoso. Alberto Oliva, che ha dimostrato in più occasioni di affrontare con abilità e inventiva diversi generi teatrali, si rivela anche in quest’opera regista di notevole sensibilità. A tal proposito aggiungo, e amo segnalarlo, di averlo visto recentemente all’opera nello spettacolo “Sirene” in cui affronta un tema quale la disabilità, le aspirazioni, e l’amore delle persone fragili. Altri punti di merito sono accreditabili alla scena e all’effetto luci dovuti rispettivamente a Giulio Pace e a Massimo Mennuni.

Lo spettacolo, che è stato visto da un folto pubblico di giovani, è stato accolto anche con copiosi applausi. In calce i crediti. Repliche fino a domenica 29 marzo.

Visto il giorno 25 marzo 2026

(Carlo Tomeo)

Unamuno, nessuno e centomila di Chiara Fabio Bussotti – regia Alberto Oliva – con Fabio Bussotti Francesco Salvi – scenografia Giulio Pace – disegno luci Massimo Mennuni – costumi La Lory – assistente alla regia Gea Rambelli – promozione Alice Guaglianone – produzione Società per Attori – foto courtesly produzione

Teatro Franco Parenti – Sala Blu

Categorie RECENSIONI

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