
Teatro Studio Melato ieri sera sold out, quello proprio dei grandi eventi, per la prima milanese del nuovo spettacolo di Niccolò Fettarappa, dalla corrente stagione artista associato del Piccolo. La trama è ambientata in anni futuri dove ci si prepara a mettere in pratica una fantomatica agenda europea 2030 che prevede al 30 settembre di quell’anno l’eliminazione di ogni pratica sessuale in modo che la popolazione possa dedicare maggior tempo al miglioramento delle attività lavorative, con conseguente aumento dei profitti, e relegare l’atto della copula solo a fini riproduttivi. Gli abitanti del pianeta si preparano alle nuove norme, in questo aiutati da esperti imbonitori che, oltre a dare le dovute indicazioni, sorvegliano anche che vengano eseguite. Tra questi c’è un giornalista (Lorenzo Guerrieri) che, attraverso il mezzo televisivo, invoglia le persone a evitare luoghi di incontri e a “restare tutti a casa con excell, un brodino e una copertina di pile”. Perché il sesso è sporco, fa cattivo odore e tutti devono invece essere puliti, senza lezzo, per meglio assolvere ai propri compiti lavorativi. Ma ci sarà poi anche chi troverà la forza di trasgredire quando finirà per fare sesso con un sacchetto dell’umido ovviamente puzzolente.

A complicare le cose ci sarà un’invasione di orsi affamati di sesso, di cibo e di comunicazione, cose portate all’eccesso specialmente dopo il lungo periodo di sei mesi di letargo, pronti a invadere le case risvegliando anche l’altro letargo, quello umano, di durata più corta ma non per questo meno costrittivo. Ne sa qualcosa una coppia in crisi (Rebecca Sisti e Gianni D’addario) che vediamo all’inizio mentre dividono un letto matrimoniale non più luogo di amplessi. Intanto a occuparsi dell’incursione degli orsi scende in campo un dottore (Niccolò Fettarappa) pronto a eliminarne la presenza, che sarebbe causa di fallimento dell’agenda europea 2030.

Con queste premesse si svolge lo spettacolo il cui costrutto è fatto da una serie molto articolata di avvenimenti che si intrecciano e si susseguono in modo vorticoso. Il linguaggio e le azioni sono prorompenti, esilaranti, grotteschi, in più punti anche gradevolmente scurrili (ammesso che questo termine possa essere definito gradevole), ironici e surreali. E del resto la scelta di ricorrere alla figura degli orsi come minaccia all’agenda 2030 è stata suggerita all’autore, come lui stesso ha dichiarato in sede di presentazione dello spettacolo, dalla commedia “Il rinoceronte” di Ionesco uno dei suoi scrittori preferiti del treatro dell’assurdo. Così come, è sempre Fettarappa ad averlo dichiarato nella citata presentazione, la scelta dell’orso è legata al fatto che l’animale era il suo preferito quando da bambino veniva condotto allo zoo. E per questo nella pièce, per come sono descritti, anche se non appaiono fisicamente in scena, si presumono simpatici.

E qui si apre un discorso fondamentale riguardante la genesi e la morale dell’opera scritta tra il 2022 e il 2023 nata non come un divertissement ma da una serie di considerazioni sulla realtà odierna dove il sesso non è più praticato con la frequenza con la quale veniva praticato una volta perché sacrificato a favore di un continuo aumento delle attività per la crescita capitalistica fino al punto che l’uomo ne sente meno l’esigenza. La diminuzione della libido è indotta perché, come dice l’autore “siamo entrati in una fase di recessione sessuale. Siamo precipitati in un’era glaciale” alla quale occorre porre rimedio. Non a caso gli orsi che invadono il pianeta proprio al momento in cui parte l’agenda 2030 sono i personaggi positivi che dovranno fare ordine. Se riusciranno e in che misura è spiegato nella rappresentazione che, occorre precisarlo, richiede un costo e qui il discorso si fa politico a seconda delle idee in proposito del singolo spettatore.

Raccontare tutti gli episodi che si avvicendano nella pièce è impresa ardua oltre che non corretta per non togliere sorpresa a chi deve ancora vederla. Basti citare alcuni tra i più esilaranti tra i quali un incontro in una dark room di un sadico e un masochista lì convenuti per fare la loro timida e forse unica esperienza prima che si entri nel blackout del 30 settembre 2030, o anche la seduta di una sorta di training autogeno al fine di amare se stessi, acquisire sicurezza e cacciare fuori ansie e paure (“Io mi abbraccio, mi voglio bene, non ho bisogno di sesso”). Ci sono battute assurde come “Non amo il latte di mandorla perché non posso mungerlo” o “Maschio? Con moderazione” e anche un episodio di metateatro fatto da un’incursione di Lorenzo Guerrieri e lo stesso Fettarappa che, muniti del classico lanternino, cercano tra il pubblico quel qualcuno che non riescono a trovare.

Il tutto è una satira massimamente corrosiva focalizzata sui mali dell’attuale società che colpiscono specialmente il mondo dei giovani. E del resto l’autore del testo appartiene alla fascia giovanile della quale ben conosce problematiche, esigenze e aspettative spesso deluse. Il linguaggio parlato è veloce, in alcuni punti volutamente nevrotico e spazia da discorsi comicamente e fintamente dotta a termini popolari della quotidianità, alcuni anche volutamente beceri, il tutto creato per smuovere il riso che non è fine a se stesso perché è amaro e veicolo di riflessione. A dimostrazione che la commedia, infatti, sa giungere spesso agli animi e colpire più della tragedia.

Uno scenario essenziale costituito da un letto matrimoniale luogo di maggior parte delle azioni e che si apre in un momento topico a formare un’altra struttura che non conviene nominare in questa sede, accoglie i quattro artisti che si dimostrano di esemplare bravura dal notevole dinamismo, essenziale per il carattere della commedia. I personaggi mantengono i nomi di battesimo degli attori e dell’attrice che in un punto focale è chiamata anche Ursula e il riferimento alla Von der Leyen è chiaro.
Ottima l’accoglienza del pubblico con ovazioni e ripetute chiamate. Lo spettacolo sarà in replica fino a domenica 29 marzo. In calce all’articolo sono riportati i crediti e il trailer.
Visto il giorno 24 marzo 2025
(Carlo Tomeo)
ORGASMO. Prosa dispiaciuta sulla fine del sesso
di Niccolò Fettarappa
con (in o.a.) Gianni D’Addario, Niccolò Fettarappa, Lorenzo Guerrieri, Rebecca Sisti
regia Niccolò Fettarappa
aiuto regia Lorenzo Guerrieri
assistente alla regia Roberta Gabriele
disegno luci Tiziano Ruggia
costumi Elena Dal Pozzo
sound design Massimo Nardinocchi
scene costruite nel Laboratorio di Scenotecnica di ERT
produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Agidi, Sardegna Teatro
testo finalista al premio Pier Vittorio Tondelli / Riccione Teatro 2023
video Vladimir Bertozzi – foto Matilde Piazzi
Teatro Studio Melato dal 24 al 29 marzo 2026 – Orari: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica, ore 16. – Durata: 1 ore e 20 minuti senza intervallo – Prezzi: platea 40 euro, balconata 32 euro – Informazioni e prenotazioni www.piccoloteatro.org
Le recite del 28 e 29 marzo sono sovratitolate in inglese e in italiano
PAROLE IN PUBBLICO – DOBBIAMO PARLARE! INCONTRI OLTRE LA SCENA:
Orgasmo è la metafora dell’amore?
Niccolò Fettarappa incontra Francesco Bianconi Di cosa parliamo quando parliamo d’amore? E di sesso? O del sesso che (non) si fa? Niccolò Fettarappa, autore e regista di Orgasmo. Prosa dispiaciuta sulla fine del sesso, “interroga” Francesco Bianconi, cantautore e anima dei Baustelle, scrittore e compositore tra i più apprezzati del panorama italiano, in una conversazione intorno alle forme della scrittura. Un dialogo tra generazioni, alla ricerca di parole-chiave, indizi, suggerimenti e immagini per navigare un tempo segnato dalla trasformazione – e, forse, dalla sparizione – dell’eros. Modera Anna Piletti. mercoledì 25 marzo, ore 18, Chiostro Nina Vinchi con Francesco Bianconi, Niccolò Fettarappa. Modera Anna Piletti.
