
È in scena al Teatro Menotti uno spettacolo dalle molteplici qualità che ho il torto di aver visto solo ieri sera ad appena tre rappresentazioni prima della partenza per una tournée in altre regioni italiane. Il rammarico di non aver assistito al suo debutto milanese del 12 marzo scorso, è forte perché mi sarebbe piaciuto scriverne (e parlarne) con maggiore anticipo in modo da dargli il massimo del risalto che merita. Cerco di rimediare adesso suggerendo ai lettori di recarsi a vederlo per trarne giovamento per se stessi oltre che rendere merito a coloro che si sono impegnati nella realizzazione dell’evento. Parlo di “Mephisto. Romanzo di una carriera” di Klaus Mann adattato per la scena dal regista Andrea Baracco insieme a Maria Teresa Berardelli con protagonista nel ruolo principale Woody Neri al quale si accompagnano quattro altri artisti dall’eccellente prestazione scenica.
Conviene fare un breve cenno alla genesi del romanzo scritto in un periodo particolarmente doloroso della storia del ‘900. L’autore, figlio del Premio Nobel Thomas Mann, era nato sotto l’influenza di una cattiva stella come spesso capita a tanti figli d’arte costretti a combattere contro la fama del genitori e aggravata, come in questo caso specifico, dalla particolarità di essere omosessuale molto osteggiata in quei tempi. Nel romanzo si racconta la vita dell’attore teatrale tedesco Hendrik Höfgen (ispirato alla figura di Gustaf Gründgens, attore e regista teatrale e cinematografico marito della sorella dello stesso Mann). Hendrik, dopo aver vissuto una giovinezza comunista, ispirata dalla rivoluzione russa del 1917, pur di raggiungere per smodata ambizione il massimo della fama, passerà ad abbracciare le idee del regime nazista. Raggiungerà i vertici più alti della celebrità quando potrà sostenere l’ambito ruolo di Mephisto nel “Faust” di Goethe, arrivando a essere il pupillo di Lotte Lindenthal, l’amante influente del generale Hermann Göring, braccio destro di Hitler, e a ottenere infine anche la carica di direttore artistico dello Staatstheater di Berlino.
Tutti i personaggi principali della vicenda che gravitano intorno alla vita del protagonista appaiono in scena interpretati da Giuliana Vigogna, Gabriele Gasco e Rita Castaldo che ricoprono ruoli diversi: sono la ricca moglie Barbara, sposata per convenienza, l’attrice Nicoletta che lascerà il teatro per sposare uno scrittore di età più grande di lei, Lotte Lindenthal che, nonostante l’incapacità, si ostina a recitare, mentre l’attrice Dora Martin e più vicina a Hendrik è costretta, nonostante la fama, a lasciare la Germania perché ebrea. L’amante del protagonista, tenuta segreta perché ebrea, è Juliette che, nella versione teatrale, e questa è una notevole intuizione del regista che meglio rende il clima d’intolleranza nei confronti dei cosidetti diversi, è, contrariamente al romanzo, un omosessuale che si veste da donna. A interpretarlo è il bravissimo Gabriele Gasco, straordinario anche nei panni dell’attore nazista Hans Miklas nemico di Hendrik che lo fece allontanare quando recitavano insieme nel teatro di Amburgo. Samuele Finocchiaro infine sostiene con rilevante e partecipativa intensità il ruolo dell’amico Otto Ulrichs, ebreo di fede comunista, e legato al teatro di cabaret in voga quegli anni a Berlino dove si svolgevano spettacoli di satira e critica sociale affrontando temi come il nazismo e la libertà personale.

Eccellenza dello spettacolo è la messa in scena dovuta a Marta Crisolini Malatesta e Francesca Tunno che ha lo scopo di creare un duplice ambiente nel quale si distingue la zona delle azioni mostrate agli spettatori in platea da un’altra che simula un’ulteriore sala con poltrone dove si presume sieda un immaginario pubblico che assiste alle rappresentazioni. Il sipario più interno mostra anche diverse altre azioni oltre a brevi video proiettati sul fondale e dovuti a Luca Brinchi e Daniele Spanò. Le luci di Orlando Bolognesi, producendo una varietà d’intensità e di gradazioni, contribuiscono a esaltare alcune scene fornendo loro un effetto in sintonia con l’argomento trattato dalla sceneggiatura. Le musiche scelte da Giacomo Vezzani sono naturalmente in carattere con i temi in voga nell’epoca sia per quanto riguarda la musica classica che per quella leggera a iniziare dalla celebre “Charleston” scritta nel 1923 da James P. Johnson e che furoreggiava nei locali di cabaret.
Woody Neri sempre in scena per due ore continuative sa rendere il suo Mephisto con una varietà interpretativa che unisce capacità espressive a eloquio possente entrando egregiamente in tutte le svariate e anche contraddittorie fasi attraversate dal personaggio. All’inizio è propugnatore del teatro rivoluzionario quando si prepara nel Teatro di Amburgo al “Risveglio di primavera”, lavora sedici ore al giorno, soffre di eccitazione e nervosismo. Ma il suo sogno è arrivare a fare di più: superare il teatro borghese per arrivare a quello politico. Quella è “un’epoca di putrefazione” e a proposito delle attività del Partito Nazionalista Tedesco dichiara che “Il cielo si è oscurato sulla Germania”. Poi il cambio di rotta, quando si presenta la possibilità di andare a recitare a Berlino e interpretare il personaggio cui ambisce. Il cinismo figlio dell’ambizione, lo rende pronto a tradire amici e ideali, persino l’amore. E la sua faccia ricoperta di biacca sa essere davvero mefistofelica. Qui il passaggio da un credo all’altro è annunciato da una splendida interpretazione dal vivo di una song in voga all’epoca: “Ein Kleine slowfox mit Mary” cantata sul proscenio dove la voce si unisce magicamente alla mimica facciale ottenendo un risultato magnetico. Ironia della sorte l’autore di quella canzone, Dajos Béla era un ebreo di nascita ucraina e di cittadinanza ungherese.
Hendrik, dopo aver assaggiato la piena popolarità e stanco di interpretare personaggi di autori tedeschi, decide di spaziare. Invano la ritrovata Nicoletta gli proporrà divertenti commedie francesi, utili a richiamare a teatro un pubblico sempre più avvilito dal cattivo andamento economico e per questo desideroso di evasione. Ma lui aspira a essere “Amleto” e però il risultato non lo convince, si accorge di non essere entrato nel personaggio e a nulla servono le acclamazioni del pubblico perché sente in quel momento che per lui piacere a sè stesso è più importante che piacere al pubblico. Alcuni versi dell’Amleto sono recitati con passione fuori campo attraverso la voce di Lino Musella, peraltro interprete all’inizio anche di alcune brevi frasi di Klaus Mann scritte quando abbandonò Berlino nel 1933.
Andrea Baracco ha composto un forte e eccellente spettacolo, suggestivo e ammaliante, dal ritmo incandescente che si conduce senza alcuna perdita di attenzione la cui tematica, partendo da una storia vera, è proprio per questo sempre attuale essendo territorio bieco dell’essere umano e non a caso il simbolo è rappresentato dal personaggio di Mephisto, il malvagio per eccellenza, pronto al compromesso, al tradimento fino all’abiura del proprio credo che, una volta compiuti, gli permettono di raggiungere e realizzare le proprie ambizioni. “Voi non lo avreste fatto?” grida Mephisto rivolgendosi al pubblico, un po’ per cercare una giustificazione al proprio operato, un po’ per affermare una forma di superiorità rispetto alle convenzioni sociali. Ad aiutare la messa in scena le proiezioni video con l’immagine distorta di Hitler, “quel nano con i baffetti”, come era stato definito dal protagonista che ora, girando le spalle al pubblico, è al suo cospetto in una scena inquietante. E sempre sullo stesso fondale sono proiettate alla fine le scritte luminose che riportano il destino subìto dal romanzo di Klaus Mann pubblicato ad Amsterdam nel 1936 la cui ristampa degli anni ’60 fu vietata in Germania a seguito della denuncia del figlio adottivo di Hermann Göring e della morte dell’autore avvenuta nel 1949 per overdose di sonniferi, mentre l’attività di Hendrik Höfgen, alias Gustaf Gründgens, continuò anche dopo la fine del nazismo.
Caldamente applaudito, lo spettacolo sarà in replica questa sera e domani alle ore 20,00 e domenica alle 16,30 e merita di essere visto. In calce all’articolo sono riportati i crediti, il trailer e le info per acquisto biglietti.
Visto il giorno 19 marzo 2026
(Carlo Tomeo)
Teatro Menotti Milano – Prima milanese
12 | 22 marzo: Mephisto, Romanzo di una carriera – Di Klaus Mann – Adattamento Andrea Baracco e Maria Teresa Berardelli – Con Woody Neri, Giuliana Vigogna, Gabriele Gasco, Rita Castaldo e Samuele Finocchiaro – Regia Andrea Baracco – Voce dell’autore e voce di Amleto Lino Musella – Ideazione scene e costumi Marta Crisolini Malatesta e Francesca Tunno – Suoni e musiche Giacomo Vezzani – VideoLuca Brinchi e Daniele Spanò – Disegno luci Orlando Bolognesi – Aiuto regia Andrea Lucchetta – Foto Manuela Giusto – Produzione Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per INFINITO, Compagnia Mauri Sturno, MAT – Movimenti artistici trasversali e Tieffe Teatro
BIGLIETTERIA PREZZI
- Intero – 32.00 € + 2.00 € prevendita
- Ridotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita
- Abbonamento Menotti Card 4 ingressi €60, 8 ingressi €110
TEATRO MENOTTI Via Ciro Menotti 11, Milano – tel. 0282873611 – biglietteria@teatromenotti.org
ORARI BIGLIETTERIA Dal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo – Domenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo
Acquisti online: https://www.teatromenotti.org/evento/mephisto—romanzo-di-una-carriera.aspx Con carta di credito e Satispay su www.teatromenotti.org
ORARI SPETTACOLI SALA GRANDE Dal martedì al sabato ore 20 – Domenica ore 16.30
