“A qualcuno piace caldo” al Teatro Manzoni di Milano – Recensione

“A qualcuno piace caldo” al Teatro Manzoni di Milano – Recensione

Si è svolta ieri sera al Teatro Manzoni la prima milanese della nuova commedia di Geppy Gleijeses. Protagonisti tre personaggi che rispondono al nome di Joe, Tony e Zucky Kandinsky detta Zucchero Candito. Se i primi due nomi non sembrano dire molto, quello del terzo non può dare adito a dubbi. Sì, stiamo parlando proprio di uno dei film più famosi della cinematografia statunitense, “A qualcuno piace caldo”, fonte d’ispirazione per una versione teatrale del 1987 a opera di Mario Moretti e ora messa in scena con la regia di Geppy Gleijeses. La pellicola, diretta da Billy Wilder su una sceneggiatura frizzante di “Iz” Diamond e dello stesso regista, uscì nel 1959 riscuotendo subito un enorme successo che si protrasse negli anni successivi tanto da essere stato scelto per la conservazione del National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti tra i film “culturalmente, storicamente o esteticamente significativi”.

La vicenda si svolge negli anni venti a Chicago durante il periodo del proibizionismo e vede due musicisti perennemente in bolletta che suonano in situazioni precarie come quelle dei locali notturni dove viene segretamente venduto alcol e che ogni tanto vengono chiusi dalla polizia. Sono Joe (Gianluca Ferrato) e Tony (Giulio Corso), rispettivamente suonatori di contrabbasso e di sassofono. Il primo è spesso succube del secondo che ha il vizio di usare gli scarsi quattrini che riescono a racimolare puntandoli sulle corse dei cavalli e perdendoli puntualmente. Durante una retata della polizia nel locale dove suonano sono costretti a svignarsela per cercare un altro impiego e del tutto casualmente si trovano ad assistere a un regolamento di conti fra due bande rivali di gangster dove ci scappano due morti. Scoperti, riescono a fuggire ma le loro figure sono memorizzate grazie agli strumenti musicali che portano, per cui non rimane loro che eclissarsi cercando un ingaggio presso un’altra città. Lo troveranno in un’orchestra tutta formata da componenti donne e, indossati abiti femminili e assunti rispettivamente i nomi di Dafne e Josephine, partiranno con tutta la band per la California.

Questa è appena l’inizio della commedia e chi conosce il film al quale si ispira sa a cosa andranno incontro i due musicisti che si troveranno coinvolti in una serie di (dis)avventure rocambolesche che metteranno a repentaglio la loro salute fisica. A dividerne le fasi ci saranno Zucchero Candito (Euridice Axen), un’ingenua suonatrice di ukulele con la passione per i saxofonisti dai quali viene puntualmente tradita, e il miliardario Oscar Fielding (Francesco Laruffa) che si invaghisce di Dafne fino al punto di fidanzarvisi.

Portare sul palcoscenico la trama del film di Wilder così ricco di tante ambientazioni differenti molte delle quali all’aperto non è impresa da poco. Gleijeses ha dovuto fare ricorso necessariamente alla tecnologia che, attraverso le videoproiezioni di Luca Condorelli, ha potuto creare molteplici ambienti (io ne ho contati almeno quattordici), mentre le azioni degli artisti si svolgono, tranne alcuni casi, prevalentemente sul proscenio e una, quello dell’arrivo di Zucchero trafelata, parte dalla platea. In tal senso gli elementi di arredo e gli svariati oggetti sono portati in scena dagli stessi artisti e dai tecnici e tutto viene svolto rapidamente per non interrompere la fluidità dell’azione. Fondamentale, per ottimizzare il rapporto tra le immagini video e gli episodi fisici, è anche l’apporto delle luci disegnate da Francesco Grieco. Altro elemento importante è quello musicale affidato a Matteo D’Amico che, come era stato anticipato in sede di presentazione della commedia, non ha carattere filologico dacché, accanto a un paio di arie, peraltro brevi, proprie del film, a firma di Adolph Deutsch e alla canzone “I Wanna Be Loved By You” cantata da Zucchero, sono state scelte le celebri “Moonlight Serenade” e “Love is a Many-splendored thing”, entrambe non coeve all’epoca ma funzionali alle scene. Non poteva mancare inoltre la celebre romanza di Rigoletto dall’opera omonima verdiana che fa da sottofondo al “Welcome Delegates of Annual Friends of Italia Opera”.

Due ore di spettacolo dalla comicità intensa con un ritmo che ha del vertiginoso, ricco di gag che non escludono doppi sensi, e già il titolo lo è, oltre anche a qualche riferimento al nostro quotidiano (allo spettatore attento il compito di riconoscerli). Buona la scelta di Geppy Gleijeses di scegliere e portare in scena questo copione che, insieme al fatto di essere fonte di sano divertimento, ha il pregio di possedere la frase che Oscar Fielding/Francesco Laruffa pronuncia alla fine e che non a caso fu inserita dall’American Film Institute tra le prime cento battute più celebri della cinematografia mondiale. Quel “Nessuno è perfetto”, detto in anni in cui discorsi sull’identità di genere erano tabù al punto che potevano essere trattati solo a livello burlesco o tramite paradossi, oggi si spoglia dell’intento scherzoso per acquistare un valore simbolico dall’intenso significato.

I due protagonisti maschili dimostrano la loro forte capacità nel sostenere sia ruoli comici, come in questo caso, sia parti drammatiche (conviene ricordare che Ferrato era stato il Sig. Ponza in “Così è, se vi pare” di Pirandello e Corso fu Leonard Vole in “Testimone d’accusa” di Virginia Woolf, tutte e due spettacoli diretti dallo stesso Gleijeses). Qui entrano ed escono con naturalezza dai personaggi maschili a quelli femminili. Mentre Gianluca Ferrato, entrato nel ruolo di Dafne vi rimane fino alla fine e proprio per questo suscita la maggiore ilarità tra il pubblico. Irresisibili le scene che si svolgono nelle cuccette del treno o sulla spiaggia per non parlare di quelle mentre balla il tango avvinghiato a Oscar Fielding. Giulio Corso ha il compito gravoso di entrare e uscire negli abiti maschili e femminili per tre volte quando da Tony diventa Josephine e poi da questa a Shell Junior, dimostrandosi brillante in tutti e tre i personaggi.

Euridice Axen, su sua stessa dichiarazione in sede di presentazione dello spettacolo, non vuole imitare Marylin ma essere Marylin ed entra perfettamente nel personaggio di Zucchero Kandisky (“Russa?” le viene chiesto, “No, polacca”, risponde), una ragazza ingenua, per niente furba, pronta a cadere sempre nelle trappole dell’amore che si presenta sotto le vesti di un sassofonista. E questo accade fino alla fine quando sembra di avere scampato il pericolo. Se poi lo ha scampato per davvero non è dato di sapere perché finisce la commedia. Brava dicitrice, presenza accattivante, voce modulata bene nel canto. Mi sarebbe piaciuto sentirla in “I’m Through With Love”, canzone che, pur appartenendo al musical “A qualcuno piace caldo” del 1931, raggiunse la fama in tutto il mondo proprio a seguito dell’interpretazione di Marylin Monroe nella versione cinematografica.

L’eccellente cast, oltre ai tre protagonisti, è formato da altri 8 professionisti, alcuni dei quali interpretano più personaggi. Degni di nota sono in particolare Maria Rosaria Carli, che è Lily Morris e anche la severa e morigerata direttrice d’orchestra Susy che non vuole vedere attorno “né uomini né altri animali” (e si sottolinea “altri”); Teo Guarini che è l’agente di spettacolo Poliakoff; Francesco Laruffa interprete del buffo Oscar Fielding; Stefania Barca, suonatrice delle percussioni che si limitano a essere un semplice bongo; Salvatore Esposito, nella caratterizzazione di Ghette destinato a fare una brutta fine.

La rappresentazione della prima milanese, che è stata accolta molto favorevolmente dal pubblico, si è conclusa con tutti gli artisti riuniti sul proscenio a cantare insieme al regista “I Wanna be Loved by You”. Repliche fino al 29 marzo. In calce all’articolo i crediti e le info per acquisto biglietti.

Vista il giorno 17 marzo 2026

(Carlo Tomeo)

Dear Friends presenta “A qualcuno piace caldo” di Mario Moretti liberamente tratto dal film di Billy Wilder – con Euridice Axen, Giulio Corso Gianluca Ferrato e con Maria Rosaria Carli, Stefania Barca, Salvatore Esposito, Antonio Tallura, Francesco Laruffa, Teo Guarini, Davide Montalbano e Michele Demaria.

scene e regia di Geppy Gleijeses – aiuto regia Roberta Lucca – costumi Chiara Donato – proiezioni Luca Condorelli – elementi scenografici Roberto Crea – light designer Francesco Grieco – musiche Matteo D’Amico – foto Tommaso Le Pera.

Dal 17 al 29 marzo 2026

feriali ore 20,45 – domenica ore 15,30 – sabato 28 marzo ore 15,30 e 20,45

BIGLIETTI  Prestige € 37,00 – Poltronissima € 34,00 – Poltrona € 26,00 – Poltronissima under 26 anni € 18,00

Per acquisto:
biglietteria del Teatro
online https://www.teatromanzoni.it/acquista-online/?event=3937016
telefonicamente 027636901
circuito Ticketone

Categorie RECENSIONI

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