“Mirandolina” al Teatro Elfo Puccini, sala Shakespeare – Recensione

“Mirandolina” al Teatro Elfo Puccini di Milano, sala Shakespeare – Recensione

Non è certo una vita facile quella condotta dalla Mirandolina contemporanea che Marina Carr ha scritto traendo ispirazione da La locandiera di Carlo Goldoni e prodotto dal Teatro Stabile del Veneto in collaborazione con l’Abbey Theatre di Dublino, il Teatro Nazionale Nazionale Croato di Fiume e inserito nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano-Cortina 2026. La protagonista (Gaja Masciale) vive a Dublino dove, mentre è prossima alla laurea su una tesi su Virginia Woolf, gestisce insieme al fratellastro Fabrizio (Massimo Scola) un ristorante di cucina italiana che il padre le aveva lasciato in eredità. La sua avvenenza, come accadeva quasi duecentocinquant’anni prima alla sua omonima, attira nel locale uomini desiderosi di evasioni mentre le loro mogli rimangono a casa a curare la figliolanza. In particolare a ronzarle intorno sono Fiori (Denis Fasolo) e Alba (Andrea Tich), rispettivamente epigoni dei goldoniani marchese di Forlimpopoli e conte d’Albafiorita. Il primo, più benestante, è pronto a spendere i suoi quattrini in regali costosi per conquistare la ragazza mentre il secondo, squattrinato, si limita a corteggiarla e a bere birra e vino a spese dell’altro. Accomunati dal desiderio di entrare nelle grazie di Mirandolina, tra una bevuta e l’altra si divertono a prendere in giro, e spesso scontrandosi con lui, il più austero avventore Rip ( Riccardo Gamba), omonimo del Cavaliere di Ripafratta presente nella commedia di Goldoni e del tutto, almeno all’inizio della vicenda, insensibile alle grazie delle donne che lui vede come trappole atte a ingabbiare gli uomini con l’inganno. Chi conosce la storia scritta nel 1752 dal commediografo veneziano sa che quell’indifferenza, se non addirittura idiosincrasia, avrà vita breve quando Mirandolina si porrà l’obiettivo di scalfirla e conquistare l’uomo. Questa però non è più epoca di amor gentile, ammesso che ce ne sia mai stata una, e quanto avverrà dopo non segue la trama dell’opera dalla quale la scrittrice irlandese ha tratto il costrutto.

Appare necessario a questo punto fare una considerazione. La protagonista de La locandiera goldoniana è un’imprenditrice che sa quello che vuole e che, si fa forza della sua femminilità e del suo fascino per manovrare l’uomo togliendogli la tipica baldanza ancestrale che lo caratterizza e ridurlo ai suoi piedi. Per tale motivo essa è considerata particolarmente negli ultimi decenni come una femminista ante litteram e tutte le rappresentazioni del nostro secolo, in particolare gli adattamenti ambientati ai nostri giorni, vogliono essere il riscatto della figura femminile in una società patriarcale. Basta questo argomento a rendere la protagonista come personaggio positivo diventando la commedia una fonte utile dalla quale attingere per portare avanti un discorso contro la sopraffazione della donna e contro il machismo tout court. Carlo Goldoni nello scrivere la commedia non intese però portare avanti una tale tesi un po’ perché lontana dalle sue idee e un po’ perché essa era troppo avanti per l’epoca. Questo è palese nell’introduzione al testo da lui stesso redatta quando scrive: “ma venutomi in mente, che sogliono coteste lusinghiere donne, quando vedono ne’ loro lacci gli amanti, aspramente trattarli, ho voluto dar un esempio di questa barbara crudeltà, di questo ingiurioso disprezzo con cui si burlano dei miserabili che hanno vinti, per mettere in orrore la schiavitù che si procurano gli sciagurati e rendere odioso il carattere delle incantatrici Sirene”. E poi, a proposito della scena in cui il ferro da stiro ustiona il cavaliere e che nel testo della Carr, pur non essendo mostrata, è citata come momento molto importante: “La Scena dello stirare quando la Locandiera si burla del Cavaliere che languisce non muove gli animi a sdegno contro colei che, che dopo averlo innamorato l’insulta? Oh bello specchio agli occhi della gioventù! Dio volesse che io medesimo cotale specchio avessi avuto per tempo, che non avrei veduto ridere del mio pianto qualche barbara Locandiera”.

Generalmente negli adattamenti in chiave contemporanea della celebre commedia, al fine di portare avanti il discorso di denuncia contro il patriarcato, la rivincita della locandiera sul cavaliere di Ripafratta viene salutata con un tripudio. Qui lo scritto della Carr, ben interpretato nella traduzione e drammaturgia di Monica Capuani, sceglie un’altra modalità sulla quale a evitare spoiler si tace. Basti dire che, visti l’ambientazione e le modalità espressive dei personaggi, la scelta potrebbe essere prevedibile e colpisce, raggiungendolo in pieno, il segno che l’autrice si era proposto. Per rendere fortemente significativo il tema del machismo e della misoginia il carattere dei personaggi maschili è esasperato al massimo producendo nello spettatore forme di disgusto che non possono lasciare spazio ad alcuno, sia pur raro, processo di giustificazione, ancor meno d’identificazione. Basti pensare al linguaggio usato da Fiori quando parla della moglie e nega di averla picchiata oppure al dialogo di Rip con la madre (Sandra Toffolatti) dal quale si comprende da dove derivi la sua forma di avversione per la figura femminile. E poi ci sono i monologhi del padre e del bisnonno che da fantasmi compaiono in scena per raccontare le loro storie. Questi due interventi rappresentano momenti di grande valore rappresentativo che in qualche modo fanno da contrasto con il linguaggio e i discorsi dei viventi. A interpretarli sono rispettivamente i bravissimi Alex Cendron e Giancarlo Previati.

Mirandolina regge l’assedio degli uomini che le girano intorno, tiene loro testa usando anche il metodo di una finta complicità come succede con Fiori con il quale, oltre a bere, sniffa coca, quasi voglia, e questa sempre essere quasi un’esigenza della regista Caitríona McLaughlin, estremizzare la figura completamente libera e attuale della donna che vuole affermare una parità totale, con il maschio. Non vuole essere preda ma predatrice e non considera neanche le richieste di matrimonio da parte di Fabrizio. Ad aiutare la sua presenza in scena sono i costumi colorati di Katie Davenport, autrice anche della significativa scena di atmosfera cupa sulla quale si illuminano neon e, a tratti, brevi flash che segnalano momenti significativi. Gli arredi, contrariamente a quelli che ci si aspetterebbe in un ristorante irlandese, sono costituiti da un bancone e da tavoli quadrati con sedie che ricordano l’Italia dell’est. Dal proscenio parte un binario con poche traverse che funge da separazione simbolica fra la realtà, rappresentata nella pièce sul palcoscenico, e quella che si nasconde in sala e della quale non si vuole parlare. Su questo binario rifletteranno Mirandolina e il fantasma di sua madre (Sandra Toffolatti).

Lo spettacolo, ottimamente recitato, e in calce sono riportati i doverosi crediti, ha forse il difetto di avere una durata eccessiva (circa tre ore con intervallo), dovuta anche all’inserimento da parte dell’autrice di scene non presenti nel testo d’ispirazione, ma ciò non ha impedito di essere accolto festosamente dal pubblico.

Visto al Teatro Elfo Puccini il giorno 14 marzo 2026

(Carlo Tomeo)

10 marzo > 15 marzo | Teatro Elfo Puccini, sala Shakespeare

Mirandolina di Marina Carr da La locandiera di Carlo Goldoni – dramaturg e traduzione Monica Capuani – regia Caitríona McLaughlin – scene e costumi Katie Davenport – luci Paul Keogan – musiche Anna Mullarkey – foto Serena Serrani – produzione Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, Abbey Theatre – Teatro Nazionale d’Irlanda, Teatro Nazionale Croato di Fiume – HNK Rijeka in accordo con The Agency (London) Ltd, 24 Pottery Lane, London W11 4LZ, per gentile concessione dell’Agenzia Danesi Tolnay – spettacolo inserito nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano-Cortina 2026

Personaggi e interpreti: Padre Alex Cendron – Fiori Denis Fasolo – Rip Riccardo Gamba – Ethel Margherita Mannino – Mirandolina Gaja Masciale – Bisnonno Giancarlo Previati – Fabrizio Massimo Scola – Alba Andrea Tich – Madre Sandra Toffolatti

Categorie RECENSIONI

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