
Un forte rumore, proprio di uno schianto da incidente, introduce su una scena minimalista con pochi oggetti sparsi sul pavimento e tra questi la ruota di una sedia a rotelle, la stessa ruota che formerà una carrozzina per persona disabile e sulla quale siederà una delle protagoniste della storia che sta per iniziare. Lei è Gi e accanto a lei c’è Molly. anch’essa in carrozzina. Apprendiamo che siamo in un centro di assistenza per persone invalide ed è lì che le due donne si erano conosciute. Le loro giornate trascorrono con discorsi di ordinario tenore e da dove si capisce che caratterialmente sono molto diverse l’una dall’altra. A cominciare per esempio dall’apprezzamento dei cani: Gi ama quelli di taglia piccola, mentre per Molly, invece, gli unici cani apprezzabili sono quelli grossi, tipo pastori tedeschi, che somigliano a lupi, anche se pure questi sono impegnativi perché “bisogna portarli fuori per fargli fare i bisogni”. Gi si accende con sfrontatezza una sigaretta, anche se è vietato, e si capisce che lo fa per provocare una reazione negativa in Molly. Si avvicina l’ora della merenda e Molly legge il menù del giorno che prevede un budino al cioccolato che ieri non l’aveva soddisfatta perché era troppo liquido. Oggi c’è quello alla crema che, avendo lo stesso difetto, sarà rifiutato. Sarà la golosa Gi a fargli onore.
Eppure, aldilà della diversità di vedute, c’è qualcosa di molto importante che le tiene unite: fanno parte entrambe del fan club dell’attore Brad Pitt che fra pochi giorni giungerà al centro per far visita alle persone lì ricoverate. E perché non sperare che, conoscendo la grande filantropia dell’attore e la sua propensione alla famiglia numerosa non adotti una di loro due? In fondo, fa notare Molly, nella famiglia di Pitt manca un figlio invalido anche se ammette che avere troppi figli potrebbe suscitare gelosie fra loro e creare problemi specie adesso che lui è divorziato. Ma questi, convengono le due, sono desideri irrealizzabili e che lasciano il tempo che trovano. Meglio iniziare ad approntare l’occorrente per i festeggiamenti tra cui una bella torta che Molly è ben in grado di preparare visto che, prima di avere l’incidente, era stata una pasticciera. E anche qui naturalmente, non manca una piccola discussione sulla frutta di bosco da usare per la copertura alla quale Gi vuole assolutamente aggiungere le ciliege.

E poi durante le giornate non manca la seduta di training autogeno in cui l’istruttore facilita l’immedesimazione in personaggi di fantasia. Gi durante gli esercizi di rilassamento, si esalta immaginando di essere una sirena (“Quando voglio, io divento una sirena, schiocco le dita e le mie gambe vengono risucchiate dalla coda di un pesce lunga, viscida, mobida, snodata…”. Meno propensa a queste sedute è Molly specialmente quando al termine le viene chiesto di descrivere l’esperienza vissuta. Ma verrà il momento in cui anche lei si sentirà sirena non meno dell’amica quando immaginerà di indossare per la festa un lungo abito nero con una coda lunghissima.
E in queste occasioni le due donne sono sirene e con i loro sogni sono bellissime non meno di quelle del mito, quando interrompono il presente e rivivono ricordi di un tempo lontano o danno accoglienza ai sogni dove tutto diventa possibile. E, quando Gi cerca di indurre Molly a svegliarsi perché quello che sta vivendo, trattandosi di un sogno, è irrazionale, l’amica le risponde che vuole restare nel sogno proprio perché questo non è reale. È in questo modo che le due, acquistata una nuova consapevolezza si avviano verso una rinascita.

A ispirare Chiara Arrigoni, l’autrice del testo, è stata una serie di incontri avvenuti tra gli ospiti del Centro per persone con disabilità Il Ritorno Onlus di Seregno e la drammaturgia vede l’inserimento di momenti distinti dove la parte naturalistica è costituita dai dialoghi e dallo svolgersi degli avvenimenti, intervallati da episodi che raccontano il passato delle due donne, principalmente quello di Gi, vista come persona fragile molto dipendente da una madre impositiva, mentre si vede alle prese di colloqui di lavoro oppure in discoteca. A questi momenti si aggiungono altri, puramente onirici, che rappresentano i desideri dove l’impossibile diventa realtà. Il tutto, saggiamente orchestrato, dona alla pièce un ritmo che alterna malinconia a divertimento.
Rossella Rapisarda, che ho avuto modo di ammirare in altre occasioni sotto la regia di Alberto Oliva, interpreta Gi che, nonostante la disabilità, dimostra un carattere solare al punto da saper coinvolgere anche l’amica, all’inizio più riottosa a farsi travolgere da azioni da lei ritenute inadeguate. Rapisarda sa entrare e procedere con naturalezza nel suo personaggio, da Gi invalida (oggi) a Gi giovanile (ieri) fino a Gi sirena (sogno), facendo della voce disarticolata il suo punto di forza recitativo. Federica Fabiani è Molly, una donna più consapevole del suo stato che solo verso la fine riesce a liberarsi da strutture di circostanza proprie della sua educazione. E questo proprio grazie a Gi. Anche per lei la recitazione verbale particolarmente complessa costituisce ulteriore punto di merito della sua performance.

La storia delle due donne le cui vite si erano interrotte a seguito di un incidente e che sono poi riuscite, grazie alla forza di volontà, a dare un nuovo senso alla propria esistenza, è stata resa da Alberto Oliva con un’appassionata e sensibile regia, capace di usare tonalità struggenti ed emozionali dosandole con sfumature ironiche che non temono di raggiungere anche una sottile forma di grottesco. Perché la vita non ha un sapore e un colore unico, ma li comprende entrambi contemporaneamente. Occorre riconoscere che Oliva è un regista che non si risparmia nel senso che i suoi allestimenti sanno essere totalizzanti perché toccano i punti più svariati della messa in scena inclusi, come in questo caso, le musiche e le luci. Sa arricchire la scena anche di piccoli dettagli simbolici (allo spettatore più attento sono demandati i significati), oltre quelli già definiti dallo scenografo, in questo caso Francesca Ghedini, disegnatrice anche dei costumi. E soprattutto la sua presenza in sala è, ove possibile, costante a conforto degli artisti recitanti e anche del pubblico che si sente in qualche modo coinvolto.
Lo spettacolo, applaudito ieri sera alla sua prima, sarà in replica questa sera alle ore 19,30 e domani alle 16,30. In calce i crediti e le info per acquisto biglietti.
Visto il girno 69 marzo 2026
(Carlo Tomeo)
Dal 6 all’8 marzo 2026 (venerdì e sabato ore 19.30) – domenica ore 16.30
SIRENE
di Chiara Arrigoni
regia Alberto Oliva
con Federica Fabiani e Rossella Rapisarda
scene e costumi Francesca Ghedini – aiuto regia Valeria Bertani – produzione Teatro In Folio – foto Valerio Iglio
Teatro fACTORy32 – Via G. Watt 32, Milano
Tessera associativa
Tutte le attività di Factory 32 sono riservate ai soci. Per assistere allo spettacolo è necessario essere in possesso della tessera associativa annuale in corso di validità (anno solare 2026). La richiesta di associazione deve pervenire entro e non oltre 24h prima l’inizio dello spettacolo al quale si intende assistere.
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Biglietti
Intero € 15,00 – Ridotto € 12,00 + commissioni di servizio biglietteria € 2,00 (tessera associativa annuale)
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