
Al penetrante suono di un violino nella penombra di uno scenario invaso da boscaglie si muove Alberto Cortés. Il personaggio da lui interpretato è un uomo non corrotto dall’alfabetizzazione nemica dell’istinto poetico e infatti si chiama Analphabet di cui rivendica tutto il significato della parola. Il paesaggio in cui si muove evoca luoghi di incontri dove nascono amori “diversi” e lui vi appare recando la luce necessaria a sanare le relazioni tossiche che rischiano di interrompersi. Alla domanda che gli viene posta sulla ricerca della sua identità risponde di essere un “fantasma frocio andaluso”, e, rivolgendosi al pubblico, assume posizioni fisiche che desiderano essere ammirate: “Non ritenete che io stia attraversando uno stato di grazia? No?” Eppure, per quanto pensi di poter piacere, non riesce a non ricordare la tormentata storia d’amore che aveva vissuto. Ne racconta le fasi e inveisce contro la persona che lui chiamava scherzosamente “mio colonnello” e che l’aveva legato a un rapporto così doloroso. Frasi sprezzanti che gli diceva come “non credere che io sia quel tipo di persona che si accontenta di te” alle quali lui poteva reagire solo con un pensiero appena consolatorio “Dentro il tuo corpo hanno messo uno spirito rotto” e “Condanno il dio che ti ha creato”. È la condizione di chi non riesce mai a liberarsi del tutto dalla memoria di un amore finito e dal ricordo della persona che forse si ama ancora.
Il fantasma Cortes riempie la scena con il suo corpo perfetto messo in risalto dall’abbigliamento che in momenti focali è esaltato da un ridotto e semplice slip. Muove piccoli, sensuali passi di danza, assume mosse plastiche destinate a compiacere il proprio io che era stato maltrattato dal vecchio amante e in tal senso, oltre a prendersi una rivincita, chiede l’apprezzamento da parte del pubblico provando, e ci riesce, a turbarlo e a conquistarlo con un canto dal sapore cabarettistico senza esimersi dall’usare movenze scherzosamente (e in parte anche volutamente) lascive. Ad accompagnare in più punti le sue performance c’è l’intenso e affascinante suono del violino di Luz Prado dalla figura preziosa senza essere fisicamente incombente.

Come è riportato nel pieghevole di descrizione dello spettacolo “Analphabet è l’invenzione di un mito, quello di uno spirito romantico che si manifesta alle coppie negli ambienti naturali e che vive intrappolato nella ferita della carne. La sua apparizione svela quell’antro che chiamiamo ‘coppia’, e la violenza a cui ci sottoponiamo pur di restare all’interno di questa struttura che diamo all’amore. La sua storia personale apre lo scrigno della violenza intra-genere e mostra la necessità di prestare estrema attenzione all’interno delle relazioni queer, segnate anch’esse dall’eredità patriarcale”. Non a caso esso è nato da un’esperienza personale di Cortes che ne aveva vissuto le caratteristiche essendosi sentito abusato dal compagno di allora e di questo porta ancora le ferite non del tutto rimarginate. Una siffatta messa in scena assume pertanto anche una funzione liberatoria che, a detta dell’autore, sarà totalmente raggiunta solo dopo che si sarà attuata l’ultima replica in assoluto.
Al termine, dopo pochi secondi in cui sarà rimasto immobile con il capo chino, è lui stesso con un “fin” a decretare il finale della performance alla quale ha fatto seguito nella giornata di ieri, giorno in cui ho l’ho vista, un forte scrosciare di applausi.
Visto il 4 marzo 2026
(Carlo Tomeo)
3 – 4 marzo ore 19.30
Triennale Milano Teatro Viale Alemagna 6 – Milano
Alberto Cortes Analphabet
ideazione, drammaturgia, testi, regia e interpretazione: Alberto Cortés / violino: Luz Prado / progettazione luci: Benito Jiménez / tecnici luci: Benito Jiménez / suono: Óscar Villegas / coordinamento tecnico: Cristina Bolívar / registrazioni pianoforte: César Barco / spazio scenico: Víctor Colmenero / sottotitoli: Marion Cousin / costumi: Gloria Trenado / ripresa esterna: Mónica Valenciano / fotografia: Alejandra Amere / video: Johann Pérez Viera / produzione: El Mandaíto Producciones SL / una coproduzione di: TNT Terrasa Noves Tendències, Centro de Cultura Contemporánea Condeduque, FITEI – Festival Internacional de Teatro de Expressão Ibérica, Centre de les Arts Lliures de la Fundació Joan Brossa e Festival Iberoamericano de Teatro de Cádiz / con la collaborazione di: Azala, Graner, Goethe-Institut Madrid, Escena Patrimonio, Festival de Otoño de Madrid, Programma di Residenze Artistiche dell’Agencia Andaluza de Instituciones Culturales e Ayuntamiento de La Rinconada – durata: 65’
