“Credere alle maschere” in Galleria Triennale Milano – Recensione

“Credere alle maschere” in Galleria Triennale Milano – Recensione

Si è conclusa ieri in Triennale Milano nell’ambito della Rassegna FOG la tre giorni di Romeo Castellucci che ha portato in scena in prima assoluta la sua nuova opera – site specific il cui debutto era avvenuto il giorno 27 febbraio alle ore 18,30 seguite poi da dodici repliche che avevano richiamato un pubblico di appassionati rendendole tutte sold-out. La creazione del celebre regista e scenografo, Leone d’oro alla Biennale di Venezia, è stata ideata su misura per gli spazi di Triennale e prodotta da Triennale Milano Teatro in collaborazione con Vienna Festival (Wiener Festwochen), Grec Festival Barcelona 2026 e Transart Bolzano e sarà poi portata in tournée in importanti festival internazionali quali quelli di Vienna, Barcellona, Bolzano, Torino, Potenza.

Lo spettacolo ha avuto inizio fin dall’ingresso quando a ciascun spettatore è stata consegnata una maschera da tenere sul volto per tutta la durata. Lo spazio di svolgimento della performance, costituito da una sala con fondale bianco destinato a proiezioni di scritte luminose, poteva accogliere un pubblico numericamente ridotto. Due performer recavano di volta in volta un oggetto o un elemento di varie dimensioni che venivano descritti in maniera incongruente dalle scritte sul telone. Così il primo oggetto, un’anfora, era indicata con la parola “pipa”, un recipiente contenente latte che veniva versato in un bicchiere era designato con il termine “martello”. In alcuni casi sembrava ci fosse una corrispondenza di genere tra oggetto e parola (capitava, per esempio tra una volpe imbalsamata e la parola “cavallo”) oppure quando elemento e sostantivo iniziavano con la stessa lettera dell’alfabeto. Nascevano tra gli spettatori sentimenti che, rivelati attraverso le espressioni delle maschere, una diversa dalle altre, assumevano nature diverse. Quello che provava ogni spettatore nel suo intimo (curiosità, indifferenza, emozione, disagio, divertimento, e altro ancora) restava patrimonio del singolo.

Solo l’elemento portato alla fine era definito con il nome coerente con la sua funzione ed è stato proprio questo a essere usato per tre volte da performer esterni apparentemente o effettivamente facenti parte del pubblico. Azioni forti che per esigenze di spoiler non vengono descritte in questa sede. Qui le maschere sono diventate le vere protagoniste perché i diversi atteggiamenti disegnati sui loro visi descrivevano le varie modalità di percezione e/o accoglimento di quanto avveniva fisicamente sulla scena, visto quale metafora di come la società odierna interpreta, giustifica, accoglie, rifiuta, condanna i fatti dell’umanità.

A proposito della presenza delle maschere, così Castellucci parla nella presentazione dello spettacolo: “La maschera appartiene solo a una persona e sarà sua per tutta la vita”. Quella definizione contiene un ché di inquietante perché, appartenendo allo spettatore per tutta la vita, sembra determinare carattere e psicologia dello stesso. E, siccome le stesse sono state distribuite casualmente, sarebbe stato interessante esaminare a fondo una per una tutte le loro fisionomie. Personalmente, nel caso della maschera a me assegnata, devo ammettere di aver provato, mentre la indossavo, una forma inspiegabile di turbamento che apriva la necessità di operare una profonda introspezione della mia persona quando ho assistito alla parte dinamica del finale della rappresentazione.

Visto il giorno 1° marzo 2026

(Carlo Tomeo)

Romeo Castellucci Credere alle Maschere

performance di: Romeo Castellucci / collaborazione drammaturgica: Piersandra Di Matteo / assistenza artistica: Sergio Scarlatella / direzione Tecnica: Eugenio Resta / manufatti artistici: Plastikart Studio – Amoroso & Zimmermann / tecnica: Andrei Benchea / tecnica Elettrica: Andrea Sanson / direzione della produzione: Benedetta Briglia / produzione: Caterina Soranzo / organizzazione: Giulia Colla / equipe tecnica in sede: Carmen Castellucci, Francesca Di Serio, Gionni Gardini, Dario Neri / amministrazione: Michela Medri, Elisa Bruno, Simona Barducci / economia: Massimiliano Coli / foto Milagro Elstak / produzione: Societas / co-pro- duzione: FOG Triennale Milano Performing Arts Festival, Vienna Festival (Wiener Festwochen) | Free Republic of Vienna, Grec Festival Barcelona 2026, Transart – Festival for contemporary cultures / Foto Luca Del Pia

durata: 45’

prima assoluta (27 febbraio / 1° marzo 2026)

Galleria Triennale Milano – Viale Alemagna 6 – Milano

Categorie RECENSIONI

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