
@Pinelopi Gerasimou
La rassegna FOG di Triennale Teatro ha aperto ieri la sua nona edizione con lo spettacolo in prima italiana “Mame” del regista Mario Banushi, di nascita albanese e di adozione greca, già presente lo scorso anno in Italia con la pièce “Goodbay Lindita”, che incontrò grande successo di critica e di pubblico. La nuova creazione è una poema che ha la doppia valenza di essere intima e universale nel tema riguardante il rapporto tra madre e figlio che dura tutta la vita. La mami del titolo non è però solo colei in quanto genitrice perché il riferimento è rivolto alle donne in genere e nello specifico anche le nonne e a tal fine Banuschi racconta che nella sua vita da bambino il ruolo materno fu sostituito da quello della nonna alla quale quando aveva un anno venne affidato perché la madre si era trovata in condizioni economiche precarie dovute alla separazione dal marito. Lo spettacolo, quindi, secondo le parole dello stesso regista, trae ispirazione proprio dal profondo legame che aveva con le due donne e con le altre figure femminili che lo avevano cresciuto.
La rappresentazione indaga senza l’utilizzo di recitazione verbale ma con performance simboliche ricche di pathos le varie fasi della vita dell’uomo, partendo dal momento della nascita fino all’atto definitivo della morte. Le varie azioni si svolgono in un paesaggio rurale al centro del quale c’è una piccola casa modesta. A illuminare debolmente la scena c’è un alto lampione posto sulla sinistra. Una donna incinta esce dall’abitazione con in mano un sacchetto che si presume essere spazzatura della quale si va a liberare per poi rientrare. È questo il primo momento di vita domestica al quale seguono le grida di dolore per il parto imminente che avviene da lì a poco con l’aiuto di una levatrice. Un salto temporale di pochi istanti mostra poi la stessa donna, fisicamente debole e molto invecchiata, accudita da un uomo che, dopo averle cambiato abito e pannolone, le dà da mangiare. Qui il titolo dello spettacolo si arricchisce di un ulteriore significato perché quel “mami” senza la vocale finale della parola diventa “mam” che vuol dire cibo. E così, se la mami è fonte di vita, è con mam che essa adempie alla sua funzione di nutrimento.

@Pinelopi Gerasimou
Quello che segue è costituito da una serie di episodi molti dei quali, o forse tutti, appartengono alla vita dello stesso Banushi, tranche de vie che sono significativi per tutta l’umanità: l’uomo, che aveva accudito la nonna che ora si aggira smarrita sul palcoscenico alla ricerca del nipote, viene inquadrato adesso nella sua prima infanzia mentre arrotola il cordone ombelicale, nell’adolescenza quando corre in bicicletta, nell’incontro con la ragazza con la quale si congiunge fino al momento in cui viene staccato da lei da un giovane uomo che lo abbraccia al punto da conquistarlo e a portarlo con sé nella casa che ora diventa luogo di amplesso. Non mancano scene di sofferenza perché la vita non è mai lineare essendo fatta di chiaroscuri, come la ragazza delusa per l’abbandono che cerca di annegare se stessa in una vasca d’acqua nella quale per tre volte si immerge stando in apnea per un tempo non breve (ricordo a tal proposito una scena analoga vista lo scorso anno in uno spettacolo de La Fura dels Baus ispirato all’Amleto Shakespeariano) e poi la violenta lotta tra due uomini dove uno dei due è destinato a soccombere. C’è un momento in cui Banushi fa la dedica più toccante alla propria madre offrendo una sintesi pregnante di tutto lo spettacolo e questo avviene quando dall’alto viene calato un grande poster in cui è raffigurata la donna che lo tiene in braccio da bambino. Banushi sale sul palco e ritaglia la parte del bambino a significare che i figli, pur riconoscendo la preziosa funzione delle madri e sempre continuando ad amarle, se ne dovranno staccare per seguire il proprio percorso di vita. Il ciclo dell’esistenza si conclude con una scena di morte, protagonista il corpo della madre sulla cui tomba i congiunti recano in omaggio vari elementi che facevano parte della scenografia che man mano si va spogliando creando una sorta di simbolico deserto.

©Andreas Simopoulos
Lo spettacolo, ricco di suggestioni e immagini dal fascino notevole in cui interagiscono le ricche e svariate musiche scelte da Jeph Vanger e la preziosa progettazione luci dovuta a Stephanos Droussiotis, si avvale di un cast generoso di notevole talento contribuendo a confermare le non comuni capacità artistiche di Mario Banushi del quale c’è da augurarsi un ritorno in Italia di data vicina.
Visto il giorno 27 febbraio 2026
(Carlo Tomeo)
27 – 28 febbraio
venerdì 19,30 e sabato ore 16.00
Triennale Milano Teatro Viale Alemagna 6 – Milano
Mario Banushi
MAMI
durata: 70’
prima italiana
Ideazione e regia: Mario Banushi / con: Vasiliki Driva / Katerina Kristo, Dimitris Lagos / Nontas Damopoulos, Eftychia Stefanou / Ilia Koukouzeli, Angeliki Stellatou, Fotis Stratigos, Panagiota Υiagli / scenografia e costumi: Sotiris Melanos / musica originale e sound design: Jeph Vanger / progettazione luci e dramaturg associato: Stephanos Droussiotis / collaboratori artistici: Aimilios Arapoglou, Thanasis Deligiannis / assistente alla regia: Theodora Patiti / foto Andreas Simopoulos / relazioni internazionali e gestione del tour: Nikos Mavrakis / gestione della produzione durante il periodo di creazione: Rena Andreadaki & Christos Christopoulos – TooFarEast / line production & tour production manager: Ioanna Papakosta – TooFarEast / coordinatrice audizioni e residenza & tour production manager: Konstantina Douka Gkosi – TooFarEast / lighting designer in tour: Marietta Pavlaki / ingegnere del suono in tour: Kostas Chaidos / assistente scenografia: Sofia Theodorou / assistente costumi: Nikoleta Anastasiadou / costruzione scenografica: Michalis Lagkouvardos / costruzioni speciali: Fratelli Alaxouzoi, Alexandros Loggos / costruzioni speciali per luci: Giorgos Ierapetritis / coordinamento tecnico prove & tecnico di scena in tour: Aristidis Kreatsoulas – TooFarEast / elettricista per le prove: Konstantinos Mavrantzas / supporto tecnico per le prove: Stefanos Ntaoulas, Iason Papantoniou, Grigoris Zkeris, Paris Asimakopoulos / in collaborazione con: OMAZ Civic Non-Profit Company / commissariato e prodotto da: Onassis Stegi [GR] / co-prodotto da: Berliner Festspiele [DE], Odéon – Théâtre de l’Europe [FR], Triennale Milano Teatro [IT], Espoo Theatre [FI], Festival d’Avignon [FR], Grec Festival Barcelona [ES], Théâtre de Liège [BE], Noorderzon Festival / Grand Theatre Groningen [NL] / ricerca e sviluppo iniziali resi possibili grazie a: Onassis AiR Fellowship [GR] e Centre Culturel Hellénique – Paris [FR] / la presentazione di MAMI è supportata da: Onassis Stegi Touring Program / con il sostegno finanziario di: Ministero della Cultura della Grecia
