
La storia di un amore struggente che, superando barriere geografiche, etniche e linguistiche, si afferma nella sua intensità. È quella vissuta da Max, ingegnere austriaco mandato per lavoro a Sarajevo nell’inverno del ’97, e Maša, una musulmana passionale e bellissima che era stata legata a un uomo morto in guerra e divorziata da un altro che aveva sposato solo per diventare madre. A raccontarla è la rilettura in dramma di Alberto Bassetti del romanzo “La cotogna di Istanbul. Ballata per tre uomini e una donna” di Paolo Rumiz e messa in scena in questi giorni al Teatro Menotti, dove sarà in replica fino a domenica 1° marzo. Ne è regista Alessio Pizzech mentre gli efficaci interpreti sono Maddalena Crippa e Maximilian Nisi, rispettivamente nei ruoli di Max e Maša, accompagnati da Mario Incudine, che è Vuk, il primo amore di Maša, morto in guerra e che, nei panni di un cantastorie, racconta le vicende vissute dai due protagonisti, e Adriano Giraldi, nella parte di Dusko, marito della donna.

La pièce si svolge negli anni che seguirono la fine della guerra in Bosnia ed Erzegovina e inizia a mo’ di prologo con la voce del cantastorie che racconta l’appassionata storia d’amore dei due amanti che si concluse con la morte di lei. Max incontra l’uomo che gli fa conoscere Maša dalla quale rimane subito colpito per il carisma e la bellezza selvaggia che la donna emana. Lei lo porta a conoscere i suoni e i profumi della città e lo conquista del tutto con la canzone del distacco , “La gialla cotogna di Istanbul”. La esegue a piena voce ma nella lingua originale “se no se ne perde il senso e il fascino”. La passione li travolge, l’uomo è così coinvolto da perdere ogni resistenza al punto di invitarla a ballare con lui sotto la neve, cosa che lei, pur sorpresa, gli risponde “Perché no?”. La loro storia ha vita breve perché l’uomo deve ripartire e i due non si incontreranno per tre anni. Si rivedranno quando lei gli telefonerà per fargli sapere che è in Russia e un cancro al petto la sta divorando. Lui la farà venire a Vienna in una villa che amici gli hanno messo a disposizione e la loro storia riprende con maggiore ardore e intensità per il tempo che rimane.

In una scena fissa con il fondale costituito da una parete piena di crepe, simbolo di esiti di eventi bellici, e con un piano inclinato metafora della labilità degli eventi della vita, si muovono i personaggi, preda della drammaticità della pièce. Il cantastorie, nel raccontare con canti dalle musiche originali (ne è autore lo stesso Mario Incudine), sembra vivere quasi per interposta persona la storia dei due amanti perché, essendo anche interprete di Vuk, sa entrare in profondità nell’animo della donna la cui passionalità aveva conosciuto in vita e la sua presenza ha una funzione evocatrice, come una voce proveniente dall’aldilà. Qui il musicista si fa anche attore infondendo maggiore pathos alla vicenda. Maddalena Crippa, grazie alla professionalità di alta caratura che le si riconosce, sa entrare nelle diverse sfaccettature della personalità di Maša: seducente e appassionata, fervida e romantica, tormentata e desolata. Una recitazione che va oltre la parola perché si esprime nelle perfette movenze e gestualità che il personaggio richiede, arricchite anche da moti di ballo. A tutto questo appare doveroso citare le sue doti di interprete di canzoni e a tal proposito è il caso di ricordare che lei è anche un’ottima cantante di vari generi musicali, basti ricordare i suoi spettacoli quali (cito a memoria) “Canzonette vagabonde”, “Sboom!”, “A sud dell’alma”, oltre a quello dedicato alle canzoni di Giorgio Gaber. Dei primi tre ho anche i CD che occupano un posto privilegiato della mia collezione. Accanto a lei, Maximilian Nisi sa essere un maestoso Max, completamente soggiogato dal fascino di una donna dall’ “occhio tartaro e dai femori lunghi”. Quando poi ne piange la morte e la disperazione lo coglie, l’attore sa interpretare in modo eccellente la massima espressività del dolore. Adriano Giraldi con la sua recitazione di gran pregio ha una funzione di raccordo tra i due amanti oltre che di rinforzo alle cantate del cantastorie. Il suo è un ricordo di quello che è stato e conclude la pièce in modo commovente con lo spargimento delle ceneri al vento.

La drammaturgia di Alberto Bassetti ha tratto dal testo di Rumiz tutto il sapore poetico che contiene e l’ambientazione in un luogo crocevia di culture disparate dove il dolore ha tante connotazioni diverse, ma tutte contrassegnate da ferite di difficile guarigione. la rendono una storia di sentimento che sa recare forti emozioni. Su un testo così coinvolgente a livello emozionale Alessio Pizzech con la sua regia ha impresso un marchio indelebile ricorrendo, oltre che a un ottimo cast ben diretto, a una serie di invenzioni ricche di momenti simbolici resi tali grazie alla semplice ma tutt’altro che semplicistica scenografia di Andrea Stanisci, anche costumista, attraversata dai geniali tagli di luce di Eva Bruno.
Molto applaudito dal pubblico, lo spettacolo resterà in scena fino a domenica 1° marzo. In calce all’articolo il trailer dello spettacolo, i crediti e le info per acquisto biglietti.
Visto il giorno 25 febbraio 2026
(Carlo Tomeo)
Un sogno a Istanbul. Ballata per Tre Uomini e una Donna di Alberto Bassetti liberamente ispirato al romanzo “La cotogna di Istanbul. Ballata per tre uomini e una donna” di Paolo Rumiz, edizioni Feltrinelli – con Maddalena Crippa, Maximilian Nisi e con Mario Incudine e Adriano Giraldi – regia Alessio Pizzech – scene e costumi Andrea Stanisci – musiche originali di Mario Incudine eseguite dal vivo – luci Eva Bruno – foto Elia Pozzan – produzione La Contrada Teatro Stabile di Trieste
STAGIONE 2025 | 2026
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