
© Barbara Rocca
3 | 15 marzo
TRILOGIA DEL BENESSERE
testo e regia Renato Sarti
con Astrid Casali, Renato Sarti, Michelangelo Canzi
scene e costumi Carlo Sala
musiche originali Carlo Boccadoro
consulenza audio Hubert Westkemper
assistente alla regia Massimiliano Acerbi
riprese video Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti
voce registrata Omero Antonutti
produzione Teatro della Cooperativa
sostenuto da Next – Laboratorio delle idee per la produzione e programmazione dello spettacolo lombardo – Edizione 2024/2025
Dal 3 al 15 marzo al Teatro della Cooperativa, nel solco della drammaturgia contemporanea, Trilogia del benessere, scritto, diretto e interpretato da Renato Sarti, in scena, per la prima volta con Astrid Casali, e Michelangelo Canzi, è uno spettacolo in tre episodi, una sorta di sacra rappresentazione, che cerca di andare a fondo della violenza e del dolore, alla ricerca di un riscatto.
Nelle periferie del mondo, una buona parte della popolazione mondiale vive nell’indigenza, mentre una sempre più ristretta cerchia di privilegiati sguazza nello sfarzo e nello spreco, accumulando spropositate quantità di denaro. Non ha importanza chi in un’altra vita attraverserà la cruna dell’ago per giungere in paradiso; è qui in Terra che spesso si vive l’inferno. Mentre spot, programmi televisivi e social dispensano felicità, anziani, donne, ragazzi, tra abbandono, disoccupazione, violenza, droga vivono tragedie di ordinaria quotidianità; vittime sacrificali di un rito collettivo, che si consuma attorno ai sacri totem dei media.
Trilogia del benessere è composta da tre atti unici:
• Libero (Battesimo): un bimbo nato in carcere, figlio delle disastrose conseguenze di un rapporto fra il drogato Tino e la “sua” prostituta Maria.
• Spartaco (Comunione): un tossicodipendente si buca in diretta, nuova triste star di un reality televisivo spinto all’estremo.
• Buon Natale (Estrema unzione): Pasquale e Natalia, due anziani abbandonati dai figli e dal mondo intero, attendono la festa della natività a modo loro.
Libero è andato in scena al Piccolo Teatro di Milano nel 1989, con la regia di Giorgio Strehler; Spartaco al Teatro Parioli di Roma nel 1993, con la regia di Sarti.
«Ho letto i suoi testi, che mi hanno molto colpito, soprattutto Libero che, dei due, è quello che mi è piaciuto di più: per l’incalzare, veramente perfetto, del dialogo, per quel doppio piano che trovo magnificamente riuscito fra una realtà, colta in tutti i suoi aspetti anche esterni, naturalistici, e un’altra realtà, sotterranea e in qualche modo eterna oppure librata al di sopra del tempo, una realtà di sofferenza attuale ma anche antica, direi arcaica. Non direi affatto che il Suo sia un teatro naturalistico, ma piuttosto è una specie di sacra rappresentazione, che cerca di andare al fondo della violenza e del dolore, alla ricerca di un riscatto.»
Claudio Magris, Trieste, 18 febbraio 1989
NOTE DI REGIA
Quando l’autore è in vita la drammaturgia è materia viva, che difficilmente si cristallizza, ma si presta a una gestazione plurima, in continua evoluzione.
Per Trilogia del benessere questo per me è stato ancora più vero e l’esigenza di una nuova scrittura del testo è sorta fin dalla messa in scena del primo dei suoi tre atti unici, Libero, diretto magistralmente da Giorgio Strehler al Teatro Studio nel 1989, anche grazie alle attente osservazioni degli addetti ai lavori, che ne sottolineavano il “verismo”, descrivendolo come una “’trance de vie’ dei nostri giorni”. Nel collocare questo testo all’interno di un modo di fare teatro spietatamente realistico, quasi cinematografico-televisivo, a pochi era sorto il dubbio (compreso a me che ne ero l’autore) che, invece, nel profondo aspirava a una dimensione differente. Insomma, sono rimasto per anni in dubbio, quasi tormentato dal pensiero di come questo lavoro, uno dei miei primi, avrebbe dovuto essere messo in scena, fino alla scrittura drammaturgica di oggi, che ne cambia l’essenza. E poi c’è un altro elemento che ha concorso alla nuova versione, la considerazione che i temi affrontati e le situazioni tratteggiate dal testo non solo sono ancora attuali, ma in alcuni casi si sono addirittura amplificati nella loro drammaticità: lo sfruttamento sessuale e la violenza sulle donne; l’incremento (e oserei dire la normalizzazione) dell’assunzione, soprattutto dei giovani, di sostanze stupefacenti di ogni tipo; il fenomeno sempre più esteso dell’abbandono degli anziani, destinati a passare gli ultimi anni della loro vita in solitudine o, nei casi migliori, in strutture assistenziali, che, troppo spesso, rimangono luoghi tristi e disumani. Insomma, chi vive ai margini della società, nella miseria materiale e morale o nell’indigenza completa, fa sempre più da contrappunto tragico al mondo del cosiddetto “benessere”, del consumismo più sfrenato e dello spreco per lo spreco a tutti i costi. Un mondo in cui l’usa e getta si è fatto religione. Laica per quanto si vuole, ma sempre religione. Il ritrovamento, durante la pandemia, di una lettera che ai tempi mi aveva inviato Claudio Magris, mi ha fatto come scattare una molla che ha messo rapidamente in moto il desiderio – che per il mio modo di concepire il lavoro teatrale si è tradotto in un’esigenza imprescindibile – di portare in scena il testo rinnovato alla luce dei cambiamenti sociali intervenuti nell’ultimo ventennio, dandogli inoltre un’impostazione nuova e diversa. Non solo a partire dall’allestimento, con un’estetica tesa a mettere in evidenza i drammi esistenziali dolorosamente vissuti dai personaggi attraverso elementi scenografici che diventano quasi iconografici e rifuggono da una bieca riproduzione da una realtà così com’è, ma soprattutto dal punto di vista drammatico e registico. Narrativamente la maggiore novità rispetto al testo originario consiste nell’aver imperniato la storia principale su una dinamica edipica, che in questo caso vede un rapporto incestuoso tra una figlia che si prostituisce e un padre che la sfrutta. Questo aspetto contribuisce a far deflagrare ancor di più rispetto a prima il garbuglio psicologico dei personaggi, spostando su un piano ancor più scivoloso le logiche, già di per sé estremamente travagliate e perverse, dei rapporti. Significativo anche il cambiamento del personaggio di Spartaco, che nella nuova versione drammaturgica non è più un migrante di mezza età, che vive in una situazione ai limiti della clandestinità, ma uno dei tanti ragazzi che, non trovando collocazione in una società distorta dai social e dai media, tutta tesa al consumismo e allo spreco, priva di valori, trova nell’abuso di ogni tipo di stupefacente una forma di ribellione sociale e la sola dimensione vivibile. Dal punto di visto registico il cambiamento più significativo riguarda l’aspetto interpretativo. L’intento è quello di distanziarsi da una resa realistica, a favore di una recitazione precisa, non emozionale, brechtiana, epica e distaccata, con l’obiettivo di trascendere il piano dell’attualità verso una dimensione ancestrale. Renato Sarti
LICIA Stagione 2025|2026
TEATRO DELLA COOPERATIVA
via privata Hermada 8 – Milano – info e prenotazioni- Tel. 02 6420761
info@teatrodellacooperativa.it–www.teatrodellacooperativa.it
BIGLIETTERIA
da martedì a venerdì 17.00 – 19.00
sabato 18.00 – 19.30 (nei giorni di replica)
domenica 15.00 – 16.30 (nei giorni di replica)
Il ritiro dei biglietti potrà essere effettuato fino a 30 minuti prima dell’inizio dello spettacolo. I biglietti sono acquistabili anche online sul circuito Vivaticket.
ORARI SPETTACOLI
martedì, venerdì e sabato ore 20.00 – mercoledì ore 20.30 – giovedì ore 19.30 – domenica ore 17.00 – lunedì riposo
BIGLIETTI
intero 20 € – riduzioni convenzionati 15 € – under 27 10 € – over 65 12€
giovedì biglietto unico 12 €
diritto di prenotazione 1 € (non applicato agli abbonamenti e ai biglietti acquistati online)
ALTRE RIDUZIONI
gruppi (10 o più) 12 € – Vieni a Teatro/Agis 12 €
a Teatro in bicicletta 8 € mostrando in cassa un dispositivo di protezione (caschetto o luce segnaletica led)
scuole di teatro 10 € con tessera della scuola
disabili 9 € + accompagnatore (se obbligatorio) omaggio
Abitare e UniAbita 9 €
MM3 Maciachini / MM2 Lanza + tram 4 (fermata Niguarda Centro)
MM5 Ca’ Granda + autobus 42, 52
autobus 42, 51, 52, 83, 166, 172, BikeMi 313 (V.le F. Testi), 315 (Ca’ Granda), 322 (M5 Ca’ Granda)
(L’articolo è una condivisione del comunicato dell’Ufficio stampa del Teatro della Cooperativa di Milano)
