
In prima nazionale
TAP – La registrazione
dal 5 al 22 marzo
un progetto Amadio/Fornasari
di Stephen Belber
traduzione e regia Bruno Fornasari
foto Lorenza Daverio
con Tommaso Amadio, Camilla Pistorello, Umberto Terruso
scena e luci Fabrizio Visconti
costumi Mirella Salvischiani
produzione Teatro Filodrammatici di Milano
con il sostegno di Fondazione Cariplo – NEXT Laboratorio delle idee per la produzione e programmazione dello spettacolo lombardo 2025/2026
Un motel, tre ex compagni di liceo, un’accusa di violenza sessuale, un passato che interroga la memoria alla ricerca di un verdetto.
Al Teatro Filodrammatici di Milano arriva Tape – La registrazione, di Stephen Belber. Una produzione Teatro Filodrammatici per la regia di Bruno Fornasari, che nel nuovo progetto Amadio/Fornasari si misura col testo del drammaturgo statunitense portato al cinema nel 2001 da Richard Linklater.
In una stanza di motel, Jon, aspirante regista con degli ideali, incontra il suo vecchio amico Vince, un pompiere nevrotico e intossicato dall’alcol. I due non si vedono dai tempi del liceo. Tra battute e provocazioni, la conversazione prende una brutta piega: Vince insiste su un episodio del passato in cui Jon avrebbe avuto un rapporto sessuale ambiguo con Amy, allora fidanzata di Vince. Le cose si complicano quando Amy arriva nella stanza, inaspettatamente.
Tape è un testo teso e incalzante che scava nei meccanismi della memoria, nel bisogno di verità e nella violenza sotterranea dei rapporti affettivi.
In un tempo in cui parole come consenso, abuso, colpa continuano ad occupare il dibattito pubblico, Stephen Belber firma un dramma contemporaneo essenziale e crudele, che mette a nudo le contraddizioni morali di una generazione, costringendo i personaggi, e con loro il pubblico, a chiedersi: cosa significa davvero assumersi la responsabilità di ciò che si è fatto, o che si è lasciato accadere?
NOTE DI REGIA
Dopo l’errore di Bruno Fornasari
“In una stanza di motel tre ex compagni di liceo si ritrovano a confrontarsi, dopo anni, su un episodio ambiguo del passato, mettendo in crisi ricordi, versioni dei fatti e relazioni. Nel confronto tra Jon, Vince e Amy la memoria non appare mai neutrale, ma continuamente riscritta dal tempo, dal desiderio di giustificarsi e dal bisogno di trovare una verità condivisibile. Anche se il testo di Belber presenta dei personaggi poco più che ventenni, per il nostro spettacolo ho scelto degli interpreti più maturi. È una decisione che non altera la struttura dell’opera, ma che ho creduto necessaria per rafforzare un nucleo tematico per me molto attuale. Tape non è infatti il racconto di un conflitto giovanile, bensì una riflessione sulla persistenza del passato e sul modo in cui la responsabilità personale potrebbe, o dovrebbe, col tempo, servire a qualcosa. L’aumento dell’età scenica rende infatti più evidente che il conflitto tra i ruoli non riguarda soltanto ciò che è successo, ma il tempo trascorso senza che quel fatto sia stato davvero affrontato. Le parole dei personaggi non appartengono più all’istinto dell’immaturità, ma al territorio più complesso dell’età adulta, dove il silenzio, la rimozione e l’autoassoluzione hanno avuto anni per sedimentarsi. In questo modo, ogni confessione e ogni tentativo di ridefinire il passato acquistano un peso diverso: non sono più solo il dubbio di un errore giovanile, ma l’indizio di una responsabilità rimasta sospesa. Lo scarto anagrafico introduce anche un ulteriore livello di lettura, perché i tre personaggi in scena appartengono a quella generazione che sta diventando, o è già diventata, genitore. Una generazione cresciuta in un’epoca di maggiore dinamica di comunità e minore pressione mediatica, ma non per questo di maggiore consapevolezza. Una generazione che si trova oggi a educarne un’altra senza la garanzia d’aver elaborato fino in fondo i propri errori. Se il passato non viene affrontato, rischia di trasformarsi in modello implicito e la difficoltà di assumersi la responsabilità di ciò che è accaduto non resta confinata alla sfera privata, ma si riflette nella trasmissione, o nella mancata trasmissione, di valori di empatia, rispetto e ascolto. In questo senso, quel che accade nel motel non è soltanto un confronto tra tre individui, ma il ritratto di una generazione che deve misurarsi con la propria memoria prima di poter chiedere ad altri di essere migliori”.
Teatro Filodrammatici di Milano
Piazza Paolo Ferrari, 6
(angolo via Filodrammatici)
Stagione 2025/2026
S.C.L.E.R.O. – Se Cala L’Empatia, Ritrovarsi Ossigena
Direzione artistica
Tomaso Amadio e Bruno Fornasari
Orario spettacoli
Mar.-sab. 20.30, mer. 19.30, dom. 16.00
Tariffe
Intero €25, under30/over65 €15, università €11,50, convenzioni €14
Biglietteria
Tel. +39 02 36727550
biglietteria@teatrofilodrammatici.eu
Social
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IG @teatrofilodrammaticimilano
(L’articolo è una condivisione del comunicato dell’Ufficio stampa del Teatro Filodrammatici di Milano)
