
dal 3 al 15 marzo 2026
Dal romanzo di Marco Balzano
Resto qui
regia Francesco Niccolini
con Arianna Scommegna e Mattia Fabris
Al Teatro Studio Melato, dal 3 al 15 marzo, Francesco Niccolini firma la regia di Resto qui, tratto dal romanzo di Marco Balzano. È la storia di una coppia di sudtirolesi di lingua tedesca, diventati italiani alla fine della Prima guerra mondiale, a Curon in Val Venosta, tra gli anni del ventennio fascista e la costruzione della diga che avrebbe sommerso il paese, lasciando solo la punta del campanile a perenne memoria dell’accaduto. Protagonisti dello spettacolo – una coproduzione Teatro Stabile di Bolzano e Piccolo Teatro –, Arianna Scommegna e Mattia Fabris.
Le recite del 7, 8, 14 e 15 marzo sono sovratitolate in inglese e in italiano a cura di Prescott Studio. Le repliche del 7 e 8 marzo sono parte del progetto Piccolo Aperto realizzato con il contributo di Fondazione di Comunità Milano.
A partire da Resto qui, romanzo di Marco Balzano edito da Einaudi nel 2018, prende forma, con la regia di Francesco Niccolini, un racconto teatrale a due personaggi e molte più voci, affidato ai corpi e all’interpretazione di Arianna Scommegna e Mattia Fabris.
La vicenda di Trina ed Erich – testimoni, vittime e, talvolta, anche carnefici della propria storia – incrocia quella del paese di Curon, in Val Venosta, a pochi chilometri dal confine con Austria e Svizzera, sommerso dalla diga inaugurata nel 1950, settantasei anni fa: un’opera che ha cancellato la vita di centinaia di famiglie, sopravvissute al fascismo, a due guerre mondiali e alla scelta forzata tra restare italiani o emigrare in Germania.
I personaggi, marito e moglie, raccontano ciascuno la propria versione: tra Fontamara e Rashomon, prospettive in parte sovrapponibili, in parte divergenti, che finiscono per comporre un quadro doloroso, ma attraversato da una tenace dignità, a dimostrare che si può perdere una battaglia senza essere sconfitti.
Scrive Francesco Niccolini, autore e regista del testo: «Attraverso un incastro drammaturgico di parti narrate e dialoghi, si dipana questo ennesimo pasticciaccio brutto della storia d’Italia. Un allestimento semplice, snello: come avrebbe scritto Melville, antico e malinconico. Storia di mani sporche e tenacia, rabbia, violenza e rimorsi. Disegni. Storia di donne e uomini semplici che non hanno accettato la resa e ora – davanti al Tribunale dell’Umanità e per una figlia che non c’è più – ripercorrono la loro lunga e umiliante sconfitta».
«L’esperienza», scrive l’antropologo Victor Turner in Dal rito al teatro, «è […] sia un “vivere attraverso” che un “pensare all’indietro”»: affinché possa dirsi realmente compiuta, richiede, infatti, «un atto creativo di retrospezione, nel quale agli eventi e alle parti dell’esperienza viene attribuito un significato». È proprio dal sorgivo zampillare della vocazione a pensare all’indietro, essenziale tramite per guardare al presente con il filtro rivelatorio della distanza, che prende forma lo spettacolo Resto qui, in una screziata commistione di scena e letteratura, oralità e scrittura narrativa, evocazione e ricerca documentaria. La storia “sommersa” di cui ci fa dono, con partecipe tensione affabulatoria intrisa di pietas e sobrietà, Marco Balzano con il suo omonimo romanzo è ripercorsa da Francesco Niccolini e diventa un toccante e antiretorico scavo nelle ferite della memoria incarnato nelle parole, nei gesti e nei corpi di Arianna Scommegna e Mattia Fabris. Cristallino esempio di un teatro di narrazione civile e comunicativo, la messinscena si affida all’arte del racconto – alla sua capacità di riattivare i fatti accaduti e di dare loro un senso, stabilendo nessi e tracciando coordinate – per presentare una vicenda del secolo scorso che continua a parlarci (e a parlare di noi): le sofferenze, le vicissitudini e l’ingiustizia vissute dalla coppia formata da Trina ed Erich si affrancano da una dimensione privata per acquistare, invece, una valenza comunitaria che, a partire dalla dolorosa esperienza collettiva di un paese (Curon in Val Venosta) e dall’intreccio tra lo sgretolarsi del rapporto con la lingua madre e la perdita della propria casa (Heimat), non smette di interrogarci, ricordandoci al contempo come non esista «cultura che non si fondi su un patrimonio condiviso di racconti» (Gerardo Guccini).
OLTRE LA SCENA
| PAROLE IN PUBBLICO – DOBBIAMO PARLARE!
La compagnia di Resto qui incontra Marco Balzano
La lingua come scelta e come destino, il peso della Storia che si inscrive nei corpi, la memoria come atto di responsabilità. Il serbatoio tematico di Resto qui è al centro di un incontro conversazione tra Marco Balzano, autore del romanzo, e Francesco Niccolini, Arianna Scommegna e Mattia Fabris – rispettivamente regista e interpreti dello spettacolo. Un dialogo tra scena e pagina scritta, tra la scrittura e i corpi che la attraversano, per interrogare ciò che resta – e ciò che si trasforma – nel momento in cui il romanzo diventa presenza. Modera l’incontro Roberta Carpani, docente di Discipline dello Spettacolo all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Martedì 3 marzo, al termine della replica, Teatro Studio
con Marco Balzano, Mattia Fabris, Francesco Niccolini, Arianna Scommegna. Modera Roberta Carpani.
| CHI È DI SCENA?
A pochi minuti dal “chi è di scena”, il pubblico e operatrici e operatori del teatro hanno l’occasione di incontrarsi in un momento di confronto informale sui temi di Resto qui.
Martedì 10 marzo, ore 18, foyer Teatro Studio
Piccolo Teatro Studio (Via Rivoli, 6 – M2 Lanza), dal 3 al 15 marzo 2026
Resto qui
di Marco Balzano
adattamento teatrale e regia Francesco Niccolini
con Arianna Scommegna e Mattia Fabris
scene Antonio Panzuto
costumi Emanuela Dall’Aglio
luci Alessandro Verazzi
musiche originali Dimitri Grechi Espinoza
produzione Teatro Stabile di Bolzano, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
Orari: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica, ore 16.
Lunedì riposo.
Durata: un’ora e 15 minuti senza intervallo.
Prezzi: platea 40 euro, balconata 32 euro
Informazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org
(L’articolo è una condivisione del comunicato dell’Ufficio stampa del Piccolo Teatro di Milano)
