“Orlando” al Teatro Sudio Melato, Milano – Recensione

    “Orlando” al Teatro Sudio Melato, Milano – Recensione

    Anna Della Rosa è in scena questa settimana allo Studio Melato con lo spettacolo “Orlando” di cui Fabrizio Sinisi ha scritto la drammaturgia unendo il romanzo omonimo di Virginia Woolf ad alcuni passaggi del carteggio tra la stessa e la scrittrice Vita Sackville-West per la regia di Andrea De Rosa. La scena, costruita da Giuseppe Stellato, ha come elemento di spicco il tronco di un’enorme quercia, richiamo al poema scritto dal protagonista del romanzo della Woolf oltre a essere di riferimento alla passione per la botanica della Sackville-West. L’attrice, oltre a interpretare il ruolo della scrittrice che scrive all’amica amata, indossa anche i panni di Orlando in una serie di alternanze e rimandi che hanno il dono di rendere appassionante tutto il costrutto della rappresentazione.

    All’inizio Virginia Woolf si rivolge all’amica lodandone la scrittura che, se avviene di notte al chiaro di luna, sa essere più appassionante (non a caso questa frase è il titolo del carteggio “Scrivi sempre a mezzanotte”). E qui le esprime il desiderio, chiedendone il permesso, di scrivere un libro che possa illustrare al meglio “la lussuria della tua carne e la seduzione della tua mente”. La risposta affermativa dell’amica dà inizio alla scrittura di “Orlando”. Intanto i rintocchi di una campana annuncianti la mezzanotte sono accompagnati dai tagli di luce di Pasquale Mari che, con diverse gradazioni e colorazioni, sottolineano non solo lo scorrere del tempo ma anche i due momenti delle azioni distinguendo quelle delle parole di Virginia all’amica dalle altre in cui lei si fa protagonista del personaggio di Orlando quando attende invano l’amata che gli aveva promesso che sarebbe fuggita con lui.

    Ed è proprio la vicenda di Orlando a costituire la parte più appassionante dell’allestimento del regista Andrea De Rosa caratterizzata da forte dinamismo al quale Anna Della Rosa non si sottrae impegnando corpo e voce in un crescendo di energie che culmina nel finale travolgente. Com’è noto, nel romanzo Orlando è un giovane cortigiano alla corte di Elisabetta I che, rimasto colpito dalla bellezza di Sasha, figlia dell’ambasciatore russo la cui nave rimane incastrata nelle acque inglesi ghiacciate per la bassissima temperatura, inizia con lei una relazione. La donna alla fine lo abbandonerà gettandolo nella disperazione. Orlando, a distanza di anni, si recherà in Asia come ambasciatore e dopo una serie di missioni si addormenterà per sette giorni continuativi. Al risveglio si troverà trasformato in una donna. Dopo varie avventure vissute tra le campagne inglesi e la capitale alternando ambienti di basso ceto ad altri di altolocata estrazione sociale diventerà un’affermata poetessa e la sua opera più famosa si intitolerà “La Quercia” sottolineando quanta differenza ci sia tra una poesia e un romanzo dove la prima, nonostante sia più corta, richiede più tempo e impegno oltre a essere meno commerciabile rispetto al secondo.

    Il romanzo della Woolf, che è un’analisi dei rapporti di genere che attraversa quattro secoli partendo dal 1500 per terminare agli inizi del ‘900, era stato descritto dall’autrice come un “libriccino” per divertire l’amica. In realtà l’intenzione, sia pure non completamente acclarata, era anche quella di giustificare una relazione che per i tempi non era moralmente accettabile. La messa in scena di Andrea De Rosa vede in Anna Della Rosa più che encomiabili capacità nel dimostrarsi padrona della scena passando dai toni dolenti dell’uomo tradito nell’amore a quelli della donna che ha superato le convenzioni di una società retriva e da ogni imposizione maschilista. Perché, citando Sinisi, “Orlando è un inno a Vita e alla Vita, nonché la testimonianza di una speranza estrema: mentre la vita dei corpi finisce, quella delle parole è più lunga e diversa – abbatte i confini dei sessi, delle identità, perfino della morte.” E questo in scena avviene con un grido finale che, sia pure non tralasciando una nota d’ironia, è un’apoteosi di felicità per la libertà raggiunta segnando il punto più suggestivo del monologo. Alla fine fogli bianchi, simbolo di pagine scritte o rimaste immacolate, cadranno copiose dall’alto della quercia per coprire interamente il corpo di Virginia che ha ormai smesso di raccontare.

    Al termine dello spettacolo una lunga serie di applausi ha salutato Anna Della Rosa, ripetutamente chiamata in proscenio dal folto pubblico che si è dimostrato entusiasta. Repliche fino a domenica 22 febbraio. In calce il trailer, i crediti e le info per acquisto biglietti.

    Visto il giorno 17 febbraio 2026

    (Carlo Tomeo)

    Piccolo Teatro Studio Melato (Via Rivoli 6 – M2 Lanza), dal 17 al 22 febbraio 2026

    Orlando
    dal romanzo di Virginia Woolf 
    e dal carteggio tra Virginia Woolf e Vita Sackville-West

    Scrivi sempre a mezzanotte (Donzelli Editore) 
    drammaturgia Fabrizio Sinisi 
    traduzione Nadia Fusini 
    regia Andrea De Rosa 
    con Anna Della Rosa 
    scene Giuseppe Stellato 
    luci Pasquale Mari 
    suono G.U.P. Alcaro 
    costumi Ilaria Ariemme 
    assistente alla regia Paolo Costantini
    musica di scena Sinfonia n.6 Patetica di Pëtr Il’ič Čajkovskij 
    produzione TPE – Teatro Piemonte Europa

    photo Andrea Macchia

    Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16.

    Durata: 1 ora senza intervallo

    Prezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro

    Informazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org

    Categorie RECENSIONI

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