
MTM Teatro Litta – dal 24 febbraio al 15 marzo 2026
GLI UCCELLI
da Aristofane
drammaturgia e regia Filippo Renda
con Maria Canal, Simona De Leo, Lisa Mignacca, Eleonora Mina, Claudio Orlandini
scene e costumi Eleonora Rossi
cura delle animazioni Valeria Sacco
disegno luci Fulvio Melli
sound design Sofia Tieri
assistente alla regia Marialice Tagliavini
assistente ai costumi Giulia Trevisan
staff tecnico Stefano Lattanzio, Ahmad Shalabi, Davide Villa
responsabile di produzione Susanna Russo
produzione Manifatture Teatrali Milanesi
inserito nel Progetto Madre con il contributo di Fondazione Cariplo
foto Luca Del Pia
“Forse il compito oggi non è più quello di scoprire ciò che siamo, ma di rifiutare ciò che siamo.” Michel Foucault
Una commedia che reimpagina il desiderio di evasione come gesto politico e poetico. Un viaggio attraverso cieli immaginari e utopie ribelli alla ricerca di un altrove possibile.
Il protagonista Spietaldo è un uomo anziano, deluso dalla propria vita, dalla città e dal patto razionale su cui si fonda il suo mondo. Il suo sogno di evasione non nasce da uno slancio utopico, ma da una frustrazione profondamente aderente al sistema che lo ha generato. Spietaldo non sogna una liberazione, ma un rovesciamento: da servo a padrone, da escluso a dominatore. Il suo desiderio di rivoluzione è, in realtà, un desiderio di scalata. Una comunità fatta da giovani donne che incarnano la molteplicità ambigua e non lineare degli “uccelli” decide di accogliere Spietaldo e di offrirgli non un’alternativa, ma una giostra. Una sequenza rituale di eventi, travestita da ascesa trionfale, dove l’uomo potrà finalmente diventare tutto ciò che desidera in un intreccio di comicità e potenza evocativa: capo, profeta, re, dio. Ma è proprio portando fino all’estremo questa scalata che si disvela la sua natura illusoria. E allora, forse, può accadere la vera trasformazione. Il pubblico è chiamato a partecipare a questo rito non come testimone, ma come corpo sensibile immerso in un processo. La rivelazione – se avviene – non è prescritta. Non è spiegata. Può accadere o meno. L’unico compito del teatro, forse, è predisporre il campo.
Gli Uccelli nasce come riscrittura della celebre commedia di Aristofane, partendo da una lettura che fin dall’inizio opera un gesto di spostamento strutturale: non ci interessa riprodurre l’impianto satirico dell’originale, né tantomeno attualizzarne il contenuto secondo logiche didascaliche. Ci interessa, piuttosto, utilizzare l’archetipo narrativo – due uomini in fuga dalla città che decidono di fondare un nuovo ordine tra gli uccelli – come base per una riflessione più ampia sul desiderio, sul potere e sulle possibilità (o impossibilità) di una reale trasformazione del sé e del mondo.
“La giostra non gira in tondo: avvita il tempo. Non è un cerchio chiuso, è una spirale. Non ripete, trasforma. Ogni giro è lo stesso, eppure non è mai identico.” Michel Serres
Note di regia
Negli ultimi anni il mio lavoro ha incontrato più volte il mito e i classici. Non per metterli in scena come patrimonio da custodire, né per attualizzarli con un gesto illustrativo, ma perché in quei testi antichi riconosco una qualità rara: parlano dell’essere umano prima che diventi psicologia, prima che diventi opinione. Con Le Baccanti, con Medea, e ora con Gli Uccelli, mi interessa tornare lì: a un teatro che non spiega i comportamenti, ma li espone. Un teatro in cui i corpi vengono messi alla prova, in cui le azioni sono reali, in cui lo spazio non è una scenografia ma una forza che reagisce a questi corpi. Lo spettacolo nasce da questa fiducia molto semplice: che il senso emerga dal fare, non dallo speculare. Per questo Gli Uccelli comincia con un’immagine quasi elementare: un uomo bendato, trascinato, fatto inciampare, guidato da presenze che non riesce a vedere. Non sa dove si trova, non controlla la direzione, perde continuamente l’equilibrio. Mi interessa che il suo ingresso non sia psicologico ma fisico. Prima ancora di conoscere le sue idee, vediamo il suo corpo disorientato. Per me il teatro comincia qui: quando un corpo smette di dominare lo spazio e deve imparare ad ascoltarlo. (Filippo Renda)
La materia prima
Durante le prove ci siamo accorti che non volevamo “far finta” di fare le cose. Se in scena si costruisce una città, volevamo che fosse una costruzione reale, con peso e fatica; che i corpi sudassero, che gli oggetti opponessero resistenza. Quando gli uccelli fondano la loro nuova comunità, non volevamo una metafora della fondazione: volevamo la fatica concreta del costruire, del sollevare macerie, del mescolare la malta, dello “spaccarsi la schiena”. Abbiamo cercato di non raccontare una prigione, ma di produrla materialmente, con i nostri corpi. Sentito che il teatro entra in un processo artistico quando dispone resistenze, attrito, quando non si adagia sulla comodità o sul virtuosismo. Quando non si concentra sugli effetti che deve generare, ma sul presente che deve abitare.
Il tempo
Anche il tempo segue questa logica. Non abbiamo cercato una narrazione veloce o brillante. Al contrario, alcune azioni restano, insistono, si ripetono. I canti si dilatano. Le trasformazioni accadono lentamente, sotto gli occhi di tutti. Mi interessa che anche lo spettatore attraversi un piccolo attrito: un momento di attesa, di sospensione. Perché è spesso in quello spazio che il palco può diventare uno spazio cavo, uno specchio che ci inghiotte e ci propone un’immagine di noi stranamente sconosciuta. Il tempo della scena arretra verso qualcosa di più arcaico, si mitologico.
Il coro come comunità
Il cuore dello spettacolo è la tensione che Spietaldo, col suo arrivo, crea con la comunità delle donne-uccello, un coro che è, nelle intenzioni, un unico personaggio, un organismo collettivo. A volte accudiscono, a volte ingannano, a volte costruiscono, a volte si difendono. Sono insieme natura e società, istinto e pensiero. In loro c’è l’idea di una comunità che vive senza possesso, senza gerarchie, senza la necessità di primeggiare. Una comunità che può ancora dire “né schiavi né padroni”. Dopo aver lavorato sulle Baccanti e su Medea, mi accorgo che torno spesso a questa figura: il gruppo femminile come luogo di sapere antico, non addomesticato, non ancora separato dal corpo e dal ritmo.
Il comico
In Gli Uccelli il comico è molto presente. Ma non è un alleggerimento. È un modo per avvicinarsi alla verità. Il potere, quando lo guardi da vicino, è sempre un po’ grottesco. Fa ridere perché è sproporzionato. Le giostre, i travestimenti a vista, i pupazzi, i ministri caricaturali, i personaggi che si moltiplicano e si rimpiccioliscono nascono da questa intuizione: il potere è teatrale per natura, e proprio per questo fragile. C’è un momento in cui Spietaldo viene trascinato dentro un vortice di figure che sembrano repliche di sè stesso; più il suo ego cresce, più lo spazio attorno a lui si stringe, fino quasi alla claustrofobia. È una scena che fa sorridere e inquietare insieme. Ridiamo, ma sentiamo anche che qualcosa si sta spezzando.
Spietaldo
All’inizio Spietaldo cerca soltanto pace. Vuole un luogo dove respirare, dove vivere con semplicità. Questa sua domanda è sincera. Il problema nasce quando il desiderio di pace si trasforma lentamente in desiderio di controllo. Quando dall’idea di “trovare un posto” si passa all’idea di “costruire una città”, poi di “governarla”, poi di “difenderla”, poi di “dominarla”. Non mi interessava raccontare un tiranno già formato. Mi interessava osservare come si diventa tiranni, quasi senza accorgersene. Ogni volta che Spietaldo guadagna potere perde una relazione. Scaccia, picchia, isola, sospetta. Alla fine resta solo con la propria voce che rimbomba nel vuoto. C’è un verso del coro che mi sembra riassumere bene questo destino: “sei salito tanto in vetta che senti solo l’eco della tua laringe”. È un’immagine che mi commuove: il potere come solitudine sonora.
Per chi guarda
Desidero che questo spettacolo inviti gli spettatori a “restare”: ad attraversare insieme a noi questa costruzione e questa rovina; ad osservare i corpi che si affaticano, che cantano, che si difendono, che sbagliano. Alla fine resta una sensazione più che una tesi: la percezione fisica di quanto sia sottile la linea tra il desiderio di protezione e la volontà di dominio. Per me il teatro continua a essere questo: un luogo dove pensiero e carne non sono separati, dove le idee passano attraverso il peso dei corpi, e dove, per qualche momento, possiamo guardare l’umano nella sua nudità più antica.
Il linguaggio del teatro di figura – cura delle animazioni – Valeria Sacco
L’ideazione delle figure, si affianca a tutte le componenti dello spettacolo per attivare la predisposizione dello spettatore ad “abbandonarsi” alla percezione e a rimandare il più possibile il momento della “ricerca della soluzione”. I linguaggi del teatro di figura sono uno strumento a servizio della Visione: alle marionette, alle maschere è affidato il compito di incarnare la materia psichica della scena e di essere, al tempo stesso, artefici e vittime della spirale di illusioni che fin dai primi istanti ruota attorno a Spietaldo. La figura è inganno manifesto, tangibile, ha la capacità di rendere visibile l’invisibile, è una soglia davanti alla verità più profonda dell’animo umano. Una verità che nulla ha a che vedere con la luminosità della parola e con l’atto di comprendere. Una verità che è tale proprio perchè indicibile, contradditoria, inafferrabile.
Gli uccelli – in greco antico Ὄρνιθες?, Órnithes è una commedia dell’autore greco Aristofane, messa in scena per la prima volta alle Grandi Dionisie del 414 a.C., dove ottenne il secondo posto
L’interpretazione simbolica
L’opera venne messa in scena nel 414 a.C., quando era da poco cominciata la spedizione ateniese in Sicilia, un’impresa che si sarebbe risolta in una disfatta totale per Atene, imprimendo così una svolta negativa alla guerra del Peloponneso. A partire da questo dato storico, gli studiosi in passato hanno ipotizzato (in maniera probabilmente eccessiva) tutta una serie di simboli nella trama dell’opera. Nubicuculia è stata interpretata come la spedizione in Sicilia (vista come un’impresa troppo ambiziosa), gli uccelli come gli Ateniesi e gli dei come i nemici di Atene, ossia Siracusa e Selinunte (nonché la stessa Sparta). Anche in Pisetero alcuni studiosi hanno visto una allegoria di Alcibiade
Un’opera di evasione
La critica più recente però rigetta le precedenti tesi come un eccesso interpretativo. Gli uccelli viene oggi considerata un’opera di evasione, che sbriglia liberamente la fantasia, anche grazie alla presenza di uccelli parlanti che accentuano il tono favolistico della storia. L’opera non prende di mira alcun personaggio della Atene di quei tempi, né alcun problema sociale (benché anche qui non manchino riferimenti a persone e fatti contemporanei), presenta però una delle trame più immaginifiche e sapientemente strutturate di tutto il teatro di Aristofane, raccontata con uno stile elegante e con canti corali di grande afflato lirico
Il coro degli uccelli
I cori delle commedie di Aristofane sono in genere formati da 24 coreuti tutti mascherati e truccati allo stesso modo. Il coro degli Uccelli è invece molto variopinto, poiché ogni coreuta rappresenta un uccello diverso. Nell’opera viene fornito l’elenco dei 24 uccelli rappresentati dal coro: la pernice, il francolino, il fischione, il martin pescatore, il passero, la civetta, la ghiandaia, la tortora, l’allodola, la cannaiola, la monachella, il colombo, il grifone, lo sparviere, il colombaccio, il cuculo, la pettegola, il fiorrancino, il pollo sultano, il gheppio, il tuffetto, lo zigolo, il gipeto e il picchio. Un venticinquesimo uccello appare invece tra i personaggi: l’upupa.
Teatro Litta
da martedì a sabato ore 20.30 – domenica ore 16.30
intero € 30,00 – convenzioni € 24,00 – ridotto Arcobaleno (per chi porta in cassa un oggetto arcobaleno) € 24,00 – Under 30 e Over 65 € 17,00 – Università € 17,00 – scuole di Teatro € 19,00 – scuole civiche Fondazione Milano, Piccolo Teatro, La Scala e Filodrammatici € 11,00 – Scuole MTM € 10,00 – ridotto DVA € 15,00 tagliando Esselunga di colore ROSSO
Info e prenotazioni biglietteria@mtmteatro.it – 02.86.45.45.45
Abbonamenti: MTM Ritrovarsi a volare, MTM Ritrovarsi a volare Over 65, MTM Ritrovarsi a volare Under 30 x4 spettacoli
Biglietti sono acquistabili sul sito www.biglietti.mtmteatro.it e sul sito e punti vendita Vivaticket. I biglietti prenotati vanno ritirati nei giorni precedenti negli orari di prevendita e la domenica a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
(L’articolo è una condivisione del comunicato dell’Ufficio stampa delle MTM Manifatture Teatrali Milanesi di Milano)
