
Una casa della periferia di Londra è l’ambientazione della commedia di Harold Pinter in scena al Piccolo Teatro Grassi per la regia di Massimo Popolizio anche presente come protagonista. Il suo ruolo è quello di Max, un ex macellaio in pensione ed esperto di cavalli da corsa, che vive insieme ai figli Lenny (Christian La Rosa), con un passato da magnaccia alle prese anche lui con le scommesse ma con meno fortuna e Joey (Alberto Onofretti) aspirante pugile in continuo allenamento ma con scarsi risultati. Un quarto personaggio della casa è il fratello di Max, Sam (Paolo Musio) un tassista in proprio che si vanta di essere particolarmente apprezzato dai clienti grazie ai suoi modi gentili. Di gentilezza, in realtà, nella casa ce n’è poca, essendo tutti di rudi maniere, a partire dal capofamiglia, uomo che, forte di essere l’unico a possedere una fonte di reddito sicuro, tiene ad affermare la propria supremazia tiranneggiando i parenti con atteggiamenti volgari peraltro imitati anche dai figli. Meno grossolani sono quelli del succube Sam più che altro perché timoroso degli sbalzi d’umore del fratello. Il disordine mentale dei componenti la famiglia si ritrova anche nel modo sciatto in cui è arredata la casa nella quale troneggia simbolicamente la poltrona di Max. Gli altri arredi (un tavolo con sedie, un sofà, un frigorifero e un mobiletto con un grammofono) sono disposti in una scena in cui si impone sul fondo a sinistra una lunga scala che conduce al piano superiore dove si trovano le camere da letto. Sul fondale, a sovrastare la porta d’ingresso e a ricordare il mestiere di Max, è fissata la testa di una mucca mentre sulla parete a sinistra è agganciato un quadro riflettente l’immagine della Regina Elisabetta come appariva nelle foto della metà degli anni ’60 (è appena il caso di ricordare che la prima rappresentazione della commedia avvenne nel 1965).

Il tran-tran quotidiano della famiglia verrà di lì a poco scombussolato dall’arrivo dagli Stati Uniti del terzo figlio, Teddy (Eros Pascale), professore di filosofia venuto in viaggio in Europa dopo sei anni di assenza insieme alla moglie Ruth (Giorgia Salari) da far conoscere al padre e ai fratelli. La comparsa della donna si rivela essere una novità per la casa, fino ad allora abitata solo dagli uomini, dopo la morte di Jessie, moglie, madre e cognata dei cinque. È contento Max attorniato dalla famiglia ricomposta (“Che direbbe Jessie se fosse ancora viva? Seduta qui coi suoi tre ragazzi e una nuora incantevole?). A una prima favorevole e anche festosa accoglienza, che, specialmente da parte di Lenny, appare fin da subito piuttosto volgare, la sua presenza inizia a sconvolgere gli equilibri famigliari e, dopo i primi modi di fare che all’inizio appaiono essere di affettuosa amicizia, propri del parente acquisito, la donna inizia a spostare la propria attenzione su elementi volti ad affermare una sua inedita volontà, come il sedersi sulla fino ad allora intoccabile poltrona di Max e segno della supremazia dell’uomo o decidere di fare una passeggiata di notte e da sola per “prendere una boccata d’aria” .

Commedia dal genere difficilmente definibile non infrequente nei testi di Pinter dove una vicenda, che all’inizio può apparire credibile, si evolve in una situazione che sfiora il surreale ma che, se esaminata a fondo, anch’essa può avere una sua verosimiglianza una volta entrati totalmente nel contesto della storia che comunque non appare drammatica in quanto Popolizio vi ha conferito quell’ironia cara agli inglesi che contiene anche punte di comicità. E questo si rileva dalle reazioni del pubblico specialmente nel finale che il regista ha voluto modificare rispetto all’originale pinteriano. Una visione ironica della realtà fino a diventare grottesca come lo stesso Popolizio racconta nelle note di accompagnamento al programma di sala. “C’è qualcosa di Blow Up, naturalmente di Trainspotting, qualche piccola citazione dai fratelli Coen. È un mondo di riferimenti che, costruendo un Pinter oggi, non si può fare a meno di evocare”.

L’interpretazione del patriarca Max resa da Massimo Popolizio è magistrale. Sa alternare pigli irruenti intrisi di cinismo a modi di fare pacifici, quasi melliflui, pronto ad ascoltare quando gli fa comodo le ragioni degli altri che comunque considera in ogni caso suoi sottoposti (un esempio, in tal senso, è la disponibilità ad accogliere il suggerimento di Lenny a proposito del mantenimento di Ruth riconoscendo nel figlio la competenza in materia). Giorgia Salari sostiene con perfette capacità espressive il ruolo di Ruth, personaggio che è, su ammissione dello stesso regista, la vera protagonista della commedia, una donna volitiva che solo nel procedere della pièce rivela le sue ambizioni dopo aver capito le debolezze dei maschi di casa. Paolo Musio sa portare in scena con proprietà la vera psicologia del personaggio di Sam, un misto di paura, in quanto vittima delle angherie del fratello, e un anelito di romanticismo espresso nel ricordo della cognata Jessie di cui era segretamente innamorato. A tal proposito così la ricorda rivolgendosi a Max: “Eh sì che l’ho portata in giro un sacco di volte. La portavo col mio taxi. Jessie era una donna incantevole. Ma era tua moglie”. Christian La Rosa e Alberto Onofretti sono rispettivamente Lenny e Joe, entrambi asserviti alla volontà paterna e ipercinetici a dimostrazione della loro fragilità psicologica. In scena le parole sconce e gli insulti da tutti e per tutti i personaggi si sprecano. L’unico a esserne esente tranne un paio di perdonabili imprecazioni pervengono dall’ignavo Teddy, interpretato da un misurato Eros Pascale.
Lo spettacolo ha ricevuto ottima accoglienza con lunghi e prolungati applausi. Resterà in scena fino al 1° marzo. La replica di domenica 15 febbraio è arricchita da un touch tour dedicato al pubblico cieco e ipovedente, alla scoperta dei costumi e degli elementi scenografici, seguito dall’audiodescrizione dello spettacolo trasmessa in cuffia. L’audiodescrizione è realizzata grazie alla collaborazione con Centro Diego Fabbri ETS di Forlì, nell’ambito del Progetto Teatro No Limits.
In calce i crediti, il trailer e le INFO per acquisto biglietti.
Piccolo Teatro Grassi
Ritorno a casa di Harold Pinter
traduzione Alessandra Serra
regia Massimo Popolizio
con Massimo Popolizio
e con (in ordine alfabetico): Christian La Rosa, Paolo Musio, Alberto Onofrietti, Eros Pascale, Giorgia Salari
scene Maurizio Balò
costumi Gianluca Sbicca e Antonio Marras
luci Luigi Biondi
suono Alessandro Saviozzi
Foto Claudia Pajewski
produzione Compagnia Umberto Orsini, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa in collaborazione con AMAT Associazione Marchigiana Attività Teatrali e Comune di Fabriano
foto Claudia Pajewski
Orari: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica, ore 16; Lunedì riposo.
Durata: un’ora e 40 minuti senza intervallo.
Per info e prenotazioni: accessibilita@piccoloteatromilano.it
Prezzi: platea 40 euro, balconata 32 euro
Informazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org
Chi è di scena? A pochi minuti dal “chi è di scena”, il pubblico e operatrici e operatori del teatro hanno l’occasione di incontrarsi in un momento di confronto informale sui temi di Ritorno a casa di Harold Pinter, nuovo spettacolo diretto e interpretato da Massimo Popolizio. (giovedì 19 febbraio, ore 18, foyer Teatro Grassi)
Parole in pubblico – Dobbiamo parlare!: Massimo Popolizio incontra Oliviero Ponte di Pino: Di Harold Pinter si è detto che il suo è “il teatro della minaccia”, dal momento che le situazioni da lui descritte, apparentemente ordinarie e quotidiane, svoltano all’improvviso, trasformandosi in scenari grotteschi e inquietanti. È il caso anche di Ritorno a casa, dove il rientro in famiglia di un figlio che ha costruito la propria vita altrove è portatore di un inaspettato ribaltamento di ruoli. Ma Pinter permea i suoi testi anche di un’abbondante dose di humour e sarcasmo, una chiave che Massimo Popolizio non ha mancato di valorizzare nel proprio allestimento. Il regista e interprete (nel ruolo del patriarca Max) dello spettacolo ne parla con Oliviero Ponte di Pino, giornalista, scrittore, autore radiofonico, animatore culturale, curatore del programma di BookCity a Milano e fondatore del sito Ateatro.it. Modera l’incontro Roberta Carpani, docente di Discipline dello Spettacolo all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. (Mercoledì 25 febbraio, ore 18, Chiostro Nina Vinchi). con Massimo Popolizio, Oliviero Ponte di Pino. Modera: Roberta Carpani
