“La gatta sul tetto che scotta” al Teatro Franco Parenti – Recensione

“La gatta sul tetto che scotta” al Teatro Franco Parenti – Recensione

Dopo una lunga tournée è giunta a Milano la commedia “La gatta sul tetto che scotta” di Tennessee Williams per la regia di Leonardo Lidi infiammando in positivo il pubblico del Teatro Franco Parenti. Una commedia drammatica del celebre scrittore americano che dopo la prima stesura subì modifiche rese necessarie per renderla più accettabile alla censura che altrimenti non avrebbe concesso il suo visto a causa di uno dei temi trattati che palesava un amore di tipo omosessuale. Val la pena ricordare che gli USA erano in pieno periodo del maccartismo e la commedia ebbe la sua prima rappresentazione nel 1955 per la regia di Elia Kazan il quale, oltre a dirigere la pièce, aveva imposto all’autore alcuni cambiamenti non del tutto apprezzati dallo stesso. Per Williams la commedia divenne croce (perché dovette accettare suo malgrado le variazioni) e delizia (in quanto gli procurò il secondo premio Pulitzer della sua carriera oltre a ottenere il grosso successo di pubblico a Broadway con 693 rappresentazioni). A oscurare del tutto il tema dell’omosessualità provvide inoltre il film tratto dalla prima stesura della commedia e che aveva per interpreti principali Liz Taylor e Paul Newman perché l’immagine dell’attore, all’apice della popolarità, e parecchio amato soprattutto dal pubblico femminile, non sarebbe stata credibile se si fosse adombrata l’eterosessualità del personaggio da lui interpretato. Successivamente negli anni ’70 Williams rivide il testo che fu rappresentato per la prima volta nel 1974 ed è quello che ora è solitamente utilizzato.

La vicenda è ambientata nello Stato del Mississipi e si svolge nell’abitazione dei Pollitt il cui capofamiglia (Nicola Pannelli) è un ricco e rude proprietario terriero dal carattere fortemente impositivo che aveva lasciato la scuola a dieci anni per andare a lavorare e grazie alla forza di volontà e ai sacrifici aveva costruito un impero. È il giorno del suo 65° compleanno e sono pronti a festeggiarlo la mal sopportata moglie (Orietta Notari), il figlio Gooper (Giordano Agrusta) lì appositamente convenuto insieme all’invadente moglie Mae (Giuliana Vigogna) e ai loro cinque figli (in scena appare solo la prima di costoro, interpretata da Greta Petronillo). Gli altri due componenti la famiglia sono Brick, il figlio minore (Fausto Cabra), e sua moglie Maggie (Valentina Picello). Il primo è un ex calciatore e poi cronista sportivo che aveva abbandonato la professione dopo la morte per suicidio dell’amico e collega Skipper. Ora è alcoolizzato e deambula con una stampella a causa di un incidente subìto saltando di notte su un ostacolo di una pista da corsa. La donna, desiderosa di avere un figlio che possa aspirare all’eredità del suocero, si lamenta per la mancanza di rapporti sessuali, mentre Brick, che la ritiene responsabile della morte dell’amico, la sfugge invitandola a trovarsi un amante. Nel frattempo il padre è reduce da una serie di esami clinici resi necessari a causa di alcuni disturbi al colon che inizialmente sembravano essere negativi. La diagnosi verrà poi ribaltata nel corso della giornata e porrà tutti davanti a una nuova realtà in cui prenderanno corpo i litigi per la lotta all’eredità.

Three individuals in a minimalist, modern indoor space: two are dressed in minimal clothing, one sitting on the floor with a leg injury and the other crouching, while a third person in a light dress stands nearby, seemingly in conversation.

Il testo di cui uno dei temi appariva scomodo negli anni ’50, tanto che esso doveva essere tenuto in qualche modo, se non nascosto, almeno soltanto accennato, è al giorno d’oggi di grande attualità tanto da essere esibito in tanti modi e in diverse occasioni e questo almeno fin quando non si scontri con le idee politiche di esaltazione dei valori famigliari tradizionali che si vanno sempre più affermando con rinnovata potenzialità. Così, pur essendo la traduzione di Monica Capuani efficace nel dipingere con termini crudi una famiglia dalla bassa moralità, non c’è in realtà una chiara dichiarazione di amore omosessuale da parte di Brick che descrive il rapporto con Skipper come un’amicizia di natura pura e lo fa anche quando il padre ammette che non ci sarebbe stato nulla di grave perché “anche lui da giovane ne aveva fatto di tutti i colori” e, in ogni caso a essere omosessuale era solo Skipper che tale si era scoperto dopo aver fallito l’amplesso con Maggie. Leonardo Lidi ha voluto però nella sua messa in scena andare più in profondità sull’argomento sciogliendo subito ogni dubbio sul tipo di rapporto che legava i due amici e lo fa introducendo la figura di Skipper (Riccardo Micheletti) che sul palcoscenico si mostra a Brick che lo guarda inequivocabilmente con amore. Ed è sempre Skipper a portargli le numerose bottiglie di alcool perché bevendo raggiunga quel “clic” che è il sollievo aspirato, tanto atteso quanto difficile da raggiungere.

Ma l’omosessualità è solo uno dei temi affrontati dalla pièce perché a essere in primo piano è quello dell’ipocrisia tanto biasimata da Brick nel suo discorso-scontro con il padre e molto utilizzata dagli altri personaggi che alla loro entrata in scena si celano dietro uno specchio portato qua e là da Skipper. Brick, che vive nel rimorso, si rifugia nell’alcool e cerca invano una verità. In tal senso “Fly Me to the Moon” è una sorta di colonna sonora della commedia scelta per il verso che contiene (“In other words, please be true“). Quanto desiderio di sincerità c’è in quel “true” richiesto con un “please”? E, soprattutto invita a dire “in other words” quello che non è stato detto con schiettezza. La canzone è cantata a cappella a sipario ancora chiuso da uno dei personaggi, la bambina, la cui voce non si sa quanto sia volutamente stonata, forse a significare che la verità è difficile da portare alla luce in una storia in cui vige l’ipocrisia. Solo verso la fine questa verrà concessa e a richiederla, ottenendola, è la voce pulita di Frank Sinatra proprio nel momento in cui tutti lasceranno cadere la propria maschera.

A theatrical scene featuring four characters: a woman in a blue dress helping a man lying on the ground, an older woman beside them, and two people in the background, one smiling and the other holding a clipboard.

Interessante la scenografia adottata da Leonardo Lidi per rappresentare il luogo dove avvengono tutte le azioni: invece della camera da letto di Brick e Maggie come previsto dalle didascalie del testo originario, il regista ha scelto un ambiente bianco screziato che ricorda il marmo di una lapidecimiteriale ed è qui che i personaggi celebrano una loro danza di morte, dove i discorsi sono monologhi irrefrenabili e dolenti come quelli di Maggie all’inizio, oppure i dialoghi sono urlati e si sovrappongono. Lidi ama inserire nelle sue rappresentazioni elementi simbolici. Qui, accanto all’invenzione del personaggio di Skipper, non previsto nel testo originale e la cui presenza è completamente muta, ha un suo perché più di ogni altro elemento parlato, come si è accennato all’inizio. Meno efficace è la presenza del pallone da footbal americano palleggiato dai due amici che raggiunge il grottesco quando assume la funzione di un telefono. Altrettanto grottesche sono le azioni della bambina quando nasconde un pallone sotto la gonna per simulare una donna incinta. In questo caso il materiale del pallone è di plastica sottilissima che sarebbe pronto a scoppiare con l’ausilio di uno spillo così come sarebbe facilmente smascherabile la finta maternità di Maggie.

Il cast è molto affiatato e dalla resa ottimale grazie a una regia che sa scavare in profondità nella psicologia dei personaggi e alle capacità dei singoli artisti. Valentina Picello è la gatta del titolo e, come tutti i gatti, sa essere melliflua e carezzevole quando cerca di raggiungere il risultato cui aspira. Il suo carattere è quello di una donna proveniente da una famiglia umile economicamente che ha cercato il riscatto sociale nel matrimonio con un uomo benestante come Brick. La situazione che sta vivendo ora la impaurisce perché teme che lo stato raggiunto dal marito possa farle perdere l’eredità che si avvicina con la morte del suocero. Il “tetto” in cui si trova comincia a scottare e deve fare qualcosa. E specie nel suo monologo iniziale lei conosce tutte le sfaccettature del personaggio fatto di passione e delusione, amore e ambizione, il tutto nascosto dietro l’ipocrisia giustificata e, come una gatta, è atta a tirare fuori le unghie per raggiungere l’obiettivo. A farle da contraltare Fausto Cabra un uomo che un tempo l’ha amata ma ora ne è disgustato perché la ritene causa sia pur involontaria della morte del suo amico. Se nell’originale il rapporto con l’amico Skipper era solo platonico con la messa in scena di Lidi esso si fa più esplicito, ne sono testimoni gli sguardi che vanno oltre il normale affetto che i due si rivolgono. Fausto Cabra è attore capace nel recitare non solo con la parola ma anche con gli occhi che sono in grado di rendere sfumature diverse, le più varie, quali passione, dolore, tristezza, rabbia e ironia, tutti sentimenti, questi, che si accavallano, si intersecano, nel personaggio frustrato dalla depressione.

A theatrical scene featuring eight performers, with a central table and a backdrop of textured wall. The group displays various emotions; some are joyfully expressing themselves while one performer is on the ground, seemingly in distress.

Tra gli altri artisti eccellono Nicola Pannelli che interpreta con forte realismo e ottima presenza scenica il personaggio del padre brillando in particolare nel lungo discorso con Brick, parte centrale e dominante della commedia, e Orietta Notari che rende con altrettanta perfezione il ruolo di una moglie totalmente asservita alla volontà del marito, dal temperamento allegro e spesso fintamente giulivo raggiungendo l’apice della bravura nelle scene finali dedicate all’espressione del dolore.

La commedia sarà in replica fino a domenica 15 febbraio. In calce sono indicati i crediti, il trailer della commedia e le info per acquisto biglietti.

Vista il giorno 10 febbraio 2026

(Carlo Tomeo)

TEATRO FRANCO PARENTI

10 – 15 Febbraio 2026

La gatta sul tetto che scotta di Tennessee Williams
traduzione Monica Capuani
regia Leonardo Lidi
con Valentina PicelloFausto CabraOrietta NotariNicola PannelliGiuliana Vigogna, Giordano AgrustaRiccardo MichelettiGreta PetronilloNicolò Tomassini

scene e luci Nicolas Bovey
costumi Aurora Damanti
suono Claudio Tortorici
assistente regia Alba Porto

produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale / Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale

Foto Luigi De Palma

Sala Grande – durata: 1 ora e 45 minuti senza intervallo

10 febbraio: ore 20:00

11 febbraio: ore 19:45

12 febbraio: ore 21:00

13 febbraio: ore 19:45

14 febbraio: ore 19:45

15 febbraio: ore 16:15

Info – Biglietti

SETTORE A (file A–E + H)
intero 38€;
under30/over65 28€
SETTORE B (file F–R)
intero 28€;
under30/over65 20,50€; convenzioni 22€
SETTORE C (file S–ZZ)
intero 20,50€;
under30/over65 18€; convenzioni 18€

Tutti i prezzi non includono i diritti di prevendita.

Questo spettacolo è inserito nell’abbonamento: Abbonamento Classico Promo Estate Libero x4 Under 30 PassepartoutCard libere

Biglietteria
via Pier Lombardo 14
02 59995206
biglietteria@teatrofrancoparenti.it

Orari di apertura:

lunedì dalle h 16.00 alle h 18.00
da martedì a venerdì dalle h 10.00 alle h 14.00 e dalle h 16.00 alle h 19.00
sabato dalle h 15.00 alle h 19.00
domenica chiusura

Il botteghino apre un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
Via Pier Lombardo 14 | t. 02.59995206 | biglietteria@teatrofrancoparenti.com


Categorie RECENSIONI

Lascia un commento

search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close