
Inizia nella sala dove le luci sono ancora accese La locandiera goldoniana di Marco Vaccaro dove il Conte d’Albafiorita si presenta agli astanti mentre Fabrizio, il cameriere della locanda, trascina fino al palco un grosso baule riempito presumibilmente degli effetti personali del cliente, in questo aiutato dal servo del Cavaliere di Ripafratta. E poi, allo spegnersi delle luci, è proprio quest’ultimo a dare l’avvio alla rappresentazione prendendo a prestito alcune parziali frasi che Carlo Goldoni scrisse come introduzione alla commedia. Una nota, questa, che il regista ha voluto inserire per meglio entrare nel tema della vicenda e descrivere la protagonista, la bella e astuta Mirandolina proprietaria di una locanda ereditata dal padre e gestita insieme al cameriere Fabrizio perdutamente innamorato di lei.
Al pari di lui ne sono invaghiti anche lo spiantato Marchese di Forlimpopoli che si fregia ancora del titolo nonostante lo avesse venduto e il ricco Conte di Albafiorita che invece il titolo lo aveva acquistato. Mentre costoro si contendono invano le grazie della donna, che furbescamente lascia a intendere, senza impegnarsi, di non essere del tutto insensibile alle loro offerte di protezione, arriva nella locanda l’altezzoso Cavaliere di Ripafratta che irride i due rivali dichiarando che lui non ha nessuna considerazione per la figura femminile tanto da non subirne il fascino. Mirandolina, punta nel suo orgoglio femminile, si imporrà di far cadere l’uomo nelle sue trappole adescatrici fino a farlo innamorare di sé.
Goldoni nella sua introduzione “L’autore a chi legge” definì la commedia come “la più morale, la più utile, la più istruttiva”, per la descrizione che fa del carattere della protagonista e il suo scopo principale era quello di mettere in guardia gli uomini del tempo perché non imitassero il comportamento del Cavaliere (“Ma chi rifletterà al carattere e agli avvenimenti del Cavaliere, troverà un esempio vivissimo della presunzione avvilita, ed una scuola che insegna a fuggire i pericoli, per non soccombere alle cadute”). Mirandolina, personaggio dalla quale fuggire perché ingannatrice, appartenente alla borghesia che si stava imponendo alla società nobiliare, nei dialoghi appare comunque simpatica, quasi un residuo pur senza maschera del teatro dell’arte (si pensi all’anno della sua composizione e prima rappresentazione, periodi decisivi della riforma del teatro).
Ma se Mirandolina finge, e lo fa doppiamente perché la finzione è utilizzata non solo con i suoi pretendenti ma è diretta anche verso le due commedianti, a loro volta recitanti le parti di dame, nel momento in cui mostra di crederle realmente di alto lignaggio e appoggiandone la loro simulazione nei confronti del Marchese e del Conte il quale, a sua volta, scopertane la reale provenienza, ne asseconderà le azioni. Finge il Marchese dichiarando denaro che non possiede, lo fa il Cavaliere quando, vedutosi innamorato, cercherà di negarlo persino a se stesso. Fingono il suo servo e Fabrizio, costretti a farlo a causa del loro mestiere che impone di dire di sì e ubbidire anche se ne farebbero a meno. Una sorta di gioco delle parti pirandelliano in anticipo di circa duecento anni.
E tuttavia Goldoni, per aggirare l’atteggiamento un po’ ostile dei nobili veneziani, mal disposti a tollerare che una borghese si potesse prendere gioco di tre nobili, ambientò la commedia a Firenze. Inoltre, sempre nella sua introduzione all’opera, così descrive la sua scelta sulla parlata di Fabrizio: “Deggio avvisarvi, Lettor carissimo, di una piccola mutazione, che alla presente Commedia ho fatto. Fabrizio, il cameriere della Locanda, parlava in veneziano, quando si recitò la prima volta; l’ho fatto allora per comodo del personaggio, solito a favellar da Brighella; ove l’ho convertito in toscano, sendo disdicevole cosa introdurre senza necessità in una commedia un linguaggio straniero”. E qui c’è da considerare che i personaggi minori, ovverosia camerieri e servi, parlassero ancora nella lingua della commedia dell’arte, propria del loro stato sociale.

La rappresentazione di Marco Vaccari, già molto pregevole per l’aderenza al testo, raggruppa in un unico atto i tre dell’originale e questo conferisce ritmo all’azione che non conosce alcun momento di stanchezza. Chi conosce l’argomento della commedia nella sua totalità ne apprezza la soluzione, i pochi che non sono a conoscenza della trama hanno modo di “vivere” con passione e grosse aspettative le manovre usate da Mirandolina per far cadere il Cavaliere ai suoi piedi. Naturalmente le ultime sue battute molto utili nel ‘700 per ristabilire ordine e destinate agli uomini perché ne traessero insegnamento (“E quando mai si trovassero in occasione di dubitare, di dover cedere, di dover cadere, pensino alle malizie imparate, e si ricordino della Locandiera”) anche ai nostri giorni assolvono una funzione di monito segno dellmodernità dell’opera goldoniana.
Accanto all’ottima prestazione degli artisti della Compagnia del Teatro, molto affiatata e attenta all’osservanza dei tempi (in calce sono doverosamente riportati i nominativi con accanto i singoli ruoli ricoperti), sono da evidenziare l’ottima scelta dei brani musicali per archi, coevi dell’epoca, i bei costumi e la scena costituita da lenzuoli legati con mollette a un filo orizzontale che attraversa tutto il palcoscenico e, azionati dal cameriere e dal servo del Cavaliere, formano di volta in volta le pareti degli ambienti disparati in cui si svolgono i vari episodi. Una soluzione, questa, minimale ma di pregevole inventiva. Le funzionali luci di Jacopo Sartori sono fondamentali nel rendere con le disparate cromature lo scorrere dei tempi dell’azione e soprattutto nell’evidenziare le battute “a parte” che danno la sensazione di coinvolgere il pubblico che se ne sente destinatario.
La commedia è stata accolta ieri molto festosamente dal pubblico che ha applaudito a lungo in una sala completamente piena. Le repliche: Venerdì 13 e sabato 14 febbraio ore 20. Domenica 15 febbraio ore 16. In calce all’articolo: i crediti, un video riportante gli applausi e le info per acquisto biglietti.
Vista il giorno 8 febbraio 2026
(Carlo Tomeo)
COMPAGNIA TEATRO SAN BABILA
LA LOCANDIERA
di Carlo Goldoni
regia Marco Vaccari
- Il Cavaliere di Ripafratta Marcello Mocchi
- Il Marchese di Forlipopoli Gianni Lamanna
- Il Conte d’Albafiorita Felice Invernici
- Mirandolina, locandiera Cristina Liparoto
- Ortensia comica Giulia Marchese
- Dejanira comica Chiara Serangeli
- Fabrizio, cameriere di locanda Lorenzo Alfieri
- Servitore, del Cavaliere Leonardo Moroni
luci Jacopo Sartori
photo courtesly Compagnia Teatro San Babila, Miano
BIGLIETTI IN VENDITA IN TEATRO E ONLINE
Intero € 27 – Under/over € 22 – Studenti € 12 – Gruppi minimo 10 persone € 15
ORARI BIGLIETTERIA
La biglietteria è aperta da martedì a venerdì dalle ore 14 alle ore 17 e un’ora prima di ogni spettacolo
TEATRO SAN BABILA
Corso Venezia 2/A – 20121 Milano
Telefono 02 46513734 – info@teatrosanbabilamilano.it
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