
Ho assistito alla prima nazionale della nuova messa in scena del musical statunitense “Next to Normal” di Tom Kitt (musiche) e Brian Yorkey (libretto e liriche) nell’adattamento di Marco Iacomelli, versione italiana di Andrea Ascari e regia di Costanza Filaroni. Nato nel 1998 come un workshop di dieci minuti dal titolo “Feeling Electric” lo spettacolo divenne un vero musical nel 2009 con le sue rappresentazioni al Booth Theatre di Broadway riscuotendo ampio successo da parte di critica e pubblico. Nello stesso anno si aggiudicò 3 Tony Award su 11 nomination e l’anno successivo il Premio Pulitzer. L’ultima, e unica, volta in cui l’opera fu rappresentata in Italia risale a circa 11 anni fa a cura della Compagnia della Rancia, anch’essa nell’adattamento di Iacomelli. Gli artisti di questa nuova edizione sono diversi come differente è il luogo della rappresentazione che avviene nell’STM Studio, il nuovo spazio performativo del Teatro Arcimoldi, che inaugura un’idea di teatro più intima e immersiva in cui il palcoscenico è eliminato a favore di uno spazio che consente una vicinanza più diretta con il pubblico, costituito da un numero di spettatori ridotto a 98 unità. L’idea di una forma di contatto ravvicinato con chi fruisce dello spettacolo si rende particolarmente significativa e pregnante di fronte alla vicenda trattata in questo musical di cui è protagonista una famiglia americana che vive in una condizione di disagio dovuta alla malattia della madre: una trama drammatica, quindi, che chiede la partecipazione emotiva di chi assiste alla loro storia. Tutto ruota principalmente intorno a Diana, la madre, affetta da un disturbo bipolare causato dalla morte di un figlio di pochi mesi e avvenuta sedici anni prima. La donna, in una proiezione mentale tutta propria, crede di vedere il figlio per come sarebbe oggi mentre le parla e con il quale comunica e a nulla servono i tentativi messi in atto da Dan, il marito, di condurla alla realtà tanto che alla fine si renderanno necessarie cure psicanalitiche che vedranno il ricorso a farmaci pesanti fino ad arrivare anche a sedute di elettrochoc. Accanto alle problematiche mentali di Diana ci sono anche quelle della figlia Natalie che, sconvolta per la situazione materna, finirà per fare uso delle pastiglie della madre e di altre droghe, mettendo in crisi il suo rapporto con il fidanzato Henry. La situazione si complica con il progredire dell’azione che non appare opportuno descrivere per evitare spoiler.

Il nuovo allestimento di Marco Iacomelli differenzia molto da quello suo precedente non solo per il cast ma soprattutto per la parte scenografica che “racchiusa” nello spazio ridotto dell’STM Studio è più in carattere con la trama, favorendo i toni più intimistici della vicenda e divenendo inoltre una sorta di musical da camera che si presenta meno tradizionale rispetto a quelle dello stesso genere diventando fonte di interessante e inedita innovazione. L’ambiente è quello di una cucina di colore completamente bianco ossessivo costituita da pochi elementi essenziali tra i quali un tavolo, 4 sedie indicative della composizione famigliare, un mobile con un cesto di mele anche esse completamente eburnee; a lato, e distanti, una grande poltrona d’ufficio provvista di ruote e avente la funzione di sedile per sedute di psicanalisi e una pianola. Ciò che più colpisce è il pavimento anch’esso bianco ma “macchiato” da scritte intelleggibili simbolo del disordine mentale di Diana ma anche degli stati d’animo degli altri componenti la famiglia.

Spettacolo che più che avvicinarsi ai musical tradizionali si avvicina a un’opera lirica verista dove i recitativi sono ridotti all’osso se non completamente eliminati. Molto cantato, quindi, e poco parlato specialmente nella prima parte. I personaggi comunicano tra loro con il canto anche corale in alcuni punti fatto di sovrapposizioni. Alle voci dalle tonalità prevalentemente alte si impone troppo la musica che forse avrebbe bisogno di essere messa meglio a punto. Bravi gli interpreti tra i quali emergono i personaggi dei genitori: Gaia Carmagnani è una Diana dalla notevole presenza scenica e vocalmente ineccepibile nel canto mentre Giuseppe Verzicco sa essere un appassionato marito e genitore, ottimo nella recitazione sia parlata che cantata grazie a una vocalità di grande agilità.
Nella sera della prima il pubblico era costituita al 90% di giovani che hanno dimostrato il loro entusiasmo con copiosi e ripetuti applausi. Repliche fino al 15 marzo. In coda all’articolo le INFO con i crediti e le modalità per acquisto. biglietti.
Visto il giorno 5 febbraio 2026
(Carlo Tomeo)
NEXT TO NORMAL
STM Studio di Teatro Arcimboldi dal 5 febbraio al 15 marzo 2026
Crediti:
Musica Tom Kitt – Libretto e Liriche Brian Yorkey – Libretto e Liriche italiani Andrea Ascari – Adattamento Marco Iacomelli – Foto Alessandro Morino
Creativi:
Regia Costanza Filaroni – Direzione Vocale Andrea Ascari – Coreografie Ilaria Suss – Scene Ludovico Gandellini – Costumi Gloria Fabbri – Luci K5600 Design – Suono Donato Pepe
Cast:
Diana Gaia Carmagnani – Dan Giuseppe Verzicco – Gabe Iacopo Cristiani – Natalie Francesca Taggi – Henry Jacopo Ferrari – Dr. Madden/Dr. Fine Francesco Iaia
L’ingresso al STM Studio è sito in Via Piero Caldirola dal retro del TAM Teatro Arcimboldi Milano
Infoline: mail: boxoffice@teatroarcimboldi.it
website: www.teatroarcimboldi.it
facebook: www.facebook.com/teatroarcimboldimilano
instagram: www.instagram.com/teatroarcimboldimilano
BIGLIETTERIA TEATRO ARCIMBOLDI MILANO:
– da lunedì a venerdì dalle 14 alle 18
STM STUDIO – Date e orari – biglietti
Next to Normal – dal 5 febbraio al 15 marzo 2026
Giovedì, venerdì ore 19,30 – sabato ore 15.00 e 19.30- domenica ore 15.00
Ingresso posto unico € 45,00 + prevendita
