
Non sono nuovi gli adattamenti alla nostra epoca delle opere dei grandi autori del passato quasi che si senta il bisogno di alleggerirne una loro presunta, e ripeto presunta, gravosità per il pubblico attuale. Eppure il motivo di questi adattamenti è da ricercare nella modernità riconoscibile nei temi trattati che posseggono il dono dell’universalità. Carlo Goldoni, uno dei grandi padri della commedia moderna, è tra i più visitati dai nostri registi che, pur salvaguardando il testo, e guai se non fosse così, sentono l’esigenza di condurre l’ambientazione ai nostri giorni ricorrendo per questo a scenografie e costumi di oggi e, spesso, utilizzando anche un apporto musicale.
Roberto Valerio è presente in questi giorni al Teatro Menotti proprio con un’operazione di tal genere. Ha scelto una delle più popolari commedie del commediografo veneziano, “Gli innamorati”, scritta nel settembre del 1759 e rappresentata con discreto successo al Teatro San Luca di Bologna tra il novembre e il dicembre dello stesso anno. Gli innamorati del titolo sono Eugenia e Fulgenzio. A legare i due è un amore appassionato che, proprio per questo, non è esente da gelosia al punto di portarli a litigi continui. Eugenia vive con la sorella Flamminia, vedova, a casa dello zio Fabrizio, uomo appassionato d’arte che ha dilapidato il patrimonio per acquistare opere che lui crede autentiche mentre invece sono solo copie. Ora cerca di trovare un buon partito per Eugenia e crede di averlo trovato nel gentiluomo Roberto che però alla ragazza non interessa essendo i suoi desideri concentrati su Fulgenzio che in quel periodo, costretto a fare compagnia a Clorinda, moglie di suo fratello assente per un po’ di tempo dalla città per motivi di lavoro, le suscita sofferenza perché si sente trascurata. Gli incontri tra i due che partono con le migliori amorevoli intenzioni finiscono tutte le volte con accesi litigi che nel corso della vicenda si fanno sempre più roventi. Solo alla fine, con il ritorno del fratello di Fulgenzio, tutto si ricompone e, scomparsa la causa involontaria delle discussioni, si decide per il matrimonio al quale lo zio dà il consenso una volta che si sarà assicurato che esso avvenga senza che lo sposo pretenda la dote.

Nell’adattamento di Roberto Valerio, fermo restando le ineliminabili battute comiche, la rappresentazione inclina più sul tragico, reso tale dalle luci che con diversificate cromature si fanno parlanti nella descrizione delle disparate situazioni, ne cadenzando gli avvenimenti ai quali si associano i suoni e le musiche di Paolo Coletta che in alcuni casi assumono le tonalità di tipo dark ambient per meglio sottolineare i passaggi tempestosi della vicenda. E questo in rispetto alle frasi di Carlo Goldoni nella sua introduzione alla commedia (“la pazza gelosia, che nella nostra Italia principalmente è il flagello de’ cuori amanti, intorbida il bel sereno, e fa nascere le tempeste anche in mezzo alla calma”). Così, oltre alle grida litigiose dei due amanti, quella tempesta viene materializzata da Valerio anche con tali effetti scenici che diventano sempre più prorompenti man mano che la vicenda si evolve.
E del resto il tema della gelosia, che comunque ha a che fare con l’amore, contiene in sé anche un elemento che volge al dramma se si considera la sofferenza che sia pur involontariamente si autoprocura chi è vittima di quel sentimento definito, come da manuale, fattore di dubbio e di ansia tormentosa. La gelosia. Ma è davvero solo questa a offuscare la mente di Eugenia innamorata quale Goldoni la raffigura nel suo scritto “L’Autore a chi legge”? Secondo tale scritto è così, tanto che la commedia è considerata una delle più rappresentative dell’opera goldoniana che tratta tale argomento. Eppure, quando il servo Tognino pensa che Letizia sia gelosa della cognata di Fulgenzio, la serva Lisetta dà altra motivazione al carattere e alle insofferenze della sua padrona: “Non è vero che sia gelosa” e alla replica di Tognino: “Non le dispiacciono le attenzioni che usa il signor Fulgenzio alla signora Clorinda perché li dubiti innamorati, ma perché vorrebbe essere ella sola servita ” e a conclusione: “ecco le fonti donde derivano le smanie della padrona: amore, timore, vanità e sospetto”. E qui si apre un discorso più ampio in merito al carattere della donna che più che soffrire per gelosia è frustrata per la mancanza di una totale attenzione da parte di Fulgenzio a differenza dello stesso che è invece completamente asservito alla gelosia tout court.
L’ambiente della commedia è composta da un’unica scena che fa da salotto dove sono esposte anche alcune delle opere che Fabrizio si fregia di possedere descrivendole come grandi capolavori al gentiluomo Roberto.. Accanto a tre grandi sculture d’arte contemporanea raffiguranti un gallo, un fenicottero e un sarcofago chiamato Cleopatra, Fabrizio esibisce gli ultimi due acquisti: una tela completamente bianca e un’altra interamente blu che hanno il nome di “Sinfonia del bianco” e, naturalmente, “Sinfonia del blu” (Mi viene in mente a tal proposito la commedia “Art” di Yasmina Reza). Ma il meglio è esposto in quella che è chiamata La Galleria non visibile in scena che in un paio di occasioni Roberto è invitato a visitare. Qui si trovano le opere di artisti classici eccelsi e dei quali Fabrizio fa i nomi, storpiandoli. Altri arredi sono costituiti da una poltrona sul lato destro e un tavolo di legno che viene spostato in un paio di occasioni nell’ultima delle quali assume la funzione di una sorta di altare quando vi sale Fabrizio nel momento di celebrazione del matrimonio. I costumi hanno una loro eccentricità e denotano il carattere dei singoli personaggi: a un completo molto colorato dal sapore “artistico” di Roberto, si contrappone l’abito beige del gentiluomo Roberto, da quelli un po’ trasandati dei due innamorati simbolo dei loro turbolenti stati d’animo a quello lungo e nero di Flamminia in osservanza al suo stato vedovile. La regia di Roberto Valerio è volutamente essenziale. Pur restando fedele allo spirito con il quale Goldoni aveva scritto la commedia ha voluto “asciugarla” di alcune parti per farle guadagnare leggerezza senza tralasciare quei momenti più cupi che pur l’opera contiene e che sono parte della natura umana. La compagnia di artisti si dimostra affiatata ma la recitazione, occorre dirlo, in alcuni casi si dimostra oltre le righe. Ottima la prestazione di Claudio Casadio che con una verve molto espressiva rende in modo ineguagliabile il personaggio di Fabrizio.
Nella serata della prima milanese di ieri sera il pubblico ha accolto lo spettacolo con ripetuti applausi e diverse chiamate. Repliche fino all’8 febbraio. In calce all’articolo i crediti e le info per l’acquisto biglietti.
Visto il giorno 3 febbraio 2026
(Carlo Tomeo)
3 | 8 febbraio
PRIMA MILANESE
GLI INNAMORATI
Di Carlo Goldoni
Adattamento e Regia Roberto Valerio
Con Claudio Casadio, Loredana Giordano, Valentina Carli, Leone Tarchiani, Maria Lauria, Lorenzo Carpinelli, Damiano Spitaleri, Alberto Gandolfo
Scene e costumi Guido Fiorato
Musiche Paolo Coletta
Light designer Michele Lavanga
Assistente regia Gloria Martelli
Assistente scene e costumi Anna Varaldo
Realizzazione scene Laboratorio Scarpa, Faenza
Produzione ACCADEMIA PERDUTA / ROMAGNA TEATRI, LA CONTRADA Teatro stabile di Trieste – LA PIRANDELLIANA in collaborazione con Comune di Verona – Estate Teatrale Veronese
Foto Filippo Venturi
STAGIONE 2025 | 2026
BIGLIETTERIA – PREZZI
- Intero – 32.00 € + 2.00 € prevendita
- Ridotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita
- Abbonamento Menotti Card 4 ingressi €60, 8 ingressi €110
TEATRO MENOTTI Via Ciro Menotti 11, Milano – tel. 0282873611 – biglietteria@teatromenotti.org
ORARI BIGLIETTERIA Dal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo – Domenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo
Acquisti online: https://www.teatromenotti.org/evento/gli-innamorati.aspx Con carta di credito e Satispay su www.teatromenotti.org
ORARI SPETTACOLI SALA GRANDE Dal martedì al sabato ore 20 – Domenica ore 16.30 – Lunedì riposo
