“Dungeons” al Teatro Linguaggicreativi di Milano – Recensione

“Dungeons” al Teatro Linguaggicreativi di Milano – Recensione

Ci sono diversi modi per sopravvivere alla disperazione e il difendersene o perlomeno mitigarla nei limiti del possibile, dipende dal carattere e dalla sensibilità da chi ne è colpito. La condivisione di un ambiente con un altro essere umano può essere di aiuto perché allevia. Non è il caso per Alex e Damiano, almeno non nei primi giorni della loro forzata convivenza che si svolge in una cella carceraria dallo spazio ristretto. Per il primo, giovane rumeno condannato per spaccio, l’esperienza di soggiornare nelle galere si intuisce non essere una novità. Lo è invece per il secondo, studente di farmacia, dal carattere introverso, spaesato, e in attesa di un processo dal quale spera di ottenere un’imminente scarcerazione. Non si conosce il reato commesso, lo si scoprirà solo alla fine quando sarà proprio lui a confessarlo in un doloroso atto liberatorio. Intanto ne rivive il dramma attraverso incubi notturni che lo portano a urlare nel sonno svegliando il compagno di cella che lo minaccia e gli ordina di assumere le pastiglie calmanti che gli sono state date e che lui vuole evitare. Farmaci e droga, quest’ultima conservata nell’armadietto di Alex e lì arrivata nonostante il divieto ma che, si sa, è aggirabile se si hanno il denaro e le conoscenze giuste fuori le mura. Così, se Alex trascorre il tempo a guardare fumetti manga al televisore e a sniffare coca o a fumare erba, Damiano conta i giorni in attesa del colloquio con il suo avvocato che lo difenderà al processo. Nel frattempo rifiuta i prescritti paracetamolo e Prozac che pur potrebbero aiutarlo a calmare l’ansietà e soprattutto a evitare gli angosciosi sogni notturni. Se lui interiorizza il malessere parlando poco o affatto, Alex non si risparmia in quella che è solo all’apparenza una comunicazione verbale fatta di termini volgari urlati con la sua cadenza rumena. È chiaramente lui il padrone della cella o almeno tale si sente un po’ perché è lì rinchiuso da più tempo, un po’ per via della sua natura prepotente. Così è il mite Damiano a dover soccombere, costretto a pulire tutti i giorni gli spazi e a sopportare le imprecazioni e i dileggi a lui rivolti.

Il rapporto tra i due viene a cambiare il giorno in cui Damiano riceve dalla madre un pacco contenente un manuale di Dungeons e Dragon, il gioco di ruolo fantasy nato negli anni ’70 nel quale i partecipanti impersonano personaggi che si fronteggiano in wargames sotto la guida di un master che determina ambientazione e soggetti da sfidare di volta in volta. All’arrivo del pacco Alex è curioso di conoscerne il contenuto e quando gli viene spiegato ride ma poi, un po’ per curiosità, un po’ per ingannare il tempo, accetta di giocare. Si inventa il personaggio che interpreterà nominandosi Katz Dhur che è una deformazione di un termine dal facile significato e facente parte del suo linguaggio triviale e si mette alla guida del master impersonato da Damiano che, in carattere con i suoi studi, assume il ruolo di un elfo prigioniero di orchi e il cui nome è Voltaren. La storia inventata da questi vede il protagonista nei panni di un forte nano guerriero che dovrà prima sfidare un orco enorme e, una volta vinto il combattimento, combattere contro altri. Alex si appassiona sempre più al gioco e a poco a poco la barriera che separa i due detenuti viene a cadere mettendo in luce le loro fragilità e il loro rapporto acquista solidarietà reciproca per la situazione che stanno vivendo.

A interpretare i due protagonisti della vicenda sono Andrea David Francesco della Volpe e lo spettacolo, visto ieri sera e in replica nella giornata di oggi, è il secondo appuntamento della Rassegna di prosa del Teatro Linguaggicreativi all’interno della stagione solare 2026 curata da Simona Migliori e Paolo Trotti, che ha lo scopo di porre l’attenzione del teatro verso una drammaturgia contemporanea che possa intrecciare narrazione, immaginazione e riflessione sul presente. Il testo, scritto da Benedetta Pigoni e diretto da Martina Ponzinibio, fa parte della rassegna 𝐓𝐄𝐒𝐓𝐄 𝐈𝐍𝐄𝐃𝐈𝐓𝐄 𝟐𝟎𝟐𝟓 – VIII Edizione della 𝐂𝐢𝐯𝐢𝐜𝐚 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐆𝐫𝐚𝐬𝐬𝐢.

La vicenda si svolge in un lasso di tempo di circa 24 giorni iniziando in una giornata di agosto per concludersi il primo settembre e la rappresentazione, consistente in sei fasi narrative, si sviluppa su due livelli espositivi, da un lato quello legato agli accadimenti reali dei vari episodi specifici della detenzione, dall’altra in quello specifico allo svolgimento del gioco del Dungeons. Questo fa sì che lo spettacolo alterni momenti drammatici ad altri in cui prevalgono ironia e fasi comiche specialmente nel momento in cui Alex entra totalmente nel personaggio, rendendolo quasi un suo alter ego.

Accanto a episodi descritti nella loro realtà come quello legato al tentativo di fuga da parte di Alex, ve ne sono altri che sono appena accennati ma che possono essere significativi perché indicatori di verità nascoste non del tutto chiarite come per esempio la presenza dei genitori nella vita di Damiano e in particolare il ruolo effettivo della madre nel reato per il quale lui è in attesa di giudizio. E poi la sua violenta reazione, l’unica in tutta la pièce, all’epiteto “frocio” lanciatogli da Alex, che pare aprire spiragli imprevisti e lasciati in sospeso. Sono questi i passaggi di maggiore intensità emotiva.

Il corposo spettacolo, firmato da una giovane compagnia di artisti under 30, neodiplomati alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano e interpretato dai due eclettici talentuosi Andrea David Francesco della Volpe che non si sono risparmiati in circa un’ora e mezza di performance, è stato seguito da un pubblico che ha mostrato molto interesse anche se qualche spettatore ha esagerato con risate continue e rumorose ogni volta che veniva nominato un intercalare, peraltro abbastanza frequente, in particolare nelle frasi di Alex. Abitudine, questa, deplorevole perché oltre a coprire le battute, era fuori luogo nei momenti di maggior tensione della pièce.

L’unica replica è in programma questa sera alle 19,30. In calce i crediti della Compagnia, il video con il trailer a cura di Martina Ponzinibio e le info per acquisto biglietti.

Visto il giorno 30 gennaio 2026

(Carlo Tomeo)

DUNGEONS

Testo 𝐁𝐞𝐧𝐞𝐝𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐏𝐢𝐠𝐨𝐧𝐢
scelto da PAV per la segnalazione nell’ambito del 𝐏𝐫𝐞𝐦𝐢𝐨 𝐇𝐲𝐬𝐭𝐫𝐢𝐨 𝐒𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐮𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐒𝐜𝐞𝐧𝐚 𝟐𝟎𝟐𝟓
Regia 𝐌𝐚𝐫𝐭𝐢𝐧𝐚 𝐏𝐨𝐧𝐳𝐢𝐧𝐢𝐛𝐢𝐨
Con 𝐀𝐧𝐝𝐫𝐞𝐚 𝐃𝐚𝐯𝐢𝐝 e 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐃𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐕𝐨𝐥𝐩𝐞
Tutor di regia Manuel Renga

Comunicazione e promozione 𝐀𝐮𝐫𝐨𝐫𝐚 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐨, 𝐕𝐢𝐫𝐠𝐢𝐧𝐢𝐚 𝐆𝐢𝐚𝐜𝐨𝐩𝐩𝐨
Scenografia, costumi e realizzazione 𝐆𝐢𝐮𝐥𝐢𝐚 𝐁𝐞𝐬𝐚𝐧𝐚, 𝐌𝐚𝐫𝐭𝐢𝐧𝐚 𝐂𝐚𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚𝐫𝐢, 𝐈𝐬𝐚𝐛𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐍𝐚𝐫𝐝𝐞𝐥𝐥𝐢, 𝐃𝐞𝐛𝐨𝐫𝐚𝐡 𝐓𝐞𝐬𝐬𝐢
Musiche 𝐌𝐚𝐧𝐮𝐞𝐥 𝐌𝐢𝐥𝐞𝐬𝐢 e 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐑𝐨𝐭𝐚 – Foto Denise Prandini

PROGRAMMAZIONE

Venerdì 30 gennaio 20226 ore 20:30 – Sabato 31 gennaio 2026 ore 19:00

TEATRO LINGUAGGICREATIVI Via Eugenio Villoresi 26 – Milano (MM2 Romolo)

BIGLIETTI Intero: 15,00€ – Ridotto under26 e over65: 10,00€ (esibendo carta d’identità) – Ridotto under18: 5,00€ (esibendo carta d’identità) – Convenzionati: 12,00€

Prenotazione necessaria scrivendo a biglietteria@linguaggicreativi.it

Prevendita online su https://www.vivaticket.com/it/ticket/dungeons/292570

TESSERA Linguaggicreativi è un’associazione culturale, per partecipare agli eventi è obbligatorio essere in possesso della tessera associativa, al costo di 1 euro e valida un anno solare. Se si è già in possesso della tessera 2025 basta rinnovarla saldando direttamente in biglietteria 1 euro per l’anno 2026. Se invece non si è ancora tesserati è necessario richiederla entro 24 ore prima compilando il form a questo link: http://www.linguaggicreativi.it/diventa-socio/

Categorie RECENSIONI

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