“Non posso narrare la mia vita” al Teatro Studio Melato, Milano – Recensione

“Non posso narrare la mia vita” al Teatro Studio Melato, Milano  – Recensione

Allo Studio Melato si celebra in questi giorni Enzo Moscato, uno dei maestri della nuova drammaturgia partenopea scomparso nel gennaio del 2024. A omaggiarlo è Roberto Andò in un viaggio nella sua scrittura che parte dal libro “Gli anni piccoli” al quale si aggiungono brani di altre opere, compresi gli inediti Autodafé Primo e Intorno a ciò che si dice impossibile. In scena a interpretarne la persona un intenso Lino Musella. Così il regista nella presentazione dello spettacolo: “Questo è un omaggio a Enzo Moscato, una figura per me molto importante, che io considero, insieme a Anna Maria Ortese a cui dedicai anni fa uno spettacolo insieme a La Capria, uno dei profeti di questa città, un poeta, un drammaturgo che ha segnato il teatro italiano”.

La scena maestosa di Gianni Carluccio, e composta da una lunga gradinata che sale verso l’alto, ripropone i Quartieri Spagnoli luogo della più autentica napoletanità dove Moscato visse l’infanzia e la prima giovinezza mentre sul parterre, a richiamare i Bagni Eldorado, c’è una piscina che a metà spettacolo diventa luogo di animazione con l’arrivo di vari personaggi che nuotano e si divertono, accolti da un’orchestrina di tre elementi che suona dal vivo e che induce al ballo. Rock e twist si susseguono nella frenesia giovanile degli anni ’50 e ’60. Sul parterre a fronteggiarsi due scrittoi carichi di libri e altri elementi dove spiccano un paio di scarpe femminili dai tacchi alti e, poggiata sulla spalliera di una sedia, una pelliccia bianca che l’artista indosserà in un momento di imprecisato remember, o forse è solo un sogno?, per atteggiarsi a diva che invia baci a un pubblico in adorazione mentre Giuseppe Affinito e Tonino Taiuti, fedeli compagni di scena e anch’essi in abiti femminili, gli danzano intorno.

A man in a white shirt rests his chin on his hand, sitting at a table with a bottle of water and a glass, against a dark background.

Lino Musella è in scena a piedi scalzi con addosso camicia e pantaloni bianchi: è Moscato che inizia il suo discorso raccontando dei primi due anni di vita quando fu colpito da una grave malattia che sembrava non dargli scampo tanto che sua madre lo portò in braccio al cospetto della statua di Sant’Antonio dal volto olivastro che appare sulla parte alta della scalinata per chiedergli la grazia di guarigione. Un altro episodio che gli è rimasto impresso viene rivissuto attraverso un’apertura della scena che si illumina a mostrare sua madre che appare sorpresa quando viene chiamata attraverso un altoparlante da una commessa della Standa che le annuncia la vincita di un premio per il suo bambino. Sono reminiscenze che hanno il sapore di flashback e che si intrecciano a discorsi riguardanti più strettamente la sua attività teatrale e il suo pensiero sulla materia dove l’italiano si mescola a forme dialettali spesso in disuso e a neologismi che costituiscono il fondamento della sua poetica che lo ha reso autore di spicco della nuova scena della seconda metà del ‘900 e del primo ventennio del secolo attuale. Andò nel suo testo non ha seguito un percorso in cui il racconto è esposto in senso cronologico e del resto neanche “Gli anni piccoli”, il libro fonte di maggiore ispirazione, segue una linearità essendo stato scritto in periodi diversi. A questo si aggiunga che lo spettacolo contiene anche quei brani di altre opere citate in premessa per cui la narrazione segue un itinerario circolare nel quale trovano spazio le rappresentazioni visive degli artisti e di tutte le figure della compagnia. Del resto il titolo dello spettacolo non è casuale perché davvero non appare possibile poter narrare una vita là dove il ricordo rischia di affievolirsi per arricchirsi di nuove suggestioni mentre il pensiero acquista nuovi stimoli.

A theatrical scene featuring a pool with actors in various poses, including a couple embracing in the water, while others relax nearby, with a dramatic backdrop of stairs and dim lighting.

La memoria è fatta di quadri che si compongono attraverso la presenza delle figure che si alternano sulla scena, personaggi di un passato che si fa presente con parole e canti di una popolarità non sopita e incarnate in particolare da Tonino Taiuti e Flo. C’è la musica di Pasquale Scialò ad accompagnare la narrazione, genere artistico ben presente nel teatro di Moscato ma non mancano le canzoni popolari anche quelle relativamente più recenti come “Walk on the wild side” di Lou Reed che è un inno alla diversità e all’anticonformismo o anche “Indifferentemente” cantata con passione da un cantante a bordo piscina mentre i bagnanti si divertono nell’acqua paradossalmente indifferenti al drammatico testo della canzone (e damme stu veleno, nun aspettà dimane, cà indifferentemente si tu m’accid ij nun ti dic nient…). E Musella / Moscato si muove in scena in alcuni momenti quasi in tranche come quando si insegue un sogno che si cerca di acciuffare prima che il risveglio completo lo annulli del tutto. Il suo abito candido è quello di un Pulcinella a volto scoperto e c’è un momento in cui la maschera che a lui non piaceva appare in scena con movenze inquietantti. Ma insieme alla narrazione del vissuto ci sono i discorsi riguardanti il suo pensiero sul teatro che lui rese unico e che partiva dalla poesia dei “vasci” per arrivare a tematiche vicine a Genet o ad Artaud. Alla fine ecco arrivare dall’alto i fiocchi di neve, quei pochi che cadono a Napoli ma mai nel giorno di Natale quando sarebbero stati più desiderati.

Andò ha evitato l’errore di evocare i luoghi di Napoli vissuti da Moscato attraverso proiezioni che sarebbe stata una scelta teatrale troppo inflazionata oltre che francamente monotona. E bene è stata la scelta di affidarsi a una scenografia classica che ha conferito allo spettacolo un momento di forte impatto visivo oltre che procurare allo stesso una sorta di leggerezza che aiuta visivamente la semplice recitazione verbale che consta di quasi due ore senza intervallo.

Two men dance closely on a stage with stone steps in the background, one wearing a suit and the other in white clothing. A figure sits in the background with shoes placed on a nearby platform.

Spettacolo di grande respiro che unisce l’eccellente recitazione di Lino Musella a un impianto scenico molto coinvolgente tale che il pubblico ha risposto con l’entusiasmo manifestato da lunghi e ripetuti applausi. Repliche fino al 25 gennaio. In calce i crediti e le modalità di acquisto biglietti.

Visto il giorno 18 gennaio 2025

(Carlo Tomeo)

Piccolo Teatro Studio Melato (Via Rivoli 6 – M2 Lanza)

dal 16 al 25 gennaio 2026

Non posso narrare la mia vita

da Gli anni piccoli e altri testi di Enzo Moscato
drammaturgia e regia Roberto Andò
con Lino Musella
Tonino Taiuti, Flo, Lello Giulivo, Giuseppe Affinito
e Vincenzo Pasquariello, Ivano Battiston, Lello Pirone, Eleonora Limongi
voci e corpi della città: Nikita Abagnale, Mariarosaria Bozzon, Francesca Cercola, Gabriella Cerino, Nicola Conforto, Mattia Coppola, Vincenzo D’Ambrosio, Matteo Maria D’Antò, Ciro Giacco, Eleonora Fardella, Mariano Nicodemo, Maurizio Oliviero
scene e luci Gianni Carluccio
costumi Daniela Cernigliaro
musiche Pasquale Scialò
suono Hubert Westkemper
coreografie Luna Cenere
trucco Vincenzo Cucchiara
aiuto regia Luca Bargagna

foto di Lia Pasqualino
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16.

Durata: 1 ora e 50 minuti senza intervallo

Prezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro

Informazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org

Categorie RECENSIONI

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