La Fura dels Baus in “Sons ser o no Ser” alla Fabbrica del Vapore di Milano – Recensione

ph Agustin Dusserre

Dopo anni di assenza dalla scena milanese è tornata La Fura dels Baus con uno spettacolo in prima nazionale ispirato all’Amleto” di William Shakespeare. Avevo conosciuto la Compagnia spagnola nel 1991 in una rappresentazione allo Spazio dell’Ansaldo ed ero rimasto colpito dalle modalità utilizzate per rendere il pubblico attivo e partecipe totale delle azioni che si svolgevano sulla scena. Il loro, infatti, è un teatro in cui lo spettatore è posto in primo piano accanto al gruppo attoriale in una procedura immersiva che si svolge in uno spazio a pianta aperta. La finalità di tale modo di fare teatro è quello di coinvolgere le persone convenute a prendere atto di quelli che sono i mali della società odierna rappresentati attraverso simboli racchiusi in episodi riprodotti nei disparati punti dell’ambiente di svolgimento delle varie performance. Caratteristica della Compagnia è quella di fare uso di apparecchiature sofisticate sempre al passo con le più avanzate tecniche e di scenografie digitali accompagnate da suoni surround. La recitazione oltre che essere orale si evidenzia anche in un forte sforzo fisico che, a contatto ravvicinato con lo spettatore, si traduce in un’esperienza unica nel suo genere. La barriera tra osservatore e attore è quindi completamente annullata superando in questo modo la formula del più tradizionale metateatro.

Nello spettacolo presentato alla Fabbrica del Vapore di Milano tutto inizia con l’ingresso del pubblico in una sala buia. Sulle pareti sono proiettate immagini cimiteriali costituite da salici piangenti e da tombe invase da sterpaglie. Si intuisce la presenza del castello di Elsinor. Un suono non ben definito è proprio per questo presago di prossimi atti disturbanti. L’azione inizia con i primi attori che invadono la scena da più parti, si fanno spazio tra il pubblico che a sua volta si discosta. Sul parterre c’è una bara da dove più tardi si leverà la figura di un personaggio (Amleto?), una sorta di zombie che viene ripreso da una videocamera le cui immagini catturate in tempo reale sono proiettate sulle alte mura. E come lui anche tutti gli altri si muovono lungo lo spazio ripresi da tecnici che li inseguono con medesime videocamere.

Un performer sospeso nel vuoto durante uno spettacolo teatrale, illuminato da luci blu intense e proiezioni, mentre si muove in modo acrobatico.

ph Agustin Dusserre

Sul palcoscenico appare il fantasma del padre di Amleto che chiede al figlio di vendicarlo. Alle sue spalle, sul fondale, il video del volto della regina Gertrude che ride sguaiatamente. E c’è posto anche per altri personaggi uscenti da bare che si muovono seminudi in una danza grottesca e ricordano Rosencrantz e Guildenstern, gli amici di Amleto. Da un alto traliccio un personaggio cerca di bere da un grosso recipiente dell’acqua che, inondandolo, si versa sul parterre bagnando gli astanti che lo osservano dal basso. Altri performer urlanti appaiono in alto sospesi con fili d’acciaio mentre si lanciano da un punto all’altro dello spazio a mo’ di trapezisti impazziti ed emanano un senso di costrizione perché sono avvolti nel cellophane dal quale cercano di liberarsi.

“Sons ser o no Ser” che dà il titolo alla pièce è il verso con il quale inizia il celebre monologo di Amleto e l’attore che lo interpreta è rinchiuso prigioniero in una gabbia di plexiglas sospesa nell’aria. Le frasi in lingua italiana sono dette con evidente sofferenza: Amleto è intrappolato in una ritualità che lo obbliga alla ripetizione di quella frase identificativa del suo essere. Questo è uno dei momenti più coinvolgenti dello spettacolo. Come lo è quello che vede la morte di Ofelia, la cui scena della pazzia è esasperata al massimo quando lei si lancia nel vuoto sospesa con fili d’acciaio per poi buttarsi in una vasca d’acqua dal colore lattiginoso dalla quale emerge con la testa ormai senza più vita. Una prova di abilità e di forza dell’attrice che è rimasta a lungo in apnea per diversi minuti.

Attrice in scena durante lo spettacolo 'Sons ser o no Ser', sospesa all'interno di una gabbia di plexiglas trasparente mentre l'acqua le scorre sul corpo, con un proiezione di sfondo e attrezzature teatrali visibili.

ph Darja Stravs Tisu

Il momento più incisivo dello spettacolo è quello che vede calare un sipario nero che si estende longitudinalmente dividendo la sala in due e sul quale sono proiettati i volti degli spettatori con le loro disparate espressioni: chi rimane serio, chi ride, chi mostra imbarazzo. Un’umanità che vive nell’immagine e con questa abituata a fare i conti. Altre immagini appaiono subito dopo, appena il sipario sarà eliminato e sono quelle che si vedono sullo schermo del palcoscenico, rimbalzate anche lungo le pareti. Sono immagini di volti appartenenti a persone di varie razze ed estrazione sociale in un ambiente industriale o scene di paesaggi deturpati. Una riflessione sulla fragilità dell’umanità di fronte all’impatto del capitalismo e del degrado ambientale che sono i temi-denuncia dell’opera della Fura. Il titolo della pièce acquista perciò un ulteriore significato. Infatti, dice Carlus Pedrissa, uno dei fondatori della Compagnia, “Essere significa restare vivi e sensibili a ciò che accade nel mondo, assumere un ruolo proattivo. Non essere, invece, è come vivere da morti: perdersi nel rumore continuo dei telefoni, dei film e delle serie tv senza sostanza” e, come afferma ancora, Il nostro è un teatro che provoca e fa secernere adrenalina. Con SONS vogliamo creare un cortocircuito sensoriale, una riflessione collettiva e fisica sul nostro tempo, attraverso uno dei testi più iconici della storia del teatro.”

Performers on stage in a dramatic scene from La Fura dels Baus' interpretation of Amleto, featuring a character suspended over a container, with a dark, mystical backdrop of skulls.

ph Darja Stravs Tisu

Il finale vede persone sporche di fango che spuntano da una vasca e si trascinano carponi lungo lo spazio fino a raggiungere il centro della sala. Sono corpi provenienti dall’oltretomba che cercano di avvicinare i vivi rappresentati dagli spettatori per avere un contatto con loro. C’è chi accetta il contatto e c’è anche chi lo evita per il timore di sporcarsi (cosa questa possibile ma che non crea conseguenze perché, come avverte la voce fuori campo, “il materiale usato non è pericoloso ed è inoltre facilmente lavabile”).

Al suo termine lo spettacolo, provocatorio e fortemente suggestivo secondo lo stile de La Fura dels Baus, è terminato con copiosi e ripetuti applausi del pubblico.

Visto il giorno 14 dicembre 2025

(Carlo Tomeo)

La Fura dels Baus in Sons ser o no Ser

SONS Ser o No Ser – Scheda artistica:
Regia artistica: Carlus Padrissa (La Fura dels Baus)
Assistenti alla regia: Tamara Joksimovic e Mireia Romero
Coreografia: Mireia Romero
Scenografia e costumi: Tamara Joksimovic
Composizione musicale: Carlus Padrissa (La Fura dels Baus)
Produzione e direzione di scena: Pau Domingo
Produzione esecutiva: Carla Juliano
Tecnico del suono: Damià Duran
Video e creazione audiovisiva: Eyesberg Studio
Regia video: José Vaaliña
Traduzioni italiane: Irene Brambilla, Rosa Carnevale, Cecilia Chiarelli, Viola Motti, Sofia Pedrini, Alice Redaelli, Elena Salvadore, coordinate da Gina Maneri. – Per il passo di La vita è un sogno: Fausta Antonucci

Qui il trailerhttps://drive.google.com/drive/folders/1YnEJHWNzUQiveyrh6kOqddsWFPJjNKD_

Categorie RECENSIONI

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