
27 novembre > 21 dicembre | sala Fassbinder
Venivamo tutte per mare
di Julie Otsuka
traduzione Silvia Pareschi
regia Cristina Crippa e Elio De Capitani
con Cristina Crippa, Elena Russo Arman, Carolina Cametti
regia video Paolo Turro
costumi Elena Russo Arman | scene Roberta Monopoli
luci Michele Ceglia | suono Gianfranco Turco
assistente regia Alessandro Frigerio
foto Laila Pozzo
produzione Teatro dell’Elfo
con il contributo di NEXT – Laboratorio delle idee per la Produzione e la programmazione dello spettacolo lombardo
un ringraziamento a Carmen Covito per i preziosi consigli
prima nazionale
La storia narrata da Julie Otsuka nel suo romanzo Venivamo tutte per mare (edito da Bollati Boringhieri) è una storia vera e potente, intima e personale, legata alla realtà storica con cui l’autrice ha uno stretto legame familiare. Cristina Crippa, ideatrice di questo progetto, cura la regia insieme ad Elio De Capitani e insieme a Carolina Cametti ed Elena Russo Arman dà voce e corpo alla pluralità di esperienze e racconti che animano il testo.
Siamo nei primi anni del ‘900. Un gruppo di donne su una nave in viaggio dal Giappone all’America. Sono diverse per età e per estrazione sociale, diversi i motivi che le hanno spinte a partire: ma per tutte di là dal mare c’è un marito e la speranza di una vita migliore. Hanno ricevuto dei soldi, le fotografie dei futuri sposi e hanno inviato le loro. Il viaggio è duro, ma la speranza è forte: «Perché in America le donne non dovevano lavorare nei campi, e c’erano riso e legna in abbondanza per tutti».
L’impatto con la nuova terra è violento, devastante, la realtà molto diversa dalle promesse ricevute, ma non si può più tornare indietro. Ciascuna di loro affronta, come sa e come può, la prima notte di nozze, il rapporto col marito, il lavoro, durissimo, in campagna come in città, l’estraneità e la difficilissima relazione con gli americani e la loro cultura, il parto, i figli, la formazione delle comunità giapponesi, la possibile convivenza e integrazione.
Fino a quando eventi tragici – l’attacco a Pearl Harbour e lo scoppio della guerra – trasformano ogni giapponese, anche i giovani che sono a pieno titolo cittadini americani, in un potenziale nemico. Applicando l’Alien Enemies Act (una legge del 1798) intere comunità, su ordine del Presidente Roosvelt, vengono costrette ad abbandonare le loro case e le loro attività, a svenderle e abbandonarle in preda a sciacallaggio e rapina, per essere trasferite in campi in località isolate e desertiche. Anche chi sopravvive, chi si adatta e organizza per resistere, anche chi fa ritorno, avrà la vita dolorosamente spezzata.
È una storia disperata e violenta, troppo poco nota, drammaticamente simile a tanti accadimenti della realtà odierna. L’autrice, partita da un vasto lavoro di documentazione, ha trovato, per il passaggio al romanzo, una forma molto interessante ed efficace. «Mi ero imbattuta in moltissime storie durante la mia ricerca – dice Julie Otsuka – e volevo raccontarle tutte. Capii che non mi occorreva una protagonista. Avrei raccontato la storia dal punto di vista di un intero gruppo di giovani spose».
L’io narrante è un io collettivo, un noi sfaccettato in cui si fondono tantissime vicende, un ricchissimo intreccio di episodi e di personaggi, che mantengono però ciascuno la propria individualità. Nessuna singola vita è seguita dall’inizio alla fine, eppure quello che veniamo a sapere ci basta per immaginare anche il resto. Le infinite variazioni di una storia corale ci scorrono davanti con un ritmo intenso, una sorta di partitura musicale, accompagnate da uno sguardo lucido e oggettivo ma contemporaneamente emotivo e partecipe.

«Abbiamo sperimentato – scrive Cristina Crippa – una prima volta l’efficacia comunicativa di questo testo, la sua forza di racconto orale collettivo, con una lettura alla biblioteca di Monza. Con me a dar corpo e voce c’erano Elena Russo Arman e Carolina Cametti. Per questo nuovo cammino abbiamo coinvolto altri compagni di viaggio. Elio De Capitani alla regia, Paolo Turro per la regia dei video (come aveva fatto per L’Acrobata), oltre a Michele Ceglia, Gianfranco Turco, Roberta Monopoli, Alessandro Frigerio, Elena Rossi».
Julie Otsuka è una scrittrice statunitense di origine giapponese, nata e cresciuta in California. Bollati Boringhieri ha pubblicato in Italia Venivamo tutte per mare (2012 e 2022), finalista al National Book Award 2011 e vincitore del PEN/Faulkner Award for Fiction e del Prix Femina Étranger 2012, Quando l’imperatore era un Dio (2013 e 2014), vincitore dell’Asian American Literary Award 2003 e dell’American Library Association’s Alex Award e Nuoto libero (2022). Vive a New York.
Teatro Elfo Puccini, sala Fassbinder, corso Buenos Aires 33, Milano
Prezzi: intero € 38/34 | <25 anni € 15 | >65 anni € 20 | online da € 16,50
Biglietteria: tel. 02.0066.0606 – biglietteria@elfo.org – whatsapp 333.20.49021
