
© Serena Serrani
MATER STRANGOSCIÁS
di Giovanni Testori
regia di Gigi Dall’Aglio
con Arianna Scommegna
alla fisarmonica Giulia Bertasi
scene Maria Spazzi
luci Pietro Paroletti
produzione ATIR
Mater Strangosciás è il terzo dei tre lai che Giovanni Testori scrisse poco prima di morire e pubblicati postumi. La protagonista è Maria che piange per la morte del figlio durante il Calvario. Nella messa in scena di Gigi Dall’Aglio di produzione ATIR e avente per interprete Arianna Scommegna la scena è ambientata nella cucina della protagonista arredata con pochi mobili essenziali. La Mater piange il figlio morto e nelle prime frasi lo fa con pudore, scusandosi e chiedendogli perdono “se a laiar io mo’ comenzo pregandoti d’aér, quando nel ciel del Padre sarai te te tornato una particular e trementissima dolcezza”. E gli chiede una “fraternala anca clemenza” verso le due dame che prima di lei hanno calcato quello stesso palco. Due dame che appartenevano a un lignaggio superiore: due réine. La prima “s’è con l’aspide ‘coppata” perché non sapeva sopravvivere al suo amato Antonio, la seconda “corre sui ceppi e i cippi in attesa che ci venga la vertigo” perché resa folle d’amore per il Giovanni Battista che l’aveva respinta. Lei no, non è una rèina, ma una popolana intenta ai lavori domestici che nel momento doloroso come quello che sta vivendo cerca di trovare una forma di sollievo proprio occupandosi di cose pratiche. Mentre prosegue nel suo lamento impasta il pane, fino a dargli le sembianze di un viso che poi ammira con tenerezza “te vardo e te revardo …mai me sento sazia” e si scusa se usa qualche parola che può apparire volgare. Del resto lei non ha mai preso “lezion de lengua” perché “alle iscole mai io son istata non fudesse per due soltanto settimane”. Accanto a lei, a suonare la fisarmonica, una persona, Giulia Bertasi, che occupa un sedile con alte spalliere che fanno pensare alle ali di un angelo. E in realtà nel corso del monologo verrà il momento in cui il Gabriele verrà evocato per il modo in cui le era apparso per annunciarle che sarebbe diventata madre divina.
La Mater comunica in una forma dialettale della Valassina infarcita di latinismi e di termini anche grotteschi che raggiunge il massimo dell’espressività nei momenti un cui evolve la parte più drammatica del suo lamento. È in questo punto che l’angoscia diventa stra-angoscia perché insostenible e si manifesta con un altissimo e lungo urlo che travalica la barriera del palcoscenico per raggiungere la sala tutta. Ed è qui che la Mater abbandona ogni remora e grida allo scandalo per il sacrificio imposto a quel figlio “mio creato e, insema, creator, oh da me formato”. Alla fine però arriva l’accettazione dolorosa che lei si impone, in quanto “poara et granda trislaiada” nel salutare le persone che hanno assistito al suo racconto.
La regia di Gigi Dall’Aglio si distingue per l’originale ambientazione, propria di una persona del popolo dalle scarse condizioni economiche (la Mater si lamenta nel ricordare al figlio che lei lo avrebbe voluto lavoratore che aiutasse la famiglia). Accanto alla scarità degli arredi nei quali prevale la sedia della Mater, ben diversa dai troni usualmente utilizzati per le rèine dei primi due lai, le luci di Pietro Paroletti richiamano, con l’accesa cromatura del rosso, il colore simbolo della carne e del sangue che è anche lo stesso della fascia sopra la spalliera del sedile dell’angelo. La base dello scenario, dovuto alla penna di Maria Spazzi, è costituita da una sorta di altare sulla quale si celebra il rito della rappresentazione del dolore che la Mater dedica agli ascoltatori. Arianna Scommegna, attrice dall’enorme caratura vocale e scenica sa rendere con padronanza tutte le varie sfumature di una madre che piange il figlio morto ma anche donna che, sia pure a livello di pancia, esprime dissenso di fronte a un destino crudele. Lodevole accanto a lei la brava Giulia Bertasi, che con il suono della fisarmonica contribuisce a creare l’atmosfera adatta alle varie fasi della narrazione.
Ottima l’accoglienza del pubblico con diverse chiamate in proscenio delle due artiste.
I tre lai sono riconosciuti tra i testi di altissimo valore lirico di Testori e Arianna Scommegna si è dimostrata finora l’interprete ideale di due di essi: Mater Strangosciás, proposto più volte in vari teatri e, fino a venerdì 19, al Teatro Fontana, e Cleopatrás, rappresentato nella scorsa stagione ancora al Teatro Fontana. Manca all’attrice, a quanto mi risulta, l’interpretazione del secondo laio, Erodiás e nel mio piccolo me ne faccio modesto suggeritore.
Repliche fino a venerdì 19 settembre
Visto il giorno 16 settembre 2025
(Carlo Tomeo)
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
INIZIO SPETTACOLI ORE 20.30
PREZZI Intero: 25 €, Under30: 15 € – Over 65 / Under 14: 11 €
Giovedì sera 19 € – Convenzioni 20 € – Scuole di teatro 12 € – Prevendita e prenotazione 1 €
INFO e PRENOTAZIONI
TEATRO FONTANA Via G.A. Boltraffio, 21, 20159 Milano
+39 0269015733 biglietteria@teatrofontana.it – http://www.vivaticket.com
