
Marco D’Agostin sembra essere particolarmente sensibile ai mondi lontani, a quello che rimane dopo catastrofi più o meno naturali e ai sopravvissuti che si muovono incerti in spazi non meglio definiti. Accadeva nel suo spettacolo di danza “Avalanche” del 2018 e riproposto lo scorso anno al Piccolo Teatro Studio Melato (mia recensione del 7 maggio 2024) e accade nel suo nuovo spettacolo – in prima nazionale presso lo stesso Teatro dal 3 giugno e in replica fino al giorno 8 – dove, partendo da un accadimento catastrofico come la caduta di un enorme asteroide che portò distruzione, si spiega come la vita trovi il modo di resistere ambientandosi in una nuova realtà.
Entra in scena un po’ affannato in tenuta da esploratore con un enorme zaino sulle spalle e la prima cosa che chiede alle persone convenute è se tra loro è presente un paleontologo. Inizia così il suo nuovo spettacolo che ha la novità di essere un musical o, meglio, un omaggio a quel genere anche se poi dal musical prende solo alcune caratteristiche e lui le vive con i suoi gesti canonici come i movimenti dei piedi che vogliono essere una danza ma che poi sono qualcosa di più e questo lo si scoprirà nel corso della rappresentazione quando diverranno veri e propri scatti nervosi quasi inconsapevoli. E poi c’è il canto con la voce che varia tra diverse tonalità e anche questa è fatta di note che si formulano improvvisamente e raggiungono alte quote. Arrivano all’improvviso, sono brevi, come l’inizio di arie musicali subito interrotte perché non ritenute opportune oppure sono reminiscenze di suoni che non appartengono più al presente. L’esploratore D’Agostin inizia a raccontare di quando milioni di anni fa i dinosauri si estinsero a causa della caduta di un enorme meteorite. Sembra quasi di assistere a una lezione di paleontologia mentre estrae dallo zaino pochi elementi che formeranno un piccolo tavolo, un basso sgabello, una sedia. C’è una persona a essere protagonista di quanto avverrà, tralascia di dire il suo nome, lo chiama “Lui” ma è facile intendere chi sia quando lo descrive come un uomo che ha tre nei su una guancia. Così, quella che voleva essere una sorta di lezione storica, diventa una vera e propria trama per un musical dove troveranno posto i vari codici di quel genere artistico sia pure in maniera del tutto inedita in un connubio totale tra arte e scienza.
Questa è la parte introduttiva della pièce che vede coinvolto quel “Lui” in diverse fasi dove sostiene le parti di vari personaggi a cominciare dal geologo e archeologo statunitense Walter Alvarez che più della sua materia era appassionato di paleontologia e, da bambino, uno dei suoi amici più cari era il Tyrannosaurus rex del Museo di Storia Naturale con cui amava soffermarsi a parlare. Partendo dai dinosauri, lo studio di Alvarez si estese a quello dell’esame dei fossili e in tal senso D’Agostin ha scritto e interpreta ora la trama del suo nuovo spettacolo che, mentre si sviluppa in momenti di gustosa ironia, si fa anche interprete di un disagio che l’autore ha affrontato a livello emotivo pensando che, come un asteroide di 11 chilometri di diametro, schiantandosi nello Yucatàn 65 milioni di anni fa, provocò estinzione e terrore, così l’uomo rimane disarmato di fronte ai disastri e alle sventure personali. In entrambi i casi, per la legge di sopravvivenza nasce la forza di reagire adattandosi al cambiamento. Da questo pensiero è nata l’idea di scrivere un musical che per convenzione reagisce con canto e danza a un imprevisto, similmente a quanto possa accadere di fronte a un avvenimento distruttivo di enorme portata e sconosciuto che arriva dall’esterno. “Il musical”- così ha dichiarato l’autore – “a ben vedere, si fonda su un paradosso simile a quello dell’asteroide: qualcosa di non previsto, che giunge da molto lontano, stravolge l’ordine delle cose. Il musical, come le catastrofi, obbliga a ripensare la vita, a cambiarne lessico e registro. Cantare e danzare anche se non ha senso: per non morire. Cambiare, per sopravvivere”
Sono parole, queste, che donano a un accadimento drammatico provocante sofferenza la possibilità di “trasformare il dolore in arte”, così come viene dichiarato nel corso della pièce dal protagonista. Mentre “intorno” e “dentro di lui” si muovono e agiscono attraverso brevi sketch e godibili dialoghi i vari personaggi, i “tanti D’agostin”, interpreti della vicenda. Tutti parlanti con disparate tonalità di voci e “lanciandosi” battute paradossali da una parte all’altra della scena pressocché deserta e muovendosi con passi nervosi e inattesi. Personaggi esistiti o ancora realmente esistenti che discorrono tra loro di stratificazioni del terreno, di fossili, di iridio. Lo fanno usando un parlato enfatico tipico dei musical, genere che inizialmente sembra essere trattato con sufficienza ma che poi, nel procedere, emanerà il suo fascino al quale alla fine non sarà possibile sottrarsi. E ci sono inoltre molte sorprese impossibili da raccontare in questa sede, pena spoiler. La musica di Luca Scapellato, con il quale per le canzoni ha collaborato anche lo stesso D’Agostin, sono naturalmente in sintonia con la sceneggiatura e l’eccellente vocalità dell’interprete è un altro punto di forza dello spettacolo totalizzante da vedere e anche da rivedere. Trionfale l’accoglienza alla prima. Repliche fino a domenica. In calce all’articolo le INFO riportanti i crediti e le modalità per acquisto biglietti.
Piccolo Teatro Studio Melato (via Rivoli 6 – M2 Lanza), dal 3 all’8 giugno 2025
Asteroide di e con Marco D’Agostin
suono Luca Scapellato, canzoni Marco D’Agostin, Luca Scapellato
scene Paola Villani, Bots Conspiracy – luci Paolo Tizianel – costumi Gianluca Sbicca con un’incursione testuale di Pier Lorenzo Pisano – assistente alla creazione Lucia Sauro – ricerca condivisa con Chiara Bersani, Sara Bonaventura, Nicola Borghesi, Damien Modolo, Lisa Ferlazzo Natoli – movement coach Marta Ciappina, danze di repertorio Giulio Santolini, Stefano Bontempi – vocal training Francesca Della Monica – consulenza scientifica Enrico Sortino – costruzione elementi scenici Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa – promozione a cura di Damien Modolo – organizzazione, amministrazione Eleonora Cavallo, Federica Giuliano, Irene Maiolin, Paola Miolano – comunicazione digitale Alessandro Leva – foto Masiar Pasquali – produzione VAN – in coproduzione con Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa; Théâtre de la Ville, Paris; Fondazione Teatri di Pistoia; Pôle-Sud CDCN Strasbourg; Festival Aperto / Fondazione I Teatri – Reggio Emilia; Baerum Kulturhus – Dance Southeast-Norway; Snaporazverein – Con il sostegno di: CCN Ballet de l’Opéra national du Rhin; Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni Firenze; AMAT e Civitanova Danza per RAM_Residenze Artistiche Marchigiane; La Contrada, Teatro stabile di Trieste; Istituto Italiano di Cultura di Oslo/MiC-Direzione Generale Spettacolo e Sprang / Ål kulturhus, regional dance scene and performing arts center, nell’ambito di NID international residencies programme; Grand Studio, Bruxelles; Scenario Pubblico, Catania; CSC/Centro per la Scena Contemporanea (Bassano del Grappa); Atcl/Spazio Rossellini: Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza; Centrale Fies; Teatro Stabile dell’Umbria
Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì, ore 20.30; domenica ore 16.00.
Durata: 1 ora e 30 minuti senza intervallo
Prezzi: platea 40 euro, balconata 32 euro
Informazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org
