“Wonder Woman” al Piccolo Teatro Studio Melato – Recensione

Appena la voce dello speaker conclude il consueto invito a spegnere i cellulari, la luce di sala si oscura e inizia a diffondersi una melodiosa musica suonata da un pianoforte. Non tragga in inganno quel suono perché fa stridore con tutto ciò che seguirà, tanto da sembrare quasi una beffa. E infatti smette subito nel momento in cui la luce si riaccende e invade totalmente l’intero spazio, compreso quello occupato dal pubblico, preparando l’ambiente alla rappresentazione di qualcosa di drammatico e, per meglio farlo penetrare nell’animo dei presenti, vuole assicurarsi della loro attenzione proprio illuminandone i visi. Inizia così lo spettacolo scritto da Antonio Latella e Federico Bellini che racconta le fasi del processo riguardante uno stupro perpetrato da un gruppo di tre (ma forse erano quattro) giovani ai danni di una ragazza peruviana di Ancona e dove i colpevoli furono assolti perché la vittima aveva un aspetto troppo mascolino e quindi secondo la parte giudicante costituita da quattro donne non poteva avere i requisiti per destare desiderio sessuale. La sentenza fu annullata successivamente dalla Corte di Cassazione e tuttavia il periodo intercorrente tra le sentenze dei due organi giudiziari, aggravato dalla malevole esposizione dei media, fu vissuto dalla ragazza con estremo dolore, aumentato anche dal fatto che fu ripudiata dal padre.

Sono quattro le attrici protagoniste dello spettacolo che arrivano in scena vestite di nero e con ai piedi scarpe rosse e interpretano i vari personaggi che presero parte al processo d’appello. Le loro voci. che nei momenti più drammatici vengono amplificate da microfoni a braccio, si uniscono in una sola e diventano coro perché il male subìto dalla vittima riguarda tutte le donne. Le voci della difesa degli stupratori vengono snocciolate e scandite con veemenza mentre quelle della difesa arrivano a ribaltarsi e la ragazza da vittima finisce per essere considerata colpevole. Quasi dileggiata per non essere in grado di raccontare con esattezza le varie fasi della violenza, viene messo in dubbio che non fosse vergine al momento dello stupro (non sono state rilevate tracce di sperma nella vagina e le gocce di sangue erano troppo poche per giustificare la perdita della verginità). Le disquisizioni delle giudici nella sentenza finale dove discolpano gli accusati e ne sentenziano l’assoluzione hanno il sapore dell’oltraggio. Salgono i toni e all’ascolto diventa spontaneo il disagio che si fa orrore nei momenti più cruenti dell’esposizione. Difficile restare indifferenti. Poi, quando tutto sembra essere terminato e si rimane sgomenti, una musica irrompe nella sala e le quattro attrici iniziano a adornarsi di vestimenti di sapore ancestrale. Non sono più vittime di ingiustizia ma Amazzoni che significativamente buttano via le scarpe, improvvisano una lunga, sfrenata danza tribale a significare che la ragazza da danneggiata qual era è diventata una Wonder Woman che sa farsi valere. Ma sono anche Erinni che gridano vendetta perché inascoltate, anzi oltraggiate, dalla decisione di un Apollo dei nostri tempi rappresentato da un patriarcato imperante che fatica a morire e contro il quale bisogna combattere. E allora il richiamo alla presa di posizione e alla riscossa rivolto al pubblico diventa potente e riceve una forte risposta, interprete di una promessa di lotta.

Un forte testo di teatro civile dalla potente drammaturgia la cui rappresentazione è affidata a quattro eccellenti giovani attrici che hanno dimostrato di possedere un talento non comune (in calce all’articolo i loro nomi insieme ai crediti) e che vengono salutate da un pubblico commosso e molto partecipativo.

Visto il giorno 9 maggio 2025

(Carlo Tomeo)

Trailer: Antonio Latella / Wonder Woman / Trailer – YouTube

Piccolo Teatro Studio Melato (Via Rivoli, 6 – M2 Lanza) dal 5 al 10 maggio 2025

Wonder Woman di Antonio Latella e Federico Bellini – regia Antonio Latella – con Maria Chiara ArrighiniGiulia Heathfield Di RenziChiara FerraraBeatrice Verzotti – costumi Simona D’amico – musiche e suono Franco Visioli – movimenti Francesco Manetti Isacco Venturini – foto Andrea Macchia – produzione TPE – Teatro Piemonte Europa in collaborazione con Stabilemobile

Durata: 80 minuti senza intervallo

Categorie RECENSIONI

Lascia un commento

search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close