
L’immortalità può dimostrarsi pesante e tutto sommato assai noiosa. Ne sanno qualcosa gli dei che, dopo aver vissuto per qualche millennio i loro momenti gloriosi fatti di amori, intrallazzi e litigi, si ritrovano ora in una spiaggia abbandonata della città di Troia tediati dallo scorrere del tempo che sembra non concedere più novità. Sono stati convocati da Zeus la cui memoria però appare fugace tanto da non permettergli di ricordare il motivo della convocazione. Intanto si domandano da quando e perché sono caduti dall’Olimpo. Qualcuno azzarda che la cosa risale al termine della guerra di Troia avvenuta quasi tremila anni fa e il fatto che si trovino ora su un lido di quella città potrebbe essere indicativo. Il nome del luogo è legato alla famosa guerra che si è svolta per un decennio e in particolare agli ultimi cinquantuno giorni dell’ultimo anno. Bei tempi quelli e, siccome non c’è miglior modo per vincere la noia di quello di evocare i tempi lieti, eccoli riunirsi attorno alle braci di un fuocherello lì accanto che farne risorgere le fiamme e rivivere quei momenti che li videro impegnati in prima persona e anche attraverso i loro protetti umani.
Inizia in questo modo lo spettacolo scritto da Francesco Nicolini su drammaturgia del Quadrivio costituito da Roberto Aldorasi, Alessio Boni, Francesco Nicolini e Marcello Prayer, prodotto da Nuovo Teatro in coproduzione della Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo, Fondazione Teatro della Toscana e del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, e in scena in questi giorni al Teatro Manzoni con repliche fino al 6 aprile. Protagonisti Alessio Boni, nel doppio ruolo di Zeus e Achille e Antonella Attili in quello di Era. Accanto a loro un cast di sei attori che interpretano i ruoli degli altri dei e degli eroi del poema.
Prende vita a questo punto l’Iliade rivissuta dagli dei, ciascuno dei quali assume le vesti di un personaggio significativo scelto tra quelli che sono i loro protetti. Alleanze, intrighi e giochi di seduzione femminile sono gli ingredienti utilizzati dai singoli per portare avanti combattimenti e complotti che conducono alla vittoria per interposta persona costituita dagli umani. A entrare nei personaggi contribuisce l’uso di maschere che nascondono, e nello stesso tempo simbolizzano per la loro fattezza, le marionette del teatro siciliano, i cosiddetti pupi, la cui esistenza è in balìa di chi li manovra. E, quando non si può procedere a un combattimento armato, per ottenere la vittoria può utile un atto di seduzione il cui simbolo può essere l’ammaliante agitazione di un ventaglio.
Si assiste durante la rappresentazione ai momenti più salienti del poema attribuito a Omero partendo dall’ira funesta del pelide Achille, che si placa solo dopo che l’eroe avrà ucciso Ettore, e termina con l’entrata del famoso cavallo nella città di Troia. La rappresentazione procede per blocchi paralleli, e qui sta la trovata di maggiore attrattiva, dove da una parte ci sono i confronti e le dispute degli dei, dall’altra gli incontri/scontri degli umani. I generi teatrali si alternano attraverso due registri. Uno è impostato su momenti esilaranti come quelli tra Zeus, marito che non vuole essere contraddetto e, quando questo accade, è pronto a lanciare i suoi strali, e Era che, oltre che essere dea ricorda la figura di una casalinga gelosa. O anche quelli riguardanti le dispute tra fratellastri oltre ai piagnistei di Apollo, soggetto a crisi epilettiche. Il registro drammatico è affrontato nelle azioni che riguardano gli umani e raggiungono punti dolorosi nella manifestazione di disperazione da parte di Achille per la morte dell’amico Patroclo e commoventi quando Priamo chiede la restituzione del corpo del figlio Ettore.
In poco meno di un’ora e mezza di durata lo spettacolo per il suo contenuto è più che mai denso di attualità proprio perché la vicenda raccontata si svolge vicino a un territorio che nei nostri giorni attraversa un periodo di tragici momenti. È inoltre metafora dei mali provocati dal potere di pochi che per vari stadi è esercitato sull’intera umanità, vittima di ingiustizie e privata della libertà.
Massimo Troncanetti ha creato l’affascinante scenografia che nella sua essenzialità si avvale di due piattaforme mobili che si aprono sulle pareti laterali nei momenti in cui si entra nel territorio d’appannaggio degli dei. Fondamentali le policromatiche luci che attraversano, si fiondano, tagliano il fondale e che sono disegnate da Davide Scognamiglio. I costumi creati da Francesco Esposito sono quelli della moda dei nostri anni, volutamente scelti così per dare il senso dell’attualità del tema e nello stesso tempo dell’immortalità degli dei che seguono la moda. La Compagnia capitanata da Alessio Boni con al suo fianco Antonella Attili dimostra ottime capacità di amalgama e i singoli elementi sono tutti degni di nota. Si distingue in particolare Marcello Prayer (anche co-regista), in ruoli tutti diversi tra loro per espressività e capacità interpretative: il piagnucoloso Apollo, l’eroico Ettore e il dolente Priamo. Accanto a lui appaiono meritevoli: Haroun Fall, nella doppia veste di Hermes e Patroclo; Jun Ichikawa, che è Andromaca, ma che si rivela particolarmente brava nei panni di una sensuale (e furba) Afrodite; Antonella Attili nel ruolo di Era, madre infelice all’inizio della vicenda per la perdita del figlio e perennemente in ambascia durante la rievocazione della guerra.
Alessio Boni affronta con le capacità che sono note, e che appaiono meritevoli di essere ricordate, i personaggi di Zeus e di Achille. Nel ruolo del primo sa apparire un dio che non vuole essere confutato pronto a urlare con voce possente, vittima della noia e della scarsa memoria, salvo poi abbandonarsi alla commozione quando apprende della morte del figlio Sarpedonte. Come Achille sa esaltare al meglio le sue doti di attore drammatico passando dai toni rabbiosi per l’offesa subìta da Agamennone a quelli più disperati per la morte dell’amico. Antonella Attili è Era che passa dalle fasi di una moglie ormai rassegnata alle imprese amatorie del coniuge fuori dal letto coniugale a quelle di una madre affettuosa per i propri figli e meno per i figliastri e, grazie alla sua esuberanza, sa raccogliere la maggior parte delle risate da parte del pubblico.
Lo spettacolo è stato accolto con forti e prolungati applausi e diverse chiamate sul proscenio di tutti gli artisti. Repliche fino al 6 aprile. In calce all’articolo le INFO con l’indicazione dei crediti e le modalità per l’acquisto dei biglietti.
Visto il giorno 26 marzo 2025
(Carlo Tomeo)
ILIADE Il gioco degli dei testo di Francesco Niccolini liberamente ispirato all’Iliade di Omero – drammaturgia di Roberto Aldorasi, Alessio Boni, Francesco Niccolini e Marcello Prayer – con Alessio Boni e Antonella Attili e con (in o.a.): Haroun Fall, Jun Ichikawa, Liliana Massari, Francesco Meoni, Elena Nico, Marcello Prayer – scene Massimo Troncanetti – costumi Francesco Esposito – disegno luci Davide Scognamiglio – musiche Francesco Forni – creature e oggetti di scena Alberto Favretto, Marta Montevecchi, Raquel Silva – regia Roberto Aldorasi, Alessio Boni, Marcello Prayer – produzione Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo in coproduzione con Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo – Fondazione Teatro della Toscana -Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia
TEATRO MANZONI MILANO: dal 25 marzo al 6 aprile 2025 feriali ore 20,45 – domenica ore 15,30 – sabato 5 aprile ore 15,30 e 20,45
BIGLIETTI Prestige € 37,00 – Poltronissima € 34,00 – Poltrona € 26,00 – Poltronissima under 26 anni € 18,00
Per acquisto:
biglietteria del Teatro
online https://www.teatromanzoni.it/acquista-online/?event=3702716
telefonicamente 027636901
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