“Schegge di memoria disordinata a inchiostro policromo” al Teatro Franco Parenti – Recensione

Un viaggio “ampio sull’identità, sulla finzione, sull’auto-menzogna, sulla verità e sul processo di liberazione dal trauma” sono le parole che Fausto Cabra usa per definire il tema dello spettacolo che ha debuttato ieri sera al Teatro Franco Parenti e del quale è regista. L’ispirazione è tratta da un caso che sconvolse gli Stati Uniti alla fine degli anni ’70 e che vide protagonista il ventenne Billy Milligan, accusato di aver rapito, violentato e rapinato tre studentesse universitarie e poi assolto, primo caso nella storia giudiziaria statunitense, perché riconosciuto affetto da infermità mentale. Lo spettacolo descrive i vari momenti del vissuto del protagonista in un crescendo in cui entra gradatamente e con profondità nei meandri della sua mente scandagliandone i punti più nascosti e rivelandone gli aspetti contraddittori. La mente di Billy Milligan è quindi presa a esempio nel momento in cui questa, superata la barriera dell’autocensura imposta dalla società, più che mai condizionante nel vivere odierno, deflagra e si scompone in tanti spezzoni ciascuno dei quali vuole vivere una vita propria senza che essi possano comunicare fra loro. Processo di dissociazione e conseguente creazione di tanti “io” che finiscono per coesistere (e nella persona di Billy Milligan se ne contarono 24). Finzione e realtà che convivono, quindi, e che nella messa in scena di Cabra vengono proposte su due livelli in una forma di work in progress che è una delle parti più rimarchevoli della sceneggiatura dovuta all’eccellente e intuitiva penna di Gianni Forte: accanto alla rappresentazione vera e propria della vicenda del protagonista c’è quella della preparazione prettamente teatrale della stessa con le due attrici che spiegano assumendo il ruolo insolito di didascalie umane che anticipano e spiegano gli eventi che si andranno a rappresentare. Esse stesse si definiscono per quella che è la loro funzione (attrici che saranno interpreti di vari personaggi), introducono sia un uomo che fungerà da attrezzista (e in effetti il suo compito sarà questo per tutta la durata della pièce) e infine il protagonista che verrà descritto anche nel suo aspetto fisico (altezza 184 cm, peso 86 chili). Il discorso inerente a realtà e finzione, proprio del teatro, è specchio dell’essere e apparire umano che può arrivare a una distorsione totale nel momento in cui la finzione supera la barriera della consapevolezza e diventa patologia nel momento in cui sfugge alla ratio.

Lo spettacolo si svolge in un palcoscenico inizialmente vuoto che, nel corso dello svolgimento dell’azione, si va popolando con pochi elementi di arredo tra i quali un tavolo dove viene fatto sedere Billy quando è sottoposto a interrogatorio o durante le sedute dalla psicologa. Predominanti sono gli schermi sul fondale con molteplici video che fanno da commento, tra i quali piccoli pannelli descrittivi dei momenti della vicenda che vede protagoniste le ragazze stuprate. A commentare ulteriormente i punti più drammatici c’è una scelta di musiche rock degli anni ’70 che, accompagnate a sonorità inquietanti, riflettono la psicologia del protagonista. Raffaele Esposito nella sua eccellente interpretazione sa attraversare con maestria il carattere controverso di Billy Milligan, mettendone in luce le varie sfaccettature del carattere, un vero tour de force recitativo, anche fisico, che lo occupa per tutta la durata dello spettacolo. Accanto a lui le talentuose Anna Gualdo e Elena Gigliotti sempre in scena e interpreti di diversi personaggi (una delle ragazze stuprate, il commissario di polizia, l’avvocato della difesa, la psicologa, le infermiere della clinica, la madre di Billy…). Incisivo il personaggio della madre quando si difende dall’accusa di essere stata complice della violenza esercitata dal patrigno sul corpo di Billy bambino (“I figli maschi finiscono per mettere alla gogna le loro madri”) e qui lo scontro tra lei e il figlio è uno dei momenti più drammatici della pièce.

Il racconto procede in modo dinamico anche grazie all’uso degli elementi multimediali di Francesco Marro avanzando in un crescendo fino al finale di grande effetto che, a evitare spoiler, non pare opportuno descrivere in questa sede. Lo spettacolo, che prima dell’inizio è stato presentato dalla direttrice artistica Andrée Ruth Shammah, ha raccolto un ottimo successo di pubblico che ha letteralmente reso esaurita la sala in ogni ordine di posti. Diverse le chiamate in proscenio dei tre artisti e del regista. Repliche fino al 13 aprile. In calce all’articolo le INFO con i crediti e le modalità per acquisto biglietti.

Visto il giorno 20 marzo 2025

(Carlo Tomeo)

Schegge di memoria disordinata a inchiostro policromo, uno spettacolo di Fausto Cabra
drammaturgia Gianni Forte
con Raffaele EspositoAnna GualdoElena Gigliotti – scene Stefano Zullo – luci Martino Minzoni – costumi Eleonora Rossi – musiche Mimosa Campironi – grafica e contributi video Francesco Marro – aiuto regista Anna Leopaldo – direttore di scena Riccardo Scanarotti –
elettricista Martino Minzoni – sarta Giulia Leali – scene costruite presso il laboratorio del Teatro Franco Parenti – costumi realizzati dalla sartoria del Teatro Franco Parenti diretta da Simona Dondoni – foto Leslie Kee – produzione Teatro Franco Parenti

Teatro Franco Parenti – Sala A2A – Dal 20 marzo al 13 aprile 2025

Durata: 1 ora e 40 minuti

PREZZI: intero 30€; under26/over65/Card Giovani 25€; convenzioni (valide tutti i giorni) 25€- Tutti i prezzi non includono i diritti di prevendita. Lo spettacolo è inserito nell’abbonamento: Invito a TeatroPromo EstateAbbonamento liberoPassepartout Parliamo d’amoreCard libere

Biglietteria
via Pier Lombardo 14
02 59995206
biglietteria@teatrofrancoparenti.it

Biglietteria
via Pier Lombardo 14
02 59995206
biglietteria@teatrofrancoparenti.it

Orari:
lunedì
dalle h 16 alle h 19
da martedì a venerdì
dalle h 10 alle 14 e dalle h 16 alle h 19
sabato
dalle h 10 alle h 14 solo biglietteria telefonica
dalle h 16 alle h 19
domenica
dalle h 13 alle h 15

Categorie RECENSIONI

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