“Cleopatràs” al Teatro Fontana di Milano – Recensione

“Oh Cleopatra / oh poera gaina Cleopatràs / dov’è, dov’as, / orademai, il tuo ras?”. Sono i primi versi del poema di Giovanni Testori in scena al Teatro Fontana fino a domani (affrettarsi ad andare a vederlo, perché è un’occasione unica e da non perdere!). A pronunciare quei versi, e tutto il monologo, è Cleopatra, anzi Cleopatràs, perché non è la regina egiziana ma la regina (anzi reìna) delle baldracche, e comunque la numero uno e felice di esercitare quel mestiere, in un quel della Valsassina. A impersonarla è Arianna Scommegna in un’interpretazione che è diventata il suo cult, tanta è la sua capacità di entrare dentro il personaggio fino a renderlo suo.

Il lamento gutturale dell’inizio si fa interprete del suo dolore per la morte del suo Antonio, anzi del suo Tuniàs (o anche Tugnun o Togn o Tonio o Toni) e senza mezzi termini chiede che le si portino almeno “uno zuffetto dei nigri, tutti rizzuti e unti di gel” e anche uno del boschetto “Ch’el gh’aveva, qui, in del suo divino puberàs!”. Perché il sentimento provato da Cleopatràs è quello che si esprime (e si esalta) nella carne e si comunica attraverso una lingua elementare di natura (paradigmaticamente) animale. Ne sono testimoni la scena che descrive un ambiente primitivo e la tunica bianca della donna oltraggiata da pennellate di colori accesi, testimoni di una passione ormai impossibilitata a nutrirsi attraverso l’unione dei corpi. I lai della donna non conoscono censure, le cose vengono nominate con i loro nomi più triviali per meglio celebrarle in quella che (malamente) è intesa come impudicizia quando in realtà è espressione di ferini amplessi. Questa manifestazione del patimento, che si fa cerimonia, è accompagnata dai suoni di un violoncello che, con la sua timbrica dalle diverse sfumature, si rende complice a seconda della potenza e del colore del dolore che non è mai della stessa intensità, specialmente quando si trasforma in rimpianto e diventa memoria di episodi felici. E non mancano, proprio in tale occasione, anche momenti quasi buffi che allentano la tensione.

Seduta su uno scranno Arianna Scommegna vive tutto il fervore della protagonista, si immerge nel linguaggio di Testori proprio della lingua lombarda infarcita di neologismi e grammelot e che non teme l’uso di parole scurrili per meglio calare il personaggio di estrazione popolare nella sua realtà linguistica. Versi poetici che si riscontrano con maggiore valore proprio in questo che è il primo dei tre lai dell’ultimo Testori (gli altri due, com’è noto sono “Erodiàs” e “Mater Strangosciàs”, pubblicati postumi nel 1994). Cleopatràs è donna per la quale l’amore non è tale se non c’è il piacere fisico, per cui meglio morire piuttosto che vivere una vita senza amore. Si uccide per raggiungere il suo Tugnàs che pur rimprovera quando gli si rivolge: “Oh Togn, t’era possibil no specciar un bot ammò pria de crepare?”. Gli ultimi versi sono rivolti a Dio (… “ben pria del suo incarnamento, ci ha dato, non richiesto, el nascimento!” con un anelito finale legato alla morte: “Oh se l’è gram, oh se l’è gram, sì, bagai, spirarr in mezzo a tanti lutti”.

Arianna Scommegna mette a frutto i differenti e notevoli timbri fonici di cui è fornita in modo maestoso per rendere al meglio il carattere di Cleopatràs in tutte le sue sfaccettature. Nel passare dalle tonalità crude a quelle più elegiache è completamente assorbita dal personaggio, ne descrive lo strazio percorrendone le molteplici venature che passano dal drammatico al comico e dal sensuale al grottesco. Termini triviali riguardanti parti intime del corpo e pratiche sessuali disseminate nel testo vengono pronunciate con la naturalezza che lo scrittore aveva voluto e riescono anche a procurare divertiti consensi nel pubblico che comunque rimane soggiogato dalla recitazione e da tanta presenza scenica che sanno procurare intensa commozione. A impreziosire il monologo la presenza della bravissima Chiara Torselli al violoncello.

Uno spettacolo nato in ATIR e ora felicemente riproposto dal Teatro Fontana dopo dieci anni dalla prima rappresentazione. L’accoglienza è stata grandissima in un teatro pieno che ha visto anche la presenza della direttrice artistica Ivonne Capece salita alla fine sul palco ad abbracciare l’applauditissima attrice. Uniche due repliche questa sera alle 19,30 e domani pomeriggio alle ore 16,00. In calce all’articolo le INFO con i crediti e le modalità d’acquisto dei biglietti.

Visto il giorno 7 febbraio 2025

(Carlo Tomeo)

6_9 febbraio

CLEOPATRÁS di Giovanni Testori
regia di Gigi Dall’Aglio
con Arianna Scommegna
al violoncello Chiara Torselli
scene Maria Spazzi / luci Pietro Paroletti
produzione ATIR 
Attrice vincitrice del Premio Associazione Nazionale Critici di Teatro

© Serena Serrani

INFORMAZIONI

Data e orario: giovedì e venerdì ore 20.30 – sabato ore 19.30 – domenica ore 16.00

Prezzi: Intero 25 € – Under30 15 € – Over 65 / Under 14 12 €

Convenzioni: 20 €- Scuole di teatro 12 € – Prevendita e prenotazione 1 €

Info e prenotazioni: +39 0269015733 biglietteria@teatrofontana.it – www.vivaticket.com

Categorie RECENSIONI

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