“Alla meta” al Teatro Elfo Puccini di Milano, sala Baush – Recensione

“Alla meta”, uno spettacolo iconico di Teatrino Giullare, è in scena questa settimana al Teatro Elfo Puccini in un nuovo allestimento rispetto a quello del 2006 quando vinse il Premio Ubu. Scritto da Thomas Bernhard nel 1981 racconta la storia di una madre egoista ed egocentrica e della sua unica figlia, algida e soccombente. Le due donne si stanno preparando a raggiungere, come fanno ogni anno, la casa al mare per un periodo di vacanza. La figlia estrae da un appendiabiti i vestiti che ripone in un grande baule su ordine della madre che, seduta su una poltrona, si abbandona nel frattempo a lamentosi discorsi in cui rievoca la propria vita da quando, ancora giovane, aveva accettato di sposare il suo corteggiatore perché commossa dal fatto che l’uomo avesse perso i genitori nello stesso giorno. In realtà quello che l’aveva spinta a sposarsi era il fatto che l’uomo fosse benestante in quanto possedeva una fonderia e una casa al mare. Ma per la donna quello non fu un matrimonio appagante perché l’uomo ai suoi occhi appariva un essere mediocre (a ogni novità o accadimento non faceva che ripetere “tutto è bene quel che finisce bene”) e fu inoltre colpito da un’inerzia che lo portò alla malattia dopo il grande e inarrestabile dolore provato a seguito della morte a due anni e mezzo del loro primogenito nato con una malattia congenita, fatto che in lei invece provocò un senso di liberazione. La donna, tra la richiesta di farsi preparare un thè, subito sostituito da cognac, e i lamenti per i dolori, rincara la dose del proprio malumore pensando all’imminente arrivo di un giovane drammaturgo di successo conosciuto a teatro il giorno prima e che lei stessa aveva invitato a partire in vacanza al mare con loro, invito di cui ora è pentita. E a nulla servono le parole della figlia che vede nella presenza del giovane nella casa una novità che scacci la monotonia del soggiorno alle quali sono abituate. Quando l’uomo arriva la donna mostra una cordialità di circostanza ma poi esprime apertamente il suo carattere nevrotico. Il dibattito che si accende tra i due ha per argomento soprattutto il teatro e pone l’accento sulla condizione dello scrittore e dell’autore dell’opera d’arte in genere. A intervenire ogni tanto un breve pensiero da parte della figlia. Alla fine sembra che lo scrittore finisca per essere accettato ma tutto sarà da verificare nei giorni successivi.

Gli argomenti propri della poetica di Bernhard sono tutti presenti nella pièce. Vi appaiono attraverso le conversazioni all’apparenza innocue ma ricche di riferimenti simbolici atti a nascondere la verità (il riferimento alla commedia “La brocca rotta” di Von Kleist ne è un esempio) e sono ricorrenti anche negli ipocriti monologhi e nel pensiero nichilista della madre che in più occasioni si lamenta per il freddo, meglio, per il gelo, titolo del più famoso romanzo dello scrittore austriaco. I personaggi in scena indossano una maschera o sono rappresentati da una marionetta di altezza umana dotata di meccanismi di vita (è il caso della figlia, affetta da una forma di indolenza e rassegnata accondiscendenza nei confronti della madre), una scelta, questa, da parte di Teatrino Giullare per assecondare il pensiero di Bernhard secondo il quale i suoi personaggi non sono uomini ma marionette.

Un testo dove la mancanza d’azione si fa azione: è quella delle frasi, soprattutto quelle evocatrici della madre, è quella della gestualità della figlia che continua a riempire il baule, è quella dell’attore quando racconta della fuga dalla sua famiglia, della crisi esistenziale vissuta prima di raggiungere la fama e del suo desiderio inappagabile di cambiare la società. “Ognuno vede qualcosa di diverso quando guarda lontano. Ognuno vede quello che vuole vedere”, esclama la madre e così viene espresso il concetto dell’incomunicabilità sottesa in una falsa forma di comunicazione. Sono i temi più ricorrenti in Bernhard, qui ben condensati in una forma essenziale di un atto unico di poco più di un’ora che li contiene tutti (il testo originale è formato da due atti di durata superiore) e ha il dono di una fluidità da suspence. E questo crea un proficuo stato di ansietà nello spettatore che si sente sempre più coinvolto nella rappresentazione.

Di massimo livello la prova recitativa di Giulia Dall’Ongaro ed Enrico Deotti che hanno ricevuto un’ottima accoglienza.

Repliche fino a domenica 9 febbraio. In calce all’articolo le INFO con i crediti e le modalità per acquisto biglietti.

Visto il giorno 4 febbraio 2025

(Carlo Tomeo)

Teatro Elfo Puccini: 4 > 9 febbraio | sala Bausch

Alla meta di Thomas Bernhard – traduzione Eugenio Bernardi – diretto e interpretato da Teatrino Giullare – produzione Teatrino Giullare APS

Teatro Elfo Puccini, sala Bausch, corso Buenos Aires 33, Milano

Orari: martedì e giovedì ore 19:30 | mercoledì ore 20.30 | venerdì ore 21:00 | sabato ore 19:00 | domenica ore 15:00. – Prezzi per lo spettacolo: intero € 34 | <25 anni € 15 | >65 anni € 20 | online da € 16,50 – Biglietteria: tel. 02.0066.0606 – biglietteria@elfo.org – whatsapp 333.20.49021

Categorie RECENSIONI

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