
Una storia sospesa tra illusione e realtà, un sentimento tradito che si riscatta nel sogno, una parabola dell’amore e del teatro. Sono i temi che si intrecciano a formare l’ossatura dello spettacolo “Magnifica presenza” di Ferzan Ozpetek che il regista ha adattato dal suo omonimo film del 2012. Dopo dodici anni la storia narrata non ha perso il suo fascino, anzi, ne ha acquisito di ulteriore grazie alla rappresentazione in teatro, luogo deputato più di ogni altro alla diffusione di magia. Perché di magia si tratta nella vicenda che vede protagonista il giovane Pietro, pasticciere gay che dalla Sicilia si trasferisce a Roma per realizzare il sogno di diventare attore e nello stesso tempo raggiungere l’amato Massimo con cui aveva avuto una avventura passeggera anni prima e con il quale desidera creare un rapporto duraturo. Capirà presto a sue spese che non è facile rendere reali i sogni, specie quelli nei quali ci si è cullati in giovinezza: Massimo accetta di incontrarlo solo per dirgli in modo aggressivo che non accetta il suo amore e gli ingiunge di non infastidirlo più con messaggi telefonici e letterine. Pietro, deluso nel vedere rifiutato il suo amore e dopo aver soggiornato momentaneamente in casa di sua cugina Maria, trova in affitto un grande appartamento di inizio ‘900 con arredamento stile anni ’40 che possiede all’interno un palchetto simile a quelli teatrali la cui base contiene una botola nascosta sotto la quale è possibile trovare rifugio. Dopo pochi giorni Pietro si accorge con terrore di non essere solo nella casa perché vede aggirarsi strani personaggi vestiti con abiti inconsueti e cosa più strana, quando chiama in aiuto sua cugina, si rende conto che quelle figure sono visibili solo a lui. Dopo la prima diffidenza l’uomo inizia a parlare con loro e viene a sapere che essi sono attori della Compagnia teatrale Apollonio famosa fra gli anni ’30 e ’40 che nel 1943 si erano rifugiati in quella casa per non essere arrestati dalla Gestapo e ora stanno aspettando la loro compagna Livia Morosini che dovrebbe trarli in salvo. Quello che non sanno è che nel frattempo sono passati tanti anni e che ora sono solo fantasmi perché non più appartenenti al mondo dei vivi. Sarà Pietro, con l’aiuto di Ennio, un transessuale che si era rifugiato nella casa a seguito di un aggressione, a rintracciare la Morosini ancora vivente che racconterà cosa era successo durante il rastrellamento della Gestapo. Dopo queste rivelazione i fantasmi della Compagnia Apollonio si rassegnano e decidono di mettere in scena la commedia che avevano programmato per la sera in cui furono costretti a fuggire. La reciteranno sul palchetto della casa che diventerà un palco teatrale a tutti gli effetti e a vederli sarà Pietro, unico spettatore, ormai immesso nell’humus sospeso tra sogno e apparenza.
La commedia, che tocca con sensibilità gli aspetti della vita umana e i rapporti variegati tra le persone, è anche una metafora del teatro che “come la vita è fatta di dettagli” e al pari di ogni forma d’arte va condivisa, così osserva la capocomica Lea. La bella vicenda, la cui trama affonda tra il reale e il metafisico, riesce a dosare con uniformità episodi tristi e momenti divertenti dove il connubio tra i due generi sa essere elegante e delicato. Risate e commozione si bilanciano in un tutto armonico guidato da un’esposizione dal ritmo uniforme tutto merito della calibrata regia dell’autore. A questo va riconosciuta la perfetta prestazione della Compagnia i cui interpreti appaiono ben amalgamati e in sintonia tra loro. Serra Yilmaz è Lea, un personaggio che sa reagire con pacatezza e intelligenza ai momenti più difficili (è l’unica che ha capito di essere un fantasma ma quando lo rivela a Pietro lo prega di non raccontarlo agli altri), Tosca D’Aquino interpreta con una esuberanza tutta partenopea il ruolo della cugina Maria mettendo ben in evidenza la cadenza napoletana ed è il personaggio deputato a riscuotere le maggiori risate. Le stesse che vengono riservate in particolare a Luciano Scarpa, interprete di due personaggi, il travestito Ennio e il fantasma Filippo. Erik Tonelli è il protagonista, che sa muoversi con agilità nella doppia espressione del personaggio di Pietro: quello che dapprima vive con dolore la delusione d’amore e quello che poi acquista, grazie anche all’aiuto dei fantasmi, una nuova consapevolezza. È appena il caso di rilevare che sono soggette a interpretazione le lacrime che solcano il suo volto nella scena finale che appare sul video. Plauso particolare a Sara Bosi che interpreta con vivacità il fantasma giovane, e a Tina Agrippino nel doppio ruolo di Gea, l’agente immobiliare, e Livia Morosini, colei che con la sua entrata finale scioglierà il mistero che aleggia per tutta la rappresentazione (questo ruolo era sostenuto da Anna Proclemer nella versione cinematografica). Gli altri due attori della Compagnia sono Fabio Zarrella, anch’egli in un doppio ruolo, il volgare Massimo e il dolce fantasma Luca velatamente gay, molto diversi caratterialmente l’uno dall’altro e resi entrambi con ottima presenza scenica, e Toni Fornari nei panni del fantasma un po’ confuso che dona con la sua recitazione adattata alla perfezione un ulteriore tocco di ilarità allo svolgimento della pièce.
La magnifica presenza del titolo si riferisce a un gioiello intorno al quale ruota la vicenda nella sua seconda parte ma è anche da attribuire alla scenografia fissa di Luigi Ferrigno esaltata specialmente nell’affascinante finale grazie al gioco di specchi e di luci disegnate da Pasquali Mori. Appropriati i costumi di Monica Gaetani. Esemplare la selezione delle musiche che, come accade nelle opere di Ozpetek, non sono mai scelte in qualità di contorno ma si rivelano parti essenziali per fare da leitmotiv alla vicenda come accade con quella dell’inizio, la sudamericana “Perfidia” in voga negli anni ’40 e danzata dai fantasmi. E in tal senso è di notevole suggestione quella finale che accompagna le lacrime di Pietro mentre assiste alla rappresentazione della commedia messa in scena dai fantasmi ora diventati suoi amici.
Lo spettacolo ha riscosso ottimi consensi da parte del pubblico che ha tributato ripetuti e calorosi applausi, alcuni anche a scena aperta. Repliche fino al 22 dicembre. In calce i crediti e le info per acquisto biglietti.
Visto il giorno 11 dicembre 2024
(Carlo Tomeo)
Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana
“Magnifica presenza” uno spettacolo di Ferzan Ozpetek con Serra Yilmaz, Tosca D’Aquino, Erik Tonelli e con Toni Fornari, Luciano Scarpa, Tina Agrippina, Sara Bosi, Fabio Zarrella – scene Luigi Ferrigno – costumi Monica Gaetani – luci Pasquale Mari – foto di Stefania Casellato
TEATRO MANZONI dal 10 al 22 dicembre feriali ore 20,45 – domenica ore 15,30 – sabato 21 dicembre ore 15,30 e 20,45
BIGLIETTI Da martedì a venerdì
Prestige € 37,00 – Poltronissima € 34,00 – Poltrona € 26,00 – Poltronissima under 26 anni € 18,00
Sabato e domenica
Prestige € 41,00 – Poltronissima € 36,50 – Poltrona € 26,50 – Poltronissima under 26 anni € 18,50
Per acquisto:
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