
Marco Cavallaro ama il Teatro Martinitt e il Teatro Martinitt ama Marco Cavallaro. L’attore è tornato sul palcoscenico del Teatro milanese con la sua nuova (esilarante, ça va sans dire) commedia con la quale ha riempito la sala, sera dopo sera, grazie al suo affezionato pubblico che lo segue da anni e che non ha mai tradito le aspettative. La pièce, della quale oggi pomeriggio è prevista l’ultima replica, è “Uscirò dalla tua vita in taxi”, scritta dalla coppia britannica Keith Waterhouse e Willis Hall negli anni ’60, adattata ai nostri anni e resa più scorrevole sia nell’andamento della trama che nelle molteplici trovate linguistiche che rappresentano l’humus identificativo dell’attore siciliano. L’argomento della rappresentazione è il tradimento perpetrato realmente o solo ipotizzato dai quattro personaggi in scena: Davide (Marco Cavallaro) sposato con Sara (Maddalena Emanuela Rizzi), amica di Valeria (Alessandra Cavallari), nubile, che si finge coniugata per evitare eccessive pretese da parte dell’amante, Gerardo (Bruno Governale), sposato fedifrago. I due si incontrano nei pomeriggi di tutti i venerdì nell’appartamento che Sara mette a disposizione all’insaputa di suo marito. Tutto fila liscio fino a quando Davide comincia a notare proprio nei venerdì sera alcuni dettagli inspiegabili come la diminuzione della quantità di whisky nella bottiglia, la scomparsa della foto di matrimonio dal mobile sul quale è solitamente appoggiata e che Valeria rimuove le volte che deve incontrare l’amante per non fargli scoprire che lei non è sposata e che non sempre viene rimessa al suo posto. Davide comincia a sospettare la presenza di fantasmi e Sara fatica a tranquillizzarlo. La faccenda si complica quando Valeria, di fronte alla proposta sempre più pressante di Gerardo di lasciare i rispettivi coniugi per vivere la loro storia alla luce del sole e non segretamente per un solo giorno la settimana, lo lascia. L’uomo non demorde, abbandona comunque la casa coniugale e in un bar finirà per fare la conoscenza di Davide, anche lui finito lì dopo un diverbio con la moglie. Da qui inizia una serie di equivoci che portano ai momenti tra i più spassosi e coinvolgenti (alla lettera, visto che Cavallaro utilizza le copiose risate del pubblico per le sue irresistibili e improvvisate divagazioni dove i referenti oltre al compagno in scena diventano gli spettatori stessi).
La vicenda evolve in un turbinìo di nuove scoperte, dove il tradimento tocca tutti e quattro i personaggi perché assume forme diverse, specchi di come è visto e vissuto l’amore da ciascuno di loro: da quello reale, a quello platonico per incapacità fisica di farlo diventare reale; da quello immaginifico a quello consumato idealmente per interposta persona. Il tutto realizzato attraverso imprevisti colpi di scena in continua evoluzione e incandescenti soprattutto grazie alle capacità istrioniche di Marco Cavallaro, uno dei maggiori mattatori teatrali di oggi, resi con il suo muoversi sulla scena, la capacità espositiva nella quale infonde locuzioni inedite e estemporanee, le sue plastiche espressioni del viso talmente marcate da provocare il riso involontario anche nei suoi compagni di recita. E i suoi coprotagonisti si dimostrano bravissimi e ottimi complici (li avevamo visti nella precedente e fortunata commedia, sempre con Cavallaro, “Come ammazzare la moglie o il marito senza tanti perché”). A aiutare i quattro artisti è il testo molto ironico che, pur includendo il classico humor inglese, è ricco di battute folgoranti, veloci, tipiche del linguaggio e espressione del nostro Paese dove le donne sono viste conniventi (“Gli uomini, ammogliati o scapoli sono tutti complicati” dice a un certo punto Sara a Valeria) a fronte dei due uomini che sentendosi a mal partito si scambieranno consigli e parole di solidarietà, almeno fino a quando scopriranno la reciproca identità. La conclusione è nella domanda che si pone: “Ma non si può amare a proprio modo nella diversità dei comportamenti?”.
La scena funzionale di Tiziano Fario consiste in una zona centrale sopraelevata rappresentante un tinello con vari elementi tra cui due grandi poltrone e sulla destra la porta di un immaginario ascensore (sempre occupato per esigenze di copione) e tre gradini mentre sulla sinistra c’è la porta di un bar con l’insegna simbolica di “Ussaro” e un tavolo con due sedie, luogo di alternate confidenze liberatorie dei vari personaggi. Bene in carattere le musiche di Eugenio Tassitano che anticipano o fanno da contrappunto ai momenti più significativi della vicenda. Ben condotta la regia di Filippo d’Alessio.
La divertente commedia ha riportato un caloroso successo da parte di un pubblico che ha applaudito a lungo sia a scena aperta sia al termine. Cavallaro, oltre a non risparmiarsi durante la recita, ha fatto anche alcuni discorsi satirici post applausi e parecchio apprezzati. (gli va riconosciuta la dote di essere un grande comunicatore). L’ultima replica è prevista per oggi pomeriggio alle ore 18,00 (Info per acquisto biglietti in calce al presente articolo. Ne consiglio la visione.
Prossima data della tournée: Dal 3 al 15 dicembre al Teatro Eliseo di Roma).
Vista il giorno 23 novembre 2024
(Carlo Tomeo)
“Uscirò dalla tua vita in taxi” di Keith Waterhouse & Willis Hall con Marco Cavallaro – Maddalena Emanuela Rizzi – Bruno Governale – Alessandra Cavallari – Scenografie Tiziano Fario – Musiche di Eugenio Tassitano – Costumi Alessandra Mené – Regia Filippo d’Alessio – produzione Seven Cult – Esagera
Ultima replica: 24 novembre ore 18,00
Prezzi spettacolo (inclusa prevendita): Platea € 26 – Galleria € 20
Per informazioni e acquisto biglietti:
Teatro/Cinema Martinitt, Via Pitteri 58, Milano.
http://www.teatromartinitt.it
Telefono 02/36580010, Whatsapp 338.8663577 , info@teatromartinitt.i
