
“Roberto Zucco” fu scritto da Bernard-Marie Koltès nel 1988 poco prima della sua morte che avvenne per complicanze dovute all’AIDS l’anno successivo. A ispirare la scrittura della commedia fu la figura di un pluriomicida veneziano, Roberto Succo, che aveva ucciso prima i genitori e poi, una volta riuscito a fuggire dall’ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia dove era stato rinchiuso, aveva raggiunto la Francia dove uccise altre cinque persone. Pare che a colpire Koltès fino al punto di scriverne fosse stata una foto segnaletica del killer esposta in vari punti del metrò. Nel suo scritto teatrale tuttavia lo scrittore cambiò il cognome dell’uomo perché le vicende narrate differivano in buona parte da quelle accadute nella realtà. Secondo la regista Giorgina Pi la storia del protagonista narrata nella vicenda rispecchia il nostro tempo e ha scelto Roberto Zucco “nel desiderio di leggere un dramma attraverso gli occhi di un eroe negativo. E voglio farlo con Bernard-Marie Koltès, che considero uno dei più grandi tragici contemporanei. Portare in scena il male, l’indifendibile e, oltre ogni morale, quello che l’autore mette sullo sfondo dal primo all’ultimo verso: il rischio di affacciarsi sul mondo per l’ultima volta, compresa la sua attrazione per questo assassino feroce. Un racconto che corre inesorabile verso la morte, in cui nessun personaggio è salvo”.
Buona parte del racconto si svolge nel locale “L’Or Blue” popolato da prostitute alle dipendenze di Madame e luogo di incontro di persone ai margini della società, frequentato però, e non per motivi di lavoro, anche da forze dell’ordine, tra i quali un ispettore di polizia che verrà ucciso da Zucco. E si noti in questo come il nome della tenutaria del bordello sia simile a quello che viene utilizzato dalla malavita nel definire la polizia. C’è molto del Fassbinder di “Querelle de Brest” in quel locale ma anche un rimando al postribolo di “Ombre e nebbia” di Woody Allen. Inquietanti ambienti scuri avvolti in una nebbia che nasconde malesseri e azioni efferate. E in tutto questo si muove Roberto Zucco (il bravo Valentino Mannias), sempre in fuga, anche dalla sua schizofrenia della quale non può liberarsi. Una natura dalla personalità disturbante che lo porta a violentare e a uccidere anche senza una motivazione, come quando una delle vittime è un bambino indifeso. O forse quel bambino è un suo alter ego che si rifiuta di crescere e per questo va eliminato? Kortés non poteva non restare colpito, direi meglio “affascinato”, da un tale personaggio negativo perché ravvisava in lui la propria personalità costituita da una vita violenta e ribelle e nel suo scritto lo rende un essere vicino ai personaggi del teatro di Artaud.
Giorgina Pi, fedele al testo di Kortés, ha scelto un’ambientazione in cui prevalgono le tonalità scure, coerente con i luoghi (malsani) rappresentati e con le azioni che vi avvengono. Luci taglienti illuminano a tratti luoghi o oggetti topici per meglio definire avvenimenti decisivi alla vicenda. In quest’ambiente agiscono i personaggi con dialoghi realistici che sfociano in alcuni punti in andamenti grotteschi e surreali. Accanto a questi, recitati perlopiù in modo convulso nei momenti più drammatici, si alternano monologhi di maggiore spessore e durata, come, per esempio, quelli della sorella maggiore della ragazza che si era concessa sessualmente al protagonista. I personaggi, parte di una umanità malata, fanno da contorno all’azione del protagonista il quale, anche quando non è direttamente presente in scena, rimane il perno di tutta la vicenda: lo è per esempio quando la ragazza che ha perso la verginità viene indotta dal fratello alla prostituzione o anche all’inizio della pièce nei commenti dei due carcerieri che fanno da introduzione alla vicenda. La scenografia adottata da Giorgina Pi è una delle migliori risorse dello spettacolo: il fondale è costituito da un grande schermo che riproduce video utili per l’arricchimento della rappresentazione mentre gli arredi sono costituiti da vari elementi mobili che vengono spostati dagli attori stessi a seconda delle esigenze e che si distinguono principalmente in due ambienti divisi da una parete con una porta attraverso la quale entra ed esce più volte il capofamiglia alcoolizzato o che funge da ingresso della casa di Zucco dove lui si reca per prendere la sua tuta mimetica e uccide poi la madre. In una fase sulla destra appare spesso un letto che viene continuamente rifatto, simbolo dei tentativi di ricomporre una famiglia ormai allo sfascio. Il tutto è sovrastato da suoni metropolitani ma anche domestici come quello di una lavatrice, quella che appare anche brevemente in scena, e che contiene la tuta mimetica del protagonista.
Lo spettacolo della prima milanese, salutata come un grande evento, è stato accolto con molto favore da un pubblico attento e costituito anche da diversi personaggi del mondo teatrale milanese. Repliche fino a domenica 17 novembre. Info per acquisto biglietti in calce al presente articolo.
Visto il giorno 13 novembre 2024
(Carlo Tomeo)
13-17 novembre | sala Fassbinder
Roberto Zucco di Bernard-Marie Koltès – traduzione Francesco Bergamasco – adattamento, regia, scene e video Giorgina Pi – colonna sonora originale Valerio Vigliar – ambiente sonoro Collettivo Angelo Mai – costumi Sandra Cardini e Gianluca Falaschi – con Valentino Mannias e Andrea Argentieri, Flavia Bakiu, Monica Demuru, Gaia Insenga, Giampiero Iudica, Dimitri Papavasilìu, Aurora Peres, Alessandro Riceci, Kevin Manuel Rubino, Alexia Sarantopoulou – un progetto di Bluemotion – produzione Teatro Nazionale di Genova, Teatro Metastasio di Prato e RomaEuropa Festival in accordo con Arcadia & Ricono Ltd. Per gentile concessione di François Koltès.
Teatro Elfo Puccini, sala Fassbinder, corso Buenos Aires 33, Milano
Orari: mercoledì/venerdì ore 20.30 | sabato ore 19.30 | domenica ore 16.30
Prezzi: intero € 38/34 | <25 anni € 15 | >65 anni € 20 | online da € 16,50
Biglietteria: tel. 02.0066.0606 – biglietteria@elfo.org – whatsapp 333.20.49021
