
RECENSIONE
Sia riconosciuto merito all’MTM (Messaggerie Teatrali Milanesi) che, a chiusura del proprio Festival Hors 2024, ha ospitato il 28 settembre nella propria sede del Teatro Litta il pregevole testo “Affogo” di Dino Lopardo, uno degli autori e regista tra i più acclamati della nuova generazione. Lucano di nascita, si contraddistingue per la scelta di portare in scena testi ambientati principalmente nella sua terra e che descrivono il disagio del vivere di giovani emarginati, bersagli di soprusi e angherie da parte di una società al degrado. E lo fa ricorrendo a un linguaggio crudo, dove i fatti violenti vengono descritti minuziosamente e senza mezzi termini, in un dialetto stretto che sa andare in profondità e con la veemenza verbale di cui il personaggio-vittima si fa portavoce. “Affogo” è il secondo episodio di una trilogia, quella che Lopardo chiama, per l’appunto, “Trilogia dell’odio”, essendo questo il sentimento costante a essere il protagonista indiscusso delle pièce. A occupare la scena è Nicholas, interpretato dal talentuoso Mario Russo, che evoca la sua vita vissuta tra i maltrattamenti fisici e morali inflittigli da una sua zia, con la quale aveva vissuto insieme al fratello, e che, insieme a continui episodi di bullismo dovuti al suo fisico grassoccio, gli avevano forgiato un carattere di rancore. Lo fa chiuso in un bagno per buona parte del tempo dentro una vasca posta al centro della scena che rimane completamente al buio per il resto della zona. Quando era ragazzo sognava di diventare un famoso campione di nuoto e però la paura dell’acqua generata dalle sue insicurezze gli faceva capire che sarebbe stato difficile realizzare quel sogno. Lo racconta a una paperella che tiene tra le mani e che rappresenta quasi il suo alter ego nel momento in cui cerca di insegnarle a nuotare tuffandola ripetutamente nell’acqua. È rabbioso nel raccontarsi e più che narrare, rimugina sulle tappe più dolorose affrontate nella sua vita. E, più che sentirle dire apertamente, si intuiscono colpe da lui commesse perché provocate dai torti subìti e alla fine c’è lo spazio del riscatto nel momento in cui, facendo intendere di aver superato le sue paure dell’acqua, mostrerà il suo fisico scolpito dai muscoli e non esiterà a mostrarsi vestito solo con un succinto costume da bagno e, nella gestualità tipica dei campioni di body building, si porterà sul centro del proscenio, farà accendere le luci in sala e provocherà il pubblico gridando “fotografatemi”.
Sospeso tra dramma esistenziale e denuncia della società del malessere, il testo di Lopardo si contraddistingue per il linguaggio drammatico e nello stesso tempo grottesco dove non sfuggono tratti di comicità voluta, il tutto in una lingua dal dialetto stretto, in alcuni punti anche arcaico, dove la vicenda viene narrata anche attraverso le trovate sceniche nelle quali le luci, disegnate dallo stesso Lopardo, si mostrano elemento fondamentale e metafora dei colpi di scena che in questo caso vengono solo suggeriti nella loro interezza. Ad accompagnare Mario Russo nella pièce la breve presenza muta di Alfredo Tortorelli nel ruolo del fratello, che si intuisce morto, e in quello della zia.
Di Lopardo, i cui testi, per la loro drammaticità, bisogna riconoscerlo, non possono lasciare indifferente lo spettatore avevo visto proprio quest’anno l’altro suo magistrale lavoro, “Ion”, che racconta la vicenda violenta con protagonisti due fratelli, uno dei quali poeta e omosessuale e, per questo, il più reietto dal padre. E anche lì una parte notevole era rappresentata dall’apporto originale delle luci che davano ulteriore consistenza allo spettacolo.
Nell’unica serata di rappresentazione, in cui era presente anche l’autore/regista, lo spettacolo è stato lungamente festeggiato dal folto pubblico presente.
Visto il 28 settembre 2024 al Teatro Litta di Milano
(Carlo Tomeo)
“Affogo” drammaturgia, regia, scene e luci Dino Lopardo – con Mario Russo e con Alfredo Tortorelli – sostegno all’allestimento Collettivo Itaca – con il sostegno della residenza artistica Il filo immaginario
produzione Gommalacca Teatro – Foto Simone Galli – Finalista In-Box 2024/25 – Premio SuiGeneris-Fringe Festival di Torino.

