“Pagliacci all’uscita” al Teatro Elfo Puccini, sala Shakespeare – Recensione

Non è da tutti portare in scena il testo di un libretto d’opera verista di fine ‘800 e un atto unico il cui argomento ha un sapore metafisico e unirli in due atti teatrali che si susseguono senza soluzione di continuità quasi a fare in modo che il secondo assuma il proseguimento ideale del primo. È riuscito a Roberto Latini che ha preso l’argomento di “Pagliacci” di Leoncavallo, l’ha rappresentato nella sua interezza, prologo compreso, e l’ha fatto seguire dal testo “All’uscita” di Luigi Pirandello. Ne è scaturita un’opera che si è dimostrata compatta nonostante i due argomenti che solo all’apparenza sembrano essere distanti mentre in realtà appaiono come due facce della stessa medaglia o, meglio, il secondo attiene al primo perché ne è l’ideale proseguimento. In entrambi il tema è la morte, quella fisica che avviene a seguito di un atto di violenza, e quella del “dopo” quando i corpi appaiono all’uscita dei loculi in cui giacevano e sembrano ricomporsi per raggiungere un luogo altro. Non sono corpi ma apparenze, così li definisce Pirandello nel suo atto unico scritto nel 1906 destinato alla sola lettura e poi rappresentato nel 1922 al Teatro Valle di Roma. I protagonisti sono Canio e Nedda che nella parte precedente erano nella loro forma corporea gli eroi dell’opera di Leoncavallo. Accanto a loro un personaggio denominato il filosofo nella cui dialettica è ravvisabile il pensiero del drammaturgo siciliano: sarà lui a spiegare a Canio, la cui apparenza ora è chiamata “l’uomo grasso”, di come il giudizio relativo alle azioni degli umani è solo illusorio perché variabile da un soggetto all’altro.

Lo spettacolo di Latini è approdato per solo due serate al Teatro Elfo Puccini a conclusione della tournée iniziata subito dopo il debutto al Teatro Vascello di Roma avvenuto nell’autunno 2023 e questa sera è l’unica replica (in calce le info con i dettagli).

Così descrive Roberto Latini il suo spettacolo tratto da due opere così diverse: “uno accanto all’altro, creano un terzo materiale, indipendente, per evocazione e compromissione: il sipario metateatreale che Pirandello aprirà sul nuovo secolo, viene scucito da Leoncavallo nel suo Pagliacci. Insieme, sono una dichiarazione d’indipendenza tra il Verismo e il teatro borghese. Il Teatro nuovo è all’indomani di una giornata di sole e coltello e di un notturno di cimitero e ombre. All’uscita da Pagliacci, è il vero appuntamento. (O da dove abbiamo mosso il nostro mare)”.

L’azione inizia a sipario ancora chiuso e appare sul proscenio il personaggio che interpreta il Prologo (Elena Bucci). Saluta gli spettatori e spiega quali sono le intenzioni dell’autore che ha voluto “pingere uno squarcio di vita“ e che ”ha per massima sol che l’artista è un uom e che per gli uomini scrivere ei deve. – Ed al ver ispirava”. È vestito come un personaggio della Commedia dell’arte, si esprime con lazzi e una parte del suo volto è coperta da una maschera con le orecchie da asino. È quasi un’anticipazione dei ragli che si udiranno poi nell’azione successiva quando si aprirà il sipario. In scena una pozza d’acqua occupa interamente per il lungo tutto l’impiantito del palcoscenico, mentre sul fondo un’alta struttura sopraelevata rappresenta un palco dove avviene l’azione teatrale tra Canio (Roberto Latini) e gli altri personaggi, palco che diventa comparabile a un carro di Tespi nel momento in cui i personaggi reciteranno la storia che vede protagonisti Arlecchino e Colombina (Ilaria Drago) e che indossano per quei momenti maschere che coprono solo in parte i loro volti. Il tutto è contornato da una serie di luci da saga paesana dove è ambientata la storia. Così, per entrare appieno nello spirito dell’opera di Leoncavallo, Roberto Latini ricorre a una formula propria del canovaccio della commedia dell’arte dove agiscono personaggi in maschera e che si inserisce in quella verista degli attori che a loro volta si mostrano al pubblico per quello che sono con le proprie passioni. I personaggi si muovono in parte sul palco sopraelevato, in parte nell’impiantito scivoloso dovuto all’acqua, simbolo di vacuità delle azioni umane e precarietà della vita che è mobile. La celebre aria dell’opera, “Vesti la giubba” non è cantata ma ne sono recitati i versi da Marcello Sambati che appare immobile, con aria dolente a sipario chiuso. Reali musiche però si possono cogliere, come il valzer di Musette da “La Bohème” di Puccini, scelte da Gianluca Misiti e che, insieme ai suoni della seconda parte costituiscono l’affascinante ossatura sonora di tutto lo spettacolo.

Se la prima parte si distingue per la varietà dell’azione, la seconda si fa più ricca di simboli e il dialogo tra l’Uomo grasso (Canio defunto) e il filosofo (ancora Elena Bucci) prende il predominio. Sguazzano continuamente e con decisione nell’acqua per smuoverla ad evitare di ritrovare in essa il riflesso dei loro corpi. Sul fondo tre vasche riempite a metà di acqua faranno alla fine da contenitori degli altri tre personaggi con al centro Nedda che affonderà con le sue risate nel liquido che diventerà sempre più di un colore rosso sangue. Ed è questo il momento più suggestivo, grazie anche al disegno luci di Max Mugnai e ai suoni di Gianluca Misiti, di uno spettacolo curato in ogni dettaglio dall’intuito e dall’inventiva di un regista fortemente motivato qual è Roberto Latini che si è avvalso di un team di attori (tra i quali è doveroso nominare, oltre a quelli già citati, Marco Sgrosso) che con le loro notevoli capacità istrioniche e l’enorme energia spesa nel condurre le non comuni prove fisiche hanno valorizzato al meglio l’insieme.

Un’ottima accoglienza con ripetute chiamate da parte di un pubblico apparso entusiasta ha accolto sul proscenio i cinque attori. Unica replica questa sera alle 20,30. Info per acquisto biglietti in calce.

Visto il giorno 3 giugno 2024

(Carlo Tomeo)

PAGLIACCI ALL’USCITA
da Leoncavallo a Pirandello
uno spettacolo di
 Roberto Latini
con 
Elena Bucci, Ilaria Drago, Roberto Latini, Marco Sgrosso, Marcello Sambati
musiche e suono
 Gianluca Misiti
luci e direzione tecnica
 Max Mugnai
costumi 
 Rossana Gea Cavallo
produzione
 La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello – Compagnia Lombardi Tiezzi
con il sostegno del
 Centro di Residenza della Toscana (Fondazione Armunia Castiglioncello – CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro)
© Manuela Giusto

Teatro Elfo Puccini, sala Shakespeare, corso Buenos Aires 33, Milano

Durata spettacolo: 1 h 20

Prezzi: intero € 34 / <25 anni € 15 / >65 anni € 18 / online da € 16,50

Biglietteria: tel. 02.0066.0606 – biglietteria@elfo.org – whatsapp 333.20.49021

Categorie RECENSIONI

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