“Avalanche” al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano – Recensione di Carlo Tomeo, Milano

Ieri sera al Piccolo Teatro Studio Melato Marco D’Agostin ha presentato “Avalanche”, il terzo di tre spettacoli riguardanti la sua Personale nell’ambito del Festival internazionale di teatro “Presente Indicativo – Milano Porta Europa” (i primi erano sono stati “First Love” e “Gli anni”, eseguiti sempre allo Studio Melato il 4 e 5 maggio). “Avalanche” aveva guadagnato una nomination al Premio UBU come Migliore Spettacolo di Danza 2018 e in questa nuova occasione D’Agostin l’ha proposto esibendosi con Teresa Silva.

La performance inizia a luci accese in sala con i due danzatori in piedi sul proscenio che salutano il pubblico, si presentano e enumerano le cinque lingue che dichiarano di conoscere: italiano, francese, inglese, spagnolo e portoghese. Continuano a nominarle prima alternativamente, poi sovrapponendo le proprie voci, quasi a voler consumare un atto preparatorio di quello che poi andranno a eseguire in scena: questo elenco, infatti, è indicativo di quello che sarà il dialogo che si svolgerà tra loro durante la rappresentazione. Pian piano le voci iniziano ad affievolirsi fino a smorzarsi del tutto. La luce in sala si spegne e si accende contemporaneamente quella che illumina la scena dove i due iniziano la loro performance. Le luci, disegnate da Abigail Fowler, nel significare un mondo estraniato ed estraniante, acquistano ora tonalità fredde, ora più calde, in alcuni momenti ridotte a occhio di bue diretto a illuminare i danzatori, sia singolarmente che unitamente per meglio evidenziare i loro corpi specialmente quando si trovano nel fondo scena. Un suono evocativo del rumore di un crollo apre la rappresentazione: è l’avalanche del titolo.

Scenario di questa rappresentazione è un luogo indefinito, spoglio, senza forma di vita, assimilabile a un pianeta reso desertico a causa di una valanga. I due sono creature sopravvissute che si muovono sdraiate e che cercano attraverso contorsioni visibilmente faticose di riappropriarsi dei loro corpi che vedono impegnate per prime le articolazioni delle membra grazie alle quali riusciranno poi a sollevarsi in piedi. E con il riappropriarsi della loro fisicità si rende necessario il recupero del loro linguaggio, della loro memoria. In questa fase di ricostruzione iniziano a emettere piccoli suoni vocali, poi brandelli di parole e infine frasi che hanno la necessità di essere disposte in un discorso articolato, a formare il primo momento della comunicazione. Ma i due potrebbero essere anche nuovi esseri viventi capitati non si sa come in quella per loro nuova realtà e che si ritrovano a indagare nello spazio per capire cosa possa essere rimasto e quanto di questo sia recuperabile dopo la distruzione che era avvenuta.

All’inizio un suono che descrive un mondo irreale accompagna i primi loro movimenti che sono rallentati. Poi nel prosieguo prendono una velocità che diventa convulsa, quasi a significare una conquista che si manifesta con frasi complete in varie lingue che acquistano musicalità e nelle quali sono elencati nomi di persone. È come se venisse lentamente alla luce un passato lontano che dovrà essere ancora svelato del tutto. Il suono si modifica: come avviene con le frasi, anche la musica è ora fatta a spezzoni va da un “Singin’ in the Rain” a un “Lascia ch’io pianga” e definisce l’alternarsi di gioia e dolore propria della vita. Lui ruota su se stesso in modo forsennato, lei inizia a interrogarlo: “Hai visto un paese di montagna?”, una delle interrogazioni che si scambiano in varie lingue e che non danno risposte concludenti. Alla fine è con un dialogo che acquista maggiore comprensibilità e si arricchisce di pathos che la performance si conclude.

Performance dal tema affascinante e dalla morale poetica, visibilmente molto faticosa a livello fisico, che si rinnova tutte le sere anche se ogni replica la rende poi completamente nuova in quanto, secondo la teoria di D’Agostin, ciascuna replica dello stesso spettacolo non è mai uguale a quella precedente e a rendere differente la ripresa è il fatto che cambia il pubblico, elemento essenziale dell’evento. “Ogni volta, quindi, è l’ultima volta” così ha dichiarato l’autore. E ha aggiunto nell’incontro con il pubblico che ha fatto seguito allo spettacolo: “Ogni lavoro porta il performer agli estremi, il corpo viene portato al limite”. E io aggiungo che, a quanto mi risulta, non è il solo coreografo a pretendere tale particolarità dai suoi danzatori essendocene altri due che non nomino che si distinguono con la medesima attitudine lavorativa.

“Avalanche” fu rappresentata in anteprima nel maggio 2018 a Barcellona e in prima assoluta il 5 giugno dello stesso anno al Festival Rencontres chorégraphiques Internationales de Seine-Saint -Denis, in prossimità di Parigi. La prima italiana risale al 23 giugno in occasione dell’Inteatro Festival di Polverigi.

Dopo lo spettacolo Marco D’Agostin ha presentato con la moderazione di Graziano Graziani (Radio 3) il suo libro “Anni, lettere e valanghe, scritto con Alessandro Iachino, presente all’incontro. Il libro è il nuovo capitolo della collaborazione Piccolo/Saggiatore, dedicato al coreografo e danzatore.

Unica replica dello spettacolo è per questa sera alle ore 19. In calce le info per acquisto biglietti

Visto il giorno 6 maggio 2024

(Carlo Tomeo)

Piccolo Teatro Studio (via Rivoli, 6 – M2 Lanza)

6 e 7 maggio 2024

Avalanche

concept e coreografia Marco D’Agostin

con Marco D’Agostin, Teresa Silva

suono Pablo Esbert Lilienfeld

luci Abigail Fowler

vocal coach Melanie Pappenheim

direzione tecnica Paolo Tizianel

cura e promozione Marco Villari

coproduzione Rencontres Chorégraphiques de Sein-Saint-Denis, VAN, Marche Teatro, CCNN de Nantes con il supporto di O Espaco do Tempo, Centrale Fies, PACT Zollverein, CSC/OperaEstate Festival, Tanzhaus Zurich, Sala Hiroshima, ResiDance XL – luoghi e progetti di residenza per creazioni coreografiche (azione della Rete Anticorpi XL – Network Giovane Danza D’autore coordinata da L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino)

DURATA 50’ senza intervallo

Spettacolo multilingue senza sovratitoli

Orari: lunedì 6 e martedì 7, ore 19:00.

Prezzi: platea 40 euro, balconata 32 euro

Informazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org

Categorie RECENSIONI

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