“Matilde e il tram per San Vittore” al Teatro della Cooperativa – comunicato stampa

Dal 19 al 24 marzo

MATILDE E IL TRAM PER SAN VITTORE

di Renato Sarti

dal libro di Giuseppe Valota Dalla fabbrica ai lager

con Marta Marangoni e Rossana Mola

progetto audio Luca De Marinis

scena e costumi Carlo Sala

dramaturg Marco Di Stefano

sostenuto da NEXT 2017/18 – Progetto di Regione Lombardia in collaborazione con Fondazione Cariplo

produzione Teatro della Cooperativa con il sostegno di ANED

INSERITO IN INVITO A TEATRO

In linea con la Memoria Storica, torna in scena dal 19 al 24 marzo Matilde e il tram per San Vittore, spettacolo corale e cavallo di battaglia del Teatro della Cooperativa, che parla dell’importante ruolo delle donne nella Resistenza, interpretato da Marta M. Marangoni e Rossana Mola.

In seguito agli scioperi − i più grandi nell’Europa occupata dai nazisti – che durante la Seconda Guerra Mondiale paralizzarono i maggiori stabilimenti a nord di Milano, centinaia di lavoratori di Sesto San Giovanni e dei comuni limitrofi furono arrestati e deportati nei lager. Uomini sottratti ai propri affetti, costretti a vestirsi rapidamente per poi sparire. Madri, mogli, sorelle e figlie si precipitavano inutilmente al carcere di San Vittore e in altri luoghi di detenzione di Milano alla loro disperata ricerca.

Scritto da Renato Sarti, il testo nasce dalle testimonianze raccolte da Giuseppe Valota, presidente dell’ANED di Sesto San Giovanni e Monza scomparso nel 2021, figlio di un deportato che perse la vita a Mauthausen.

Matilde e il tram per San Vittore mette in luce il “non eroismo” di migliaia di persone, che si opposero al fascismo e al nazismo, pagando un caro prezzo. Lo fa attraverso le voci di quelle donne che si ritrovarono improvvisamente costrette a gestire da sole un quotidiano di fame e miseria, nel terrore della guerra e dei bombardamenti. Dopo la fine del conflitto, per molte di loro incominciò un periodo d’attesa ancor più terribile. Dei 570 deportati delle grandi fabbriche, 223 non fecero ritorno e dieci morirono per le malattie contratte nel lager. Sia per le mogli, le sorelle, le madri e le figlie di quegli uomini che non tornarono, sia per quelle che ebbero la fortuna di riabbracciare il proprio marito, fratello, padre e figlio, la vita non fu mai più quella di prima.

Viviamo tempi veramente bui. Le offese a Liliana Segre, l’abuso e lo stravolgimento delle immagini e dei simboli della deportazione non sono fatti marginali, ma la punta di un iceberg grande e inquietante. In tutto il mondo assistiamo al risorgere di pericolosi populismi, che fanno leva sugli istinti più beceri e viscerali, sulla xenofobia, sul razzismo e sull’uso strumentale della paura dello straniero. Molti vorrebbero portare indietro le lancette della storia e in questa partita giocata contro l’oblio − lo sport nazionale più praticato − il Teatro della Cooperativa si schiera in modo inequivocabile per fare, come ha sempre fatto, la sua parte. E il modo migliore mi è sembrato quello di partire dalle donne, perché fin dalle tragedie greche la loro voce è quella che meglio di ogni altra riesce con un impatto teatrale a rievocare l’orrore della guerra, che sempre nuovo si ripete. (Renato Sarti)

La forza poetica di una storia vera. (Magda Poli, Corriere della Sera)

Renato Sarti, autore e regista sempre sensibile al tema della memoria, […] racconta le storie di Ines, Nini e altre donne, mogli, fidanzate, operaie che tra il ’40 e il ’44 a Sesto videro i loro uomini deportati. Il prezzo pagato dalla lotta antifascista fu di 570 deportati di cui 233 morti. Il peso delle loro memorie è rivissuto in un lavoro di autentica passione civile. […] In questa rubrica si parla di cultura forse senza sottolineare abbastanza quanto essa sia valorizzazione della memoria storica, la quale a sua volta non è solo ricordo ma materia viva, perché la narrazione storica ci dà le motivazioni contro la banalizzazione degli orrori. L’altra sera Sarti ha detto: «Facciamo sì che il Giorno della Memoria diventi 365 Giorni della Memoria ogni anno». Giusto: ecco perché ne scriviamo. (Anna Bandettini, La Repubblica)

Il mondo portato in scena, senza retorica, da Renato Sarti è un mondo popolare, in cui si parla un ben studiato e indagato dialetto fuori porta, e in cui si consolidano, e in alcuni casi si scoprono, solidarietà e mutuo soccorso proletario. (Adelio Rigamonti, SondaLife)

Matilde e il tram per San Vittore” nasce dalla passione di Sarti per la storia contemporanea. […] La narrazione enumera fughe, arresti, percosse, torture, uccisioni; tuttavia non degenera nel patetico, non esaspera la violenza. Un equilibrio di fondo, un sorriso sornione, prevale su tutto. (Vincenzo Sardelli, Krapp’s Last Post)

Un racconto che cattura l’anima e la mangia insieme. […] È dolce ed insieme amaro, naufragare tra le parole di questo racconto che si fa necessario […] ed il dramma, i ritorni, quelli veri e quelli mancati, dal lager, hanno il loro acme nel diventare foneticamente in punta i piedi, come la neve, quando cadono, non fanno rumore nell’aria, ma fanno vibrare di un suono cardiaco, intimo, personale lo spettatore. […] (Danilo Caravà, Milano Teatri)

STAGIONE SU LA TESTA!2023|2024
TEATRO DELLA COOPERATIVA
via privata Hermada 8 – Milano – info e prenotazioni – Tel. 02 6420761 info@teatrodellacooperativa.itwww.teatrodellacooperativa.it

BIGLIETTERIA

da martedì a venerdì 15.00 – 19.00

sabato 18.00 – 20.00 (nei giorni di replica)

domenica 15.00 – 16.30 (nei giorni di replica)

Il ritiro dei biglietti potrà essere effettuato fino a 30 minuti prima dell’inizio dello spettacolo.

I biglietti sono acquistabili anche online sul circuito Vivaticket.

ORARI SPETTACOLI

martedì, mercoledì, venerdì e sabato ore 20:00

giovedì ore 19:30

domenica ore 17:00

lunedì riposo

BIGLIETTI

intero 18 € – riduzioni convenzionati 15 € – under 27 10 € – over 65 9 €

giovedì biglietto unico 10 €

diritto di prenotazione 1 € (non applicato agli abbonamenti e ai biglietti acquistati online)

ALTRE RIDUZIONI

gruppi (10 o più) 12 €

Vieni a Teatro/Agis 12 € (martedì-mercoledì-domenica) 15€ (venerdì-sabato)

A Teatro in bicicletta 8 € mostrando in cassa un dispositivo di protezione (caschetto o luce segnaletica led)

scuole di teatro 10 € con tessera della scuola

precari, disoccupati e cassintegrati 9 €

disabili 9 € + accompagnatore (se obbligatorio) omaggio

Abitare e UniAbita 9 €

COME RAGGIUNGERCI

MM3 Maciachini / MM2 Lanza + tram 4 (fermata Niguarda Centro)

MM5 Ca’ Granda + autobus 42, 52

autobus 42, 51, 52, 83, 166, 172, BikeMi 313 (V.le F. Testi), 315 (Ca’ Granda), 322 (M5 Ca’ Granda)

19 |24 marzo

XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX

dopo lo spettacolo Matilde e il tram per San Vittore

SALUTI DA MIRAN

realizzato da Videoest:

Paolo Babici, Alessio Bozzer, Riccardo Dussi, Giampaolo Penco, Žarko Šuc

e

Nadia Benci, Lawrence Conti, Andrea Padoan, Christopher Scherlich, Anna Sola

materiale fotografico

Archivio Fotografico Sergio Ferrari

Archivio Fotografico Miran Hrovatin

Wartape

1991-1992

realizzato da Piero Panizon

prodotto da Gianfranco Rados

si ringrazia

Primorski Dnevnik, Trieste Terminal Passeggeri, Capitaneria Di Porto Di Trieste,

Eurocar Italia, Trieste, Casa Della Musica di Trieste e tutti gli amici

realizzato con Il contributo del

Fondo Per L’audiovisivo del Friuli Venezia Giulia

30 anni fa, il 20 marzo 1994, Miran Hrovatin, amico carissimo, in età giovanile, di Renato Sarti, veniva ucciso a Mogadiscio insieme a Ilaria Alpi. A lui e Ilaria Alpi il Teatro della Cooperativa aveva già dedicato una delle prime stagioni (2014/2015) in occasione del decennale dalla loro morte.

Per ricordare Miran Hrovatin a fine di ogni replica di Matilde e il tram per San Vittore, dal 19 al 24 marzo, verrà proiettato Saluti da Miran, realizzato da Videoest, un video straordinario, un grido, un urlo straziante lanciato contro la guerra. Un urlo, che in un periodo come quello che stiamo vivendo, si amplifica sempre di più.

Era il 1994. Sono passati trent’anni da quando l’operatore video triestino Miran Hrovatin è stato ucciso a Mogadiscio insieme alla giornalista Ilaria Alpi. Filmavano il ritiro dei soldati italiani dalla Somalia e indagavano su traffici illegali, armi e rifiuti tossici.

La videoest, la casa di produzione di Miran, i suoi amici, la moglie, il figlio, hanno realizzato un documentario, che non è solo un omaggio, ma un pezzetto di storia, formato dalle immagini di Miran dagli anni ‘70 agli anni ‘90, e le immagini dei reportage di guerra, in gran parte girati inediti. Le immagini dei conflitti e delle atrocità avvenute nello sfaldamento della Yugoslavia.

Una denuncia di tanto orrore inutile. Un duro lavoro per non dimenticare le vittime, le ingiustizie, le tragedie, che è stato pagato con il sacrificio della propria vita.

Categorie comunicato stampa

Lascia un commento

search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close