“Hughie” al Teatro Out Off – Recensione

L’atto unico “Hughie” fu scritta da Eugene O’Neill nel 1941 e rappresentato postumo in USA nel 1959. In Italia non era stato mai rappresentato fino a ora, quando Roberto Trifirò, che lo ha tradotto, l’ha portato in scena al Teatro Out Off. Protagonista è il personaggio del titolo che non appare in scena perché morto ma è presente attraverso il ricordo del suo amico Erie Smith (Roberto Trifirò), un giocatore d’azzardo dalle sorti economiche discontinue e che vive in un alberghetto di Broadway. Lo vediamo entrare in scena con la figura fisica un po’ traballante a causa di una sbornia che sta smaltendo e si rivolgerà al sonnacchioso portiere di notte (Claudio Lobbia) chiedendo la chiave della sua camera che però non raggiungerà perché rimane colpito dalla di lui faccia indifferente e tenterà di iniziare una conversazione. Il portiere dichiara di chiamarsi Huges e di lavorare nell’albergo solo da pochi giorni. Sintomatico il suo nome, molto simile a quello dell’uomo che lo aveva preceduto in quelle mansioni che aveva per nome Hughie e che Erie dichiara di aver conosciuto perché erano amici. Da qui prende inizio la rievocazione di quel personaggio, un uomo ingenuo che credeva a tutte le fanfaronate che il giocatore gli raccontava fornendogli così l’impressione che la vita di questi fosse ricca di esperienze importanti e dandogli l’illusione di guardare a un futuro sempre migliore. E proprio in virtù di questa narrazione che Erie vuole apparire come personaggio dalla vita spericolata succube del gioco d’azzardo e che, quando vinceva, si poteva permettere con il denaro vinto di avere al suo fianco “bionde mozzafiato”. L’uomo racconta le esperienze vissute con Hughie, parla della di lui moglie. una donna non bella, anzi brutta, tanto che avrebbe potuto fare la sua figura in un luogo popolato solo da non vedenti. Si intuisce come, nel procedere della narrazione, Hughie fosse per Erie un uomo la cui presenza diventava negli ultimi tempi della loro frequentazione sempre più importante. Ma perché l’uomo si addentra sempre di più nel descrivere quegli eccessi della sua vita che acquistano fascino? Appare chiaro che egli sta cercando un’altra persona che possa sostituire l’amico morto e ne intravede la figura proprio nel nuovo portiere. Forse perché ha un nome quasi uguale al precedente? L’uomo appare indifferente al racconto del cliente, ma poi a qualche domanda finirà per rispondere. Anche lui è sposato con prole. Lui ha tre figli mentre Hughie ne aveva due, ma questo non ha importanza. Come aveva fatto Hughie all’inizio dell’amicizia, si mostra silenzioso ma nel corso del racconto di Erie, che è quasi un monologo, cambia atteggiamento e appare più disponibile all’ascolto fino ad arrivare a palesargli i propri sogni. Sarà questo un primo indizio per capire se Erie ha raggiunto il suo scopo?

Commedia che mette in rapporto due personaggi comuni che hanno bisogno di collaborare tra loro sorreggendosi l’uno all’altro secondo le proprie capacità per dare alla loro vita l’illusione che essa “ha un senso finché le illusioni resistono” (così Trifirò). Personaggi simbolici nei loro tratti essenziali: Erie che ha per cognome “Smith”, tra i più ricorrenti nomi angloamericani, è l’uomo comune fin dalla sua identificazione anagrafica, un perdente che può trovare la fonte di riscatto in una persona semplice che crede alle sue millanterie. Huges che svolge un lavoro in solitudine e che ha messo da parte i suoi sogni per “adagiarsi” in un’occupazione che lo allontana dal mondo che vorrebbe vivere. E non a caso l’albergo in cui lavora è definito da Erie come un “cimiciaio” che fa intendere quanto esso sia di second’ordine o, peggio, e come dia poche se non nessuna possibilità di incontri che possano arricchire lo spirito.

I due personaggi si muovono in una scena occupata principalmente da un lungo bancone e che all’inizio sembra di separazione ma in realtà si rivela mobile, essendo sospeso attraverso delle corde di metallo agganciate in alto, e quindi suggerisce un avvicinamento tra i due che si realizza in diverse occasioni. Per il resto, a simulare meglio la hall di un albergo, un tavolino e un paio di sedie che serviranno ad Erie per dare un po’ di movimentazione fisica alle sue narrazioni. Ottimo si rivela lo sfruttamento dell’architettura naturale del teatro con le due scale laterali che conducono al piano superiore e dalle quali, quella di sinistra guardando dal pubblico, si immagina sia l’ingresso dell’albergo da cui entra Erie, mentre quella di destra fa supporre che sia l’accesso alle camere.

Roberto Trifirò con questo spettacolo mette a segno un altro punto vincente della sua arte registica e attoriale giocando sui toni di voce che passano dal sommesso al più acceso, con un’abile modulazione che crea il giusto mordente nel dipanarsi del racconto che in questo modo diventa tutt’altro che noioso, anzi fornisce un’attesa finalizzata allo scoprimento di quale potrebbe essere lo scopo di quel parlare. E in questo l’attore si aiuta con una gestualità appropriata: la recita non avviene solo con la voce ma anche con le diverse parti del corpo senza per questo eccedere in una movimentazione eccessiva. Claudio Lobbia sa essere l’assonnato portiere di notte, indifferente a quanto gli accade attorno, che mostra noia nell’attesa dei clienti che dovranno rientrare (nella cassetta da muro portachiavi alle sue spalle se ne vedono ancora nove in attesa di essere prelevate) e quando Erie sproloquia o, peggio, quando cerca di coinvolgerlo. E però nel corso dell’azione sa acquisire quella trasformazione che si coglie nello sguardo e nelle labbra che alla fine sanno sorridere fino a mettersi completamente nelle mani del cliente, soggiogato da quello che prima intendeva come un inutile chiacchiericcio e che ora vede come l’approdo desiderato verso una vita più ricca di suggestioni.

Ultime repliche questa sera alle 19.30 e domani alle ore 16,00.

Visto il giorno 1° marzo 2024

(Carlo Tomeo)

HUGHIE

di Eugene O’Neill

traduzione Roberto Trifirò

con Roberto Trifirò e Claudio Lobbia

regia Roberto Trifirò

scene, costumi e luci Gianni Carluccio

capo tecnico Luigi Chiaromonte

assistente alla regia Tommaso di Pietro

fotografo di scena Angelo Redaelli

produzione Teatro Out Off

Teatro OUT OFF via Mac Mahon 16, Milano

PREZZI: Intero: 20 euro – Under26: 14 euro – Over65: 10 euro

telefono 02 34532140

info@teatrooutoff.it – www.teatrooutoff.it

FB @teatrooutoff Instagram @teatrooutoff Linkedin @TeatroOutOff

Categorie RECENSIONI

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