“La finta ammalata” al Teatro San Babila – Recensione

Scritta nel 1751 “La finta ammalata” è una delle sedici commedie che Carlo Goldoni si era impegnato a scrivere per la stagione teatrale 1750/51 per mantenere la promessa fatta al suo pubblico che era rimasto deluso dalla commedia “L’erede fortunata” rappresentata nella stagione precedente. Questa commedia, come le altre quindici dello stesso periodo, segna un primo cauto passaggio dalla commedia dell’arte alla commedia di carattere, passaggio che si realizzerà pienamente nelle opere successive. A significare il mutamento della poetica del commediografo in un preciso momento storico il regista Caprile ha introdotto nella rappresentazione un breve prologo, non presente nella commedia originale, dove Arlecchino e Pantalone vengono invitati da un’attrice della compagnia ad attenersi alle regole imposte dal Doge di Venezia secondo le quali la recitazione deve avvenire mostrando il carattere naturale dei personaggi e senza l’uso delle maschere. Inizia quindi la recita dove Pantalone, secondo la convenzione, parla in veneziano e mantiene le caratteristiche sia fisiche che psicologiche proprie della tradizione. Protagonista è sua figlia Rosaura che si finge ammalata per farsi curare dal giovane dottore degli Onesti di cui è segretamente innamorata. L’uomo comprende che la donna finge mali inesistenti a capisce che è innamorata anche se non immagina che lei lo sia di lui. Intanto Pantalone, non vedendo miglioramenti di salute nella figlia, decide di cambiare medico e, su consiglio di uno speziale poco onesto, ne sceglie due che hanno la fama di essere dei luminari mentre sono invece due ciarlatani che vorranno solo spillargli quattrini. La trama si complica quando il dottor Onesti scoprirà che Rosaura è innamorata di lui e non vorrà più andarla a visitare per timore di essere accusato di voler approfittare della situazione per ottenere la sua mano. E allora sì che la donna rischierà di cadere veramente ammalata. Una serie di colpi di scena a ritmo incalzante condurrà la pièce verso il lieto fine.

Punto importante della messa in scena è il richiamo critico ai medici disonesti reso con una caratterizzazione portata all’estremo dai due medici imbroglioni e dallo speziale rispettivamente interpretati dallo stesso Giorgio Caprile e da Luca Negroni e Roberto D’Alessandro, tratteggiati i primi con una parlata ricca di frasi spropositate, latinismi approssimativi necessari a fare impressione sul malcapitato Pantalone, e da frasi ripetitive da parte del terzo che diventano tormentoni. Occorre ricordare che Goldoni nella prefazione alla commedia cita Molière che in “L’amour medécine” aveva toccato l’argomento con giudizio negativo e lui si sentì in dovere di precisare che non era sua intenzione muovere critiche ai medici onesti (è però appena il caso di ricordare che l’ipocondriaco commediografo francese era ossessionato dai medici e dalla medicina, basti pensare al suo “Malato immaginario”).

Giorgio Caprile nel suo adattamento ha unito i tre atti della commedia originale in un unico atto e, pur asciugandola in alcuni punti di tratti non essenziali, per esempio togliendo il personaggio di Leio, il pretendente di Rosaura, peraltro non indispensabile ai fini della vicenda, ha compiuto un’operazione filologicamente molto accurata. Le due scene, che vengono cambiate attraverso l’apertura e la chiusura di un sipario e i coloratissimi costumi, sono in perfetta linea con le commedie goldoniane. così come lo è la musica originale di Paolo Vivaldi. La Compagnia molto affiatata ha dato prova di ottima professionalità. Roberto D’Alessandro ha interpretato la parte di Agapito, lo speziale, che ha brillato in particolare nella sua performance con il talentuoso Franco Oppini (Pantalone), uno dei momenti più divertenti tanto da conquistarsi un applauso a scena aperta. Per analoghi versi si sono mostrate esilaranti Giorgia Guerra nel ruolo di Beatrice, amica di Rosaura, e Ada Alberti nei panni di una vivace e furbetta Colombina che parlava in un dialetto siciliano con qualche parole e inflessioni napoletane. Meno “maschere” i due innamorati, Rosaura e il dottor Onesti, che sono più entrati nelle parti della commedia di carattere, entrambi bene addentro nei loro ruoli: la prima, Miriam Mesturino, è il classico personaggio femminile che si finge timida ma è scaltra, sa quello che vuole e come fare per ottenerlo. Il secondo, Riccardo Feola, sa fare il buono, un po’ intimidito un po’ ingenuo come molti altri personaggi delle commedie del commediografo veneziano.

La commedia, che ho visto nell’ultimo giorno di rappresentazione, in un teatro sold out è stata accolta con lunghi applausi da parte di un pubblico entusiasta.

Visto il giorno 18 febbraio 2024

(Carlo Tomeo)

COMPAGNIA MC SIPARIO
in
LA FINTA AMMALATA
di Carlo Goldoni
adattamento e regia Giorgio Caprile
con Miriam Mesturino, Franco Oppini e Roberto D’Alessandro
e con Giorgio Caprile, Luca Negroni, Giorgia Guerra, Riccardo Feola
e con Ada Alberti
musiche originali Paolo Vivaldi
movimenti di maschera Luca Negroni
scene Cinzia Belcamino
costumi Luisa Ludovico

16-17 febbraio ore 20 da euro 15
18 febbraio ore 16 da euro 15

TEATRO SAN BABILA
Corso Venezia 2/A – 20121 Milano
Telefono 02 46513734 – info@teatrosanbabilamilano.it
www.teatrosanbabilamilano

Categorie RECENSIONI

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