“La concessione del telefono” al Teatro Strehler – Recensione

Eccoci pronti fisicamente, e in tal senso preparati mentalmente, ad assistere a uno spettacolo divertente tratto da uno dei romanzi più noti di Andrea Camilleri e, prima che si apra il sipario, siamo investiti dal suono stridente di una banda siciliana, che però non sembra così allegra come ci si aspetterebbe (si scoprirà alla fine che quella banda ha la cadenza di un funerale). E si intuisce così che il divertimento annunciato non è esente da tristezza il cui indizio viene appena tratteggiato all’inizio per poi manifestarsi pienamente alla fine. In effetti all’alzata del sipario i personaggi vestiti con costumi dai coloratissimi colori (firmati da Dora Argento) e che arrivano sul palco sono gravati da massi onerosi avvolti in panni bianchi simboli del peso delle convezioni alle quali sono soggetti. Si scoprirà poi che quegli oggetti assumeranno la funzione di sedie e di altri elementi di arredamento. Una storia tragicomica quindi, dove la parte esilarante, ricca di una serie di equivoci, si conduce per tutta la rappresentazione e racconta una vicenda intricata, per alcuni versi anche surreale, piena di colpi di scena e ambientata in Sicilia alla fine dell’800.

Protagonista è Filippo Genuardi, detto Pippo, un commerciante che chiede al Prefetto l’installazione di una linea telefonica tra il suo magazzino e l’abitazione del suocero, suo socio, con la scusa che in questo modo potranno essere facilitate le comunicazione tra i due. In realtà il Genuardi desidera l’installazione del telefono per poter comunicare con la giovane moglie del suocero della quale è amante e concordare con lei gli appuntamenti per incontrarla. Non raggiungendo lo scopo per motivi burocratici si rivolgerà a Don Lollò, uno dei capimafia più influenti del luogo e questi decide di aiutarlo purché lui gli rintracci un personaggio di cui è creditore di una grossa somma e che si è nascosto. Pippo accetta ma a causa di una serie di equivoci non riesce a portare a termine l’impresa alienandosi la fiducia del mafioso che gli imporrà un altro servizio più gravoso.

La commedia è divisa nei classici due atti, dove il primo è di preparazione, viene avviata la vicenda con la presentazione dei vari personaggi che, interagendo, fanno conoscere i loro caratteri e si inizia a entrare nel cuore del soggetto. Diversi siparietti comici con dialoghi semplici, immediati, ricchi di caratterizzazioni in certi casi portate anche volutamente all’estremo per conferire maggiore colore alle azioni. La lingua è un siciliano molto comprensibile, ma non manca il napoletano parlato dal prefetto Marascianno, un patito dei numeri a lotto, reso dal bravo Alfonso Postiglione. Alcune azioni si svolgono anche dietro un telone trasparente del fondale come quella dell’amplesso tra il protagonista e la moglie Taninè, interpretata dalla convincente Carlotta Proietti. Il secondo atto è più dinamico anche perché vi si realizza l’evoluzione della vicenda che con ritmo incalzante conduce alla conclusione che è a sorpresa per chi non conosce già il soggetto. Molta attenzione è posta alla delineazione del carattere dei personaggi: Pippo, il protagonista, reso magistralmente da Giuseppe Dipasquale, è sfrontato, passionale ma fondamentalmente ingenuo, vittima delle disastrose conseguenze che gli cadono addosso a causa delle sue azioni maldestre. Il capomafia Don Lollo, minaccioso e gradasso, non nasconde un animo sensibile quando coltiva una piantina che porta sempre con sé che lui coccola e chiama Concettina come la moglie defunta, e nel secondo tempo la piantina appare già visibilmente più cresciuta. A interpretarlo è il valente Franz Cantalupo che si fa valere specialmente in quella che è una delle scene più comiche del secondo atto quando dialoga con Filippo Mancuso, l’irresistibile Valerio Santi, interprete, tra l’altro, di altri sei personaggi. Tutto questo avviene in una Sicilia dove tre quarti dei suoi abitanti sono presi “a mezzo fra lo Stato e la mafia”, circolano continuamente “pizzini” e, come scrive il regista, “la storia è un sistema di azioni che sommano le quotidiane differenze degli individui, ma il cui conto è sempre in negativo. Nelle maglie di queste continue sottrazioni i tanti Pippo Genuardi, redenti dalla loro ingenuità, rimangono condannati e stritolati dalle mani dei prepotenti di turno”. 

Lo spettacolo nel giorno della prima milanese è stato accolto dal pubblico con entusiasmo. Repliche fino al 4 febbraio.

Visto il giorno 30 gennaio 2024

(Carlo Tomeo)

La concessione del telefono

dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri edito da Sellerio

testo teatrale di Andrea Camilleri – Giuseppe Dipasquale

regia Giuseppe Dipasquale

scene Antonio Fiorentino

costumi Dora Argento

musiche Germano Mazzocchetti

direttore di scena Sergio Beghi

coordinatore dei servizi tecnici Giuseppe Baiamonte

foto Rosalina Garbo

interpreti: Alessio Vassallo, Franz Cantalupo, Carlotta Proietti, Paolo La Bruna, Cocò Gulotta, Ginevra Pisani, Cesare Biondolillo, Alfonso Postiglione, Alessandro Romano, Valerio Santi, Alessandro Pennacchio, la voce registrata di Sasà La Ferlita è di Sebastiano Tringali

produzione Teatro Biondo Palermo

Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì, ore 20.30; domenica, ore 16.

Durata: 130 minuti con un intervallo

Prezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro

Informazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org

Categorie RECENSIONI

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