Lucia Vasini in “Giullarate” al Teatro Gerolamo – Recensione

Lucia Vasini per due giorni al Teatro Gerolamo ha incantato il pubblico con lo spettacolo “Giullarate” che deve il titolo a tre monologhi presentati sul palcoscenico milanese e che appartengono al teatro di Dario Fo i cui testi sono tra gli scritti più popolari dello scrittore lombardo e rappresentati lungamente da lui stesso e ancora oggi riproposti in Italia e in tutta Europa. I primi due monologhi scelti dall’attrice sono “La nascita di Eva”, che nasce già adulta nel paradiso terrestre e incontra Adamo, e “Maria alla croce” dove la Madonna, straziata dal dolore di fronte al figlio crocifisso che sta esalando gli ultimi sospiri per la perdita del figlio, impreca contro l’arcangelo Gabriele e contro le guardie che cercano di allontanarla. Il terzo è tratto dal “Fabulazzo osceno”, uno dei racconti più divertenti di Fo. I tre testi sono in grammelot, che, com’è noto, è una lingua inventata da Dario Fo e che narra episodi tratti dai Vangeli apocrifi e rinvenuti negli anni sessanta.

Ad accogliere Lucia Vasini sul palcoscenico ci sono una sedia al centro e un leggio sulla destra, peraltro scarsamente da lei usato. Racconta della sua amicizia con Franca Rame quando faceva parte della compagnia di Dario Fo e ne narra le vicende che la videro impegnata in prima persona in materia politica e combattere per i diritti delle donne. Intanto viene diffusa la voce di Dario Fo che canta la canzone che scrisse nel ’61 “Il pianto del piantatore di piante” con testo in grammelot e su musica swing. Poi, previa una premessa a mo’ di prologo scritta da Jacopo Fo, inizia il primo dei tre monologhi dove interpreta una Eva che si trova a nascere già grande ma completamente inesperta delle cose del modo. Del resto accanto a lei immersa nel rigoglioso paradiso terrestre non c’è nessuno tranne bestie e vegetazione. Si rivolge a Deo, che vede raffigurato con un grande occhio dentro un triangolo che fa il guardone e gli chiede “Deo ‘ndo sta l’ommo mio?”. Ma poi Adamo arriva e da quel momento il soliloquio diventa un dialogo dal sapore irriverente e che costituisce l’ossatura più divertente della narrazione.

Se il primo episodio suscita ilarità, il secondo è invece drammatico. Maria riesce a superare la barriera delle persone che cercano di impedirle di avvicinarsi a Gesù crocifisso e, quando è al suo cospetto, si dispera, straziata dal dolore, invano supplica le guardie di concederle di salire con una scala per avvicinarsi al volto del figlio per detergerlo dal sangue e si rivolge con rabbia contro l’arcangelo Gabriele dal quale si sente tradita. ( “Ohj Gabriel con la toa vose de viola inamorosa p’ol prim ti, ti m’hait tradit de malorgnon”). Altamente commovente, questo brano centrale della pièce era uno dei pochi del “Mistero buffo” recitato da Franca Rame e conserva inalterato a distanza di anni la sua drammaticità.

La terza storia, esilarante, è quella che chiude in allegria lo spettacolo e vede protagonista Giavan Pétro, un giovane capraio ingenuo e sempliciotto che vive isolato in montagna e al quale è stata inculcata dal suo padrone misogino la paura delle donne. I personaggi sono quattro. Il grammelot è più intellegibile perché infarcito da termini e cadenze padane. Le risate da parte degli spettatori fanno risaltare la comicità della vicenda nella quale il protagonista è preso in giro per la sua credulità ma poi si conclude con note di tenerezza.

Tre storie che ora come allora sono ricche di fascino e che, nel modo in cui vengono raccontate, ma è meglio dire recitate, acquistano il pregio di conservarsi intatte nella loro bellezza. E la Vasini sa impegnarsi a fondo, sa far ridere e commuovere, dispensa allegria ed emozioni ottenendo lusinghieri risultati nel riprendere la voce di Franca Rame, pur distinguendosi da lei nel far valere le proprie personali capacità istrioniche. L’interpretazione dei diversi personaggi che comunicano tra loro all’interno di ciascuno dei tre monologhi e che investe vocalità e gestualità differenziate è la dimostrazione di versatilità e di un non comune talento a seconda del genere. E nel giorno in cui ho assistito allo spettacolo il pubblico ha saputo riservarle il meritato, ampio riconoscimento.

Visto il giorno 14 gennaio 2024

(Carlo Tomeo)

LUCIA VASINI in GIULLARATE
di Franca Rame e Dario Fo
produzione Compagnia teatrale Fo Rame | distribuzione Mat&Teo

TEATRO GEROLAMO
Piazza Cesare Beccaria 8 – 20122 Milano

Categorie RECENSIONI

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