
RECENSIONE:
La celebre commedia di Oscar Wilde rivisitata nell’inedita messa in scena in chiave pop voluta da Ferdinando Bruni e Francesco Frongia torna al Teatro Elfo Puccini dopo sei anni dalla sua prima rappresentazione e dimostra di essere sempre attuale. Alla base della vicenda due donne in età da marito pronte a farsi impalmare solo da un uomo il cui nome deve essere necessariamente Ernesto (in inglese Earnest, indice di serietà, onestà), e due uomini innamorati pronti a fingersi di chiamarsi con quel nome pur di ottenere la mano delle stesse. Con questa premessa prende l’avvio la pièce nella quale i quattro personaggi coinvolti in prima persona cercheranno di portare avanti le loro azioni, decisi a ottenere quanto si erano ripromessi, a costo di menzogne da parte dei due uomini e affrontando vari ostacoli che rischiano di mettere in crisi le loro aspettative. Intorno a loro altri cinque personaggi, due dei quali, il maggiordomo e il cameriere interpretati dallo stesso attore, Nicola Stravalaci. Con questa trama, tipica del teatro dell’era vittoriana, Oscar Wilde costruì la sua critica alla società perbenista dell’epoca che anteponeva il denaro e la rigida divisione di classe a ogni valore morale, il tutto ricorrendo a dialoghi fatti di aforismi, paradossi e frasi surreali che apparentemente smorzavano la forza della denuncia ma che in realtà, per chi sapeva interpretarli, colpivano il segno grazie al suo significato più intrinseco.
Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, pur mantenendosi fedeli al testo, hanno privilegiato una recitazione nella quale a prevalere fossero sarcasmo e cinismo, ironia e finta ingenuità. I personaggi si muovono sul palcoscenico con parossismo, ciascuno di essi porta all’estremo una gestualità che ne rende al meglio la caratteristica psicologica. In questo sono aiutati dagli splendidi, coloratissimi costumi anch’essi creati a denotare la personalità dei singoli. Tutti gli attori sono degni di elogi, in particolare Ida Marinelli nel ruolo di Lady Bracknell, la cui entrata in scena esilarante è accompagnata da una musica ad effetto che sa creare un momento cruciale. E così Camilla Violante Scheller nella parte di Cecily, dalla notevole mimica facciale. Senza dimenticare i protagonisti maschili, Riccardo Buffonini (Algernon) e Giuseppe Lanino (John Worthing). L’ambientazione, nella sua semplicità, fatta da uno scenario minimalista con poche sedie e un fondale su cui sono proiettate immagini di Wilde in stile Andy Warhol richiama a un mondo queer e il rif musicale d’inizio, la “I Will Survive”, inno del gay pride, è uno dei simboli.
Molto applaudito da un pubblico in prevalenza giovanile lo spettacolo resterà in scena fino al giorno 12 gennaio 2024 con recita speciale il giorno 31 dicembre, inizio spettacolo ore 21.15. Possibilità di cena a partire dalle ore 19.30 al Bistrot del teatro.
Visto il giorno 22 dicembre 2023
(Carlo Tomeo)
L’importanza di chiamarsi Ernesto
di Oscar Wilde
regia, scene e costumi Ferdinando Bruni e Francesco Frongia
luci Nando Frigerio – suono Giuseppe Marzoli
con Riccardo Buffonini, Giuseppe Lanino, Elena Russo Arman, Ida Marinelli, Luca Toracca, Cinzia Spanò, Camilla Violante Scheller, Nicola Stravalaci
Ph Laila Pozzo
produzione Teatro dell’Elfo
Teatro Elfo Puccini, sala Shakespeare, corso Buenos Aires 33, Milano
31 dicembre REPLICA SPECIALE
inizio spettacolo ore 21.15
countdown con la compagnia, brindisi con spumante e panettone
posto unico € 50 /ridotto under 15 €30
Possibilità di cena a partire dalle ore 19.30 al Bistrot del teatro
Cena + spettacolo + brindisi € 110.
Dal 27 dicembre orari abituali: martedì, mercoledì, giovedì e sabato ore 20.30 /
venerdì ore 19.30 / domenica ore 16.00
Prezzi: intero € 34 / <25 anni € 15 / >65 anni € 18 / online da € 16,50
Durata: 2h 15 con intervallo
Biglietteria: tel. 02.0066.0606 – biglietteria@elfo.org
whatsapp 333.20.49021 – http://www.elfo.org
