
RECENSIONE:
È di scena al Teatro Menotti uno degli spettacoli di maggiore successo della stagione, scritto da tre commediografi americani, Adam Long, Daniel Singer e Jess Winfield nel 1987 e che ha all’attivo oltre dieci anni di repliche al Criterion Theatre di Londra continuando a riscuotere successi un po‘ dappertutto. A riproporlo sul palcoscenico milanese per il terzo anno consecutivo sono i tre componenti della Compagnia La Macchina del Suono, Roberto Andrioli, Fabrizio Checcacci e Lorenzo Degl’Innocenti. Riprendo quanto già scritto nella mia precedente recensione del 2021 quando ebbi l’occasione di assistere alla prima della pièce costituita, come da titolo, da un condensato della durata di un’ora e mezza delle opere di Shakespeare che non può che risolversi in una parodia delle stesse, dove ciascuna di esse viene recitata per pochi minuti a un ritmo serrato che non dà spazio a un solo momento di stasi. Non a caso il sottotitolo dello spettacolo è il “Bignami delle opere di Shakespeare” e, proprio come un bignami, vengono recitate le parti più salienti delle commedie e dei drammi dello scrittore inglese. La scena è costituita da un fondale di stoffa che serve agli attori per i velocissimi cambiamenti di costumi che sono costituiti, al pari del materiale del fondo-scena, da pochi elementi quali parrucche e vestiti da donna indossati sui pantaloni e altri elementi poveri che servono per identificare i personaggi interpretati. Il tutto richiama alla commedia dell’arte.
Quello che avviene sulla scena è un susseguirsi di citazioni delle opere del Bardo, che vengono esasperate in più punti, sia nel parlato sia nei movimenti fisici che sono convulsi e quasi senza interruzioni. Naturalmente non è possibile immaginare che vengano raccontate, sia pur brevemente, tutte le opere di Shakespeare: la maggioranza dei titoli di esse sono elencati leggendoli da tre quadernoni. Ma ci sono le vere e proprie parodie, che sono la parte più irresistibile. Si comincia con “Romeo e Giulietta”, dove gli attori interpretano, alternandosi di corsa sulla scena e indossando abiti di circostanza, le parti dei due protagonisti, di Tebaldo, della nutrice e di Frate Lorenzo. “Otello” viene raccontato con una pulsante musica rap. “Tito Andronico” è un master chef da gran guignol, “Macbeth” da giocatori di calcio, “Giulio Cesare” in due battute essenziali che precedono la sua uccisione. E ogni tanto vengono evocati “Antonio e Cleopatra”, “Troilo e Cressida”, “Le allegre comari di Windsor”, “Otello”, “Il mercante di Venezia”, e così via. Le gags si sprecano, così come non si risparmiano le azioni violente, che sono tanto presenti nelle opere di Shakespeare, ma che qui sono tutte rese in chiave comica in modo da trascinare il pubblico alla risata più sonora.
La commedia, pur essendo costituita da un atto unico, ha una divisione simbolica in due parti. E la seconda parte è dedicata all’opera più famosa di Shakespeare, l’”Amleto”, che viene recitata velocemente una volta in circa venti minuti, poi, quasi al termine dello spettacolo, velocissimamente in un minuto e quindi ancora in un altro minuto, ma interpretata al contrario. Un modo grottesco e dissacratorio per cercare il lato comico anche dove la vicenda assume i momenti più drammatici.
I tre attori in scena sono di una notevole bravura, si muovono velocemente sulla scena con un tempismo impareggiabile. Una delle parti più salienti della comicità è rappresentata, come suole succedere nel teatro comico (si pensi per esempio anche ai film dei Fratelli Marx), dal ripetersi di certe azioni, tanto che lo spettatore sa già cosa accadrà dopo un determinato avvenimento (per esempio il sentirsi male da parte di un personaggio femminile). Ma lo spettatore non è solo lì per assistere. La quarta parete tra attori e pubblico viene a un certo punto a cadere e qui il coinvolgimento tra gli uni e l’altro si fa più stretto. Questa è un’altra delle tante “trovate” dello spettacolo. Naturalmente non spiegherò di più per non spoilerizzare.
Divertentissimo, irresistibile, liberatorio e ben lo ha dimostrato il pubblico che, nella sera in cui ero presente allo spettacolo, ha applaudito a lungo con entusiasmo. Repliche fino al 31 dicembre con serata speciale per festeggiare il Capodanno il giorno 30 dicembre alle ore 22.
Vista il giorno 23 Dicembre 2023
(Carlo Tomeo)
LE OPERE COMPLETE DI WILLIAM SHAKESPEARE IN 90 MINUTI
Uno spettacolo scritto da Adam Long, Daniel Singer e Jess Winfield.
interpretato e diretto da Roberto Andrioli, Fabrizio Checcacci e Lorenzo Degl’Innocenti
Produzione Tieffe Teatro Milano/ La Macchina del Suono
Da martedì a sabato ore 20 – domenica ore 16.30
PREZZI: Intero – 32.00 € + 2.00 € prevendita,
Ridotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita
SPECIALE CAPODANNO – Ore 22
- Intero – 50.00€
- Ridotto under 14 – 35.00€
TEATRO MENOTTI Via Ciro Menotti 11, Milano – tel. 0282873611 – biglietteria@teatromenotti.org
Acquisti online: con carta di credito su www.teatromenotti.org – https://www.vivaticket.com/it/Ticket/le-opere-complete-di-shakespeare-in-90-minuti/212161
Foto di Carlo Tomeo
