“Amadeus” alle MTM Teatro Litta – Recensione

Eccolo Corrado d’Elia nei panni di Antonio Salieri, da solo in scena in abiti e parrucca del ‘700 e assiso su una poltrona che ha la funzione di un trono e dalla quale non si alzerà mai. Si trova in una stanza claustrofobica rappresentata da pavimento e soffitto composti da coni scuri con punte minacciose e da pareti isolanti dall’esterno e che non permettono l’ascolto della musica. Quel luogo è forse il girone dell’inferno dove vengono condannate le persone che si macchiano di un delitto. Il compositore inizia a raccontare la sua vita partendo dalla prima giovinezza quando studiava musica nonostante il parere contrario di suo padre che lo voleva a lavorare nei campi e di quello di sua madre e dei suoi fratelli che lo prendevano in giro e per dispetto gli strappavano i fogli con le sue composizioni. Anni infelici che tuttavia furono superati grazie a un incessante studio e a una forza di volontà che alla fine lo condussero a Vienna dove divenne compositore di corte dell’imperatore Giuseppe II. Ma qui, proprio nel momento in cui aveva iniziato a godere dei risultati ottenuti dalla sua ambizione, iniziarono i tormenti che lo afflissero fino al compimento di un suo atto finale. La sua afflizione era rappresentata dalla figura di un altro compositore che in quel periodo colpì per la sua bravura l’arcivescovo di Salisburgo. Costui era Wolfgang Amadeus Mozart, persona tanto eccelsa nell’arte musicale che brillava per la sua innovazione quanto uomo dagli atteggiamenti poco urbani se non addirittura volgari. In questo modo lo ricorda Salieri, che non si capacita di come possa essere stato possibile che Dio abbia concesso a un uomo dai modi sconci, e che lui considera una sorta di scimmia, il dono di comporre una musica così celestiale. Lui la può solo evocare perché la legge del contrappasso lo condanna a non poterla più udire. Ma noi, destinatari di quel racconto, ne ascoltiamo parte dei passaggi più eccelsi derivanti da opere come “Il ratto del serraglio”, ” Le nozze di Figaro”, “Don Giovanni”, “Il flauto magico” fino all’intensità drammatica della Messa da requiem.

E così Salieri, rapito dalla musica del suo rivale, che egli non può non ritenere divina, e invidioso perché Dio ha concesso la sua benevolenza a persona moralmente non meritevole, rivela tutte le manovre segrete da lui attivate per screditare il rivale, fingendosi nello stesso tempo suo amico e protettore. Manovre che lo porteranno poi all’atto finale dell’omicidio. A sua giustificazione urlerà “la gelosia mi ha divorato il cuore” ma sa che “arte e male sono incompatibili”. Per questo non chiede perdono ma solo comprensione. La drammaticità di quella narrazione che, più che tale, è un continuo rivivere, provoca nei destinatari di quello sfogo verbale una forma di inconsueta empatia, quella che a volte si riserva comunque alle anime travagliate. E tale è Salieri/d’Elia che non concede pause al suo strazio. Anche la seduta della poltrona, che sembra essere rivestita da elementi pungenti tale da provocare continui movimenti senza permettere però all’uomo di abbandonarla, dà l’idea di un ulteriore supplizio. Se Salieri rammenta, Mozart è presente con la sua musica ma anche con la sua risata volgare e con la voce stridente che d’Elia urla nei dialoghi che avvenivano tra i due musicisti e che vengono evocati. Suggestiva la scenografia firmata da Chiara Salvucci, esaltata dalle luci di Francesca Brancaccio che attraversano varie gamme di colori in sintonia con i vari momenti musicali.

Corrado d’Elia in questo nuovo suo album teatrale dà l’ennesima prova delle sue notevoli capacità artistiche sia come drammaturgo sia nella veste attoriale che sono contraddistinte da una presenza scenica dalle molteplici sfaccettature. Lo spettacolo è coinvolgente in ogni suo punto e colpisce la sensibilità dello spettatore che non può non restare coinvolto emozionalmente. Lo dimostrano le acclamazioni riservate all’attore nella recita alla quale ho assistito ieri sera. Repliche fino a domenica 17 ottobre. Se ne incoraggia la visione.

PS: L’attore ci tiene a invitare il pubblico che assiste alla sua recita a passare a salutarlo in camerino.

Visto il giorno 13 dicembre 2023

(Carlo Tomeo)

Amadeus
liberamente ispirato all’omonima opera teatrale di Peter Shaffer
con Corrado d’Elia
drammaturgia e regia Corrado d’Elia
scene e grafica Chiara Salvucci
assistente alla regia Marco Rodio
tecnico luci Francesca Brancaccio
tecnico audio Stefano Mancini
produzione Compagnia Corrado d’Elia
durata 60 minuti

Teatro Litta
corso Magenta 24 – Milano
fino a domenica 17 dicembre 2023
orari: martedì – sabato 20.30
domenica 16.30
www.mtmteatro.it

Categorie RECENSIONI

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