“Così è (se vi pare)” al Teatro Franco Parenti – Recensione

Dopo il felice debutto nazionale dello scorso 11 aprile al Teatro Quirino di Roma è approdata al Teatro Franco Parenti la messa in scena di Geppy Gleijeses della terzultima commedia dello scrittore siciliano, quella dove vengono affrontati insieme due dei temi fondamentali del teatro pirandelliano: quello della inesistenza della verità assoluta e quello della critica alla società borghese benpensante. E il titolo stesso quel “Così è” non ammette repliche, salvo la concessione, tra parentesi, di quel “(se vi pare)” che sa tanto di consolatorio e che apre una porta alla possibilità di permettere allo spettatore una sua versione risolutiva alla trama. Finale aperto, quindi, e novità per l’epoca (la commedia fu rappresentata per la prima volta nel 1917 al Teatro Olimpia di Milano). La vicenda, che vede protagonisti il Sig. Ponza, nuovo segretario della prefettura, e sua suocera, la Signora Frola, è ambientata in un paesino di provincia dove gli abitanti della borghesia più in vista sono ossessionati dalla ricerca della verità in merito alla figura della Signora Ponza perché non si riesce ad appurare se la donna è la figlia della Signora Frola oppure la seconda moglie dell’uomo come questi sostiene. All’aprirsi del sipario appaiono i primi tre personaggi le cui figure sono ridotte in ologrammi di 50 centimetri realizzati da Michelangelo Bastiani ai quali si aggiungeranno poi anche gli altri, tutti riuniti in casa Agazzi, per discutere del fatto che la Signora Amalia e figlia si erano sentite offese quando, recatesi a fare visita di cortesia alla Signora Frola, non erano state da questa ricevute. Iniziano i primi commenti di riprovazione, di sdegno oltre ai pettegolezzi sulla situazione famigliare della donna. Sarà l’arrivo imprevisto della Frola a calmare le acque e da questo momento tutti si apprestano a investirla con le loro domande invadenti per la ricerca della verità in merito al fatto che lei viva lontano dalla figlia senza incontrarla mai. Quell’interrogatorio sarà definito dalla voce fuori campo del regista come un “malcelato tentativo di crocefissione”. Si entra qui nel vivo della commedia con le diverse e reiterate entrate in scena di Ponza e di sua suocera e in ognuna delle quali i due esporranno nuove verità tanto da ingenerare maggiore confusione tra gli ascoltatori bramosi di venire a fondo di un’unica verità. Solo Laudisi, il fratello di Amalia Agazzi, si sottrae a questa ricerca spasmodica riconoscendo che non c’è una verità unica come non esiste un’identità assoluta ma tante per quante sono le persone con cui ci si confronta.

Geppy Gleijeses ha saputo creare una rappresentazione di grande pregio evitando soluzioni azzardate che potessero sminuire il testo della commedia che è bello così com’è e sempre attuale. Punto di forza è la presentazione dell’opera, in origine costituita da tre atti, in un unico atto che conferisce mordente alle azioni già incalzanti di per sé (in fondo, per certi versi, la trama è anche assimilabile a un genere giallo). Funzionali, specie verso il finale, le musiche di Teho Teardo. Geniale l’idea di rimpicciolire con ologrammi che presentassero anche in modo fisico la pochezza o, meglio, la piccolezza di quei personaggi della borghesia paesana, pettegoli, invadenti ai quali fanno da contraltare i tre protagonisti che li sovrastano con le loro passioni e il loro dolore (Frola: Milena Vucotich e Ponza: Gianluca Ferrato) e con la sua intelligenza (Laudisi: Pino Micol). Ottima la Compagnia di dodici attrici e attori affiati. Milena Vukotic, magnifica Signora del palcoscenico, è una fine dicitrice, sa esprimere con delicatezza i momenti più dolorosi che la vedono coinvolta salvo poi affermare con forza la sua verità quando si sente più colpita negli affetti. Alla sua prima entrata è seguita dalla suggestiva luce dell’occhio di bue che l’accompagna lungo tutto il percorso, mette in evidenza la sua figura rispetto a quella degli astanti che l’ascoltano e che rimangono quasi nell’ombra, rendendola poi evanescente nel momento in cui si avvia verso l’uscita che avviene sul fondale (bello il disegno luci di Francesco Grieco). Pino Micol è l’alter ego di Luigi Pirandello e con raffinatezza sa esprimere la sua teoria sull’identità della persona che cambia a seconda di chi l’osserva. La sua interpretazione è volta a rendere il suo personaggio sornione, beffardo, bella prova di un altro grande interprete del nostro teatro. Gianluca Ferrato è il Sig. Ponza e il suo personaggio, in realtà, si esprime con un doppio atteggiamento e conseguentemente richiede una capacità recitativa che possa esprimerli entrambi: da una parte il “vero” Ponza sa essere umile e usa toni calmi, dall’altra, quando deve fingersi matto per tranquillizzare la suocera, sa abbandonarsi con drammaticità al grido di dolore e al pianto. E Ferrato si dimostra versatile in tutte e due le versioni guadagnandosi il trenta e lode.

Alla prima del 7 dicembre alla quale ho assistito la commedia è stata accolta con ripetuti e convinti applausi dal folto pubblico. Repliche fino al 13 dicembre.

Vista il giorno 7 dicembre 2023

(Carlo Tomeo)

regia Geppy Gleijeses
con Milena Vukotic
Pino MicolGianluca Ferrato,
Maria Rosaria Carli, Massimo Lello
e con Stefania Barca, Marco Prosperini, Antonio Sarasso, Roberta Rosignoli, Vicky Catalano, Walter Cerrotta, Giulia Paoletti
videoartist Michelangelo Bastiani
scene Roberto Crea
costumi Chiara Donato
musiche Teho Teardo
light designer Francesco Grieco

produzione Gitiesse Artisti Riuniti

In scena dal 7 al 13 dicembre

Teatro Franco Parenti, Via Pier Lombardo, 14 – Milano – Tel.: 02 5999 5206

Categorie RECENSIONI

Lascia un commento

search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close